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Poesia e Destino nella Casa di Goethe

Nel settembre del 1774, in occasione della Fiera del libro di Lipsia, veniva pubblicato in Germania il breve romanzo epistolare di un giovane autore venticinquenne. Era I dolori del giovane Werther di Johann Wolfgang Goethe (1749-1832). Definirlo il primo best seller moderno è riduttivo, perché il romanzo non fu solo uno strabiliante successo editoriale ma influenzò anche il nascente pre-Romanticismo.
A questo libro, ancora tradotto pubblicato e letto nel mondo, è dedicata la mostra Poesia e Destino. La fortuna italiana del Werther, presso il museo Casa di Goethe a Roma (24 maggio – 20 settembre 2019); parallelamente a Bonn si tiene la mostra Goethe. Verwandlung der Welt (Goethe. Trasformazione del mondo), 17 maggio – 20 settembre 2019.

Goethe aveva scritto Werther nella primavera del 1774, in poche settimane, per sublimare il suo amore infelice per Charlotte Buff e coniugandolo con un fatto di cronaca che lo aveva coinvolto: il suicidio del suo amico Karl Wilhelm Jerusalem. Ed è proprio il suicidio di Werther che spaccò il pubblico: chi avvertiva una sensibilità nuova ne fu entusiasta – fino a identificarsi con il personaggio, in qualche caso, visto che ci fu chi si suicidò con il libro in tasca. I critici che difendevano la razionalità illuminista e l’armonia neoclassica non lo apprezzarono, anche alla luce di tali eventi.
In modo meno cruento, il libro divenne anche un fenomeno di costume: lanciò una moda nell’abbigliamento sia maschile che femminile, e ispirò la produzione di gadget con ritratti e scene tratte dal romanzo. Nell’ambito della mostra sono esposti una tazzina e un piattino con i ritratti di Lotte e Werther in ceramica di Meissen datati intorno al 1790 e un medaglione provenienti dal museo Goethe di Francoforte, e lo splendido disegno per un ventaglio!
Intorno al romanzo si organizzarono molti circoli di lettura, come testimoniano diversi dipinti e stampe d’epoca in esposizione. E proprio il libro è il protagonista della mostra. C’è una preziosa prima edizione del 1774 che appartiene proprio alla casa museo di Roma, come altre edizioni successive.
Werther divenne presto un successo internazionale: nel 1776 uscì la traduzione francese, nel 1779 quella inglese. La prima traduzione italiana è del 1782 ma venne pubblicata in Svizzera basandosi probabilmente su una edizione francese. Venne distribuito nella vicina Lombardia ma è lo stesso Goethe a raccontare anni dopo che il vescovo fece in modo che i parroci comprassero tutte le copie per toglierlo dalla circolazione e “mi compiacqui dell’acume di quel prelato”.
In effetti il percorso editoriale in Italia fu un pochino accidentato perché il suicidio del protagonista si scontrava con i valori cattolici. La mostra di Roma espone il “Registro delle opere rivedute per la stampa 1765-1792” (proveniente dall’Archivio di Stato di Venezia), ovvero la censura della traduzione di Michiel Salom, in particolare della Lettera n.29 che sembra contenere una giustificazione del suicidio.
Michiel Salom, di origine padovana, aveva pubblicato la sua traduzione nel 1788; vi aveva lavorato per diversi anni, interpellando lo stesso Goethe per chiarimenti su alcuni passaggi, e l’autore apprezzò questa traduzione, tranne il fatto che Salom aveva cambiato il nome di Lotte in Annetta!
In più passaggi del suo Viaggio in Italia, Goethe racconta di aver incontrato ammiratori di Werther, che gli chiedevano quale fosse la traduzione migliore o erano curiosi di conoscere i riferimenti autobiografici del romanzo.

L’eredità più palese di Werther in Italia è un altro romanzo epistolare: Ultime lettere di Jacopo Ortis (1802) di Ugo Foscolo (1778-1827), il quale inviò il suo romanzo a Goethe, e nella sezione italiana della mostra è esposta la lettera autografa che lo accompagnava, del 16 gennaio 1802 da Milano (oggi conservata presso l’archivio di Weimar): “Riceverete dal signore Grassi il primo volumetto di una mia operetta a cui forse dié origine il vostro Werther. Duolmi che voi non vediate se non se i primi atti, per così dire, della Tragedia; gli ultimi sono più veri e più caldi. Ho dipinto me stesso, le mie passioni, e i miei tempi sotto il nome di un mio amico ammazzatosi a Padova. Non ho nissun merito nell’invenzione avendo tratto tutto dal Vero”. Poi accenna alla traduzione della contessa Antonietta Aresi, sua amica, non ancora pubblicata ma l’unica che si potesse leggere in italiano senza i tagli della censura.
La stessa sezione della mostra ospita il volume personale di Giacomo Leopardi – la traduzione di Michiel Salom in una edizione del 1796 direttamente dal museo di Casa Leopardi a Recanati. Il poeta (1798-1837) aveva letto attentamente il romanzo, e almeno cinque volte nello Zibaldone si dichiara affine al suo spirito: “Io so che letto Verter mi sono trovato caldissimo nella mia disperazione” (1820 circa).
L’ultima parte della mostra è dedicata alla ricezione di Werther oggi nel nostro paese: dalle moderne interpretazioni fotografiche del personaggio, alle diverse edizioni in commercio, e un audiolibro realizzato proprio per la Casa di Goethe, con la voce di Neri Marcorè, che è possibile ascoltare presso una postazione dedicata. Tra i traduttori italiani anche gli scrittori Aldo Busi e Paola Capriolo, e tra i commentatori Edoardo Albinati, Emanuele Trevi e Dacia Maraini.

La mostra Poesia e Destino è anche l’occasione per visitare la casa museo in cui Goethe visse a Roma, dal 1786 al 1788, e che naturalmente è sempre aperta al pubblico, in via del Corso n. 18. Degli arredi originali non rimane nulla tranne il soffitto a cassettoni, mentre il pavimento è stato rifatto sulla base dei quadri e dei bozzetti degli artisti che ci abitavano. Si trattava della pensione molto modesta dei coniugi Collina, in cui non c’era riscaldamento né uso di cucina e l’arredamento era estremamente frugale.
Goethe aveva tre coinquilini, tutti pittori, il più celebre dei quali è Johann Heinrich Tischbein, l’autore del celebre ritratto dello scrittore sullo sfondo del Vesuvio, vestito secondo la moda lanciata suo malgrado da Werther, con marsina blu, gilet giallo e stivali con risvolti. E proprio a Tischbein è dedicata una delle sale del museo, in cui sono esposti anche bozzetti della vita quotidiana nella casa: in uno Goethe è affacciato alla finestra, da qui ebbe modo di veder passare anche quel Carnevale romano di cui poi scrisse. L’esposizione ci offre infatti l’immagine di Roma, tra stampe, pitture e bozzetti, come si presentava agli artisti stranieri del Grand Tour – i tedeschi si riunivano preferibilmente al Caffè Greco di via Condotti.
Sono rare le mostre dedicate ad un unico libro, per questo Poesia e Destino è un’occasione preziosa, ed è la prova di come un romanzo possa rappresentare un fenomeno culturale molto articolato e longevo.
 
 
Cecilia Barella
 
 
Tutte le informazioni per visitare la mostra e la casa di Goethe a Roma:
www.casadigoethe.it

Il catalogo della mostra:
Poesia e destino. La fortuna italiana del Werther
a cura di Maria Gazzetti
con un contributo di Roberto Venuti
Casa di Goethe, 2019
 
 
Le immagini di questo articolo sono state cortesemente fornite dal museo Casa di Goethe che ringrazio per la gentile collaborazione.
 
 
 


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