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Il pavee e la ragazza

Libri per ragazzi. È possibile scrivere storie che trasmettano valori senza essere didascaliche? È possibile scrivere storie su temi di attualità senza che diventino cosiddetti “libri di occasione”?

Questa è una domanda che ci siamo posti spesso, e finalmente è stata oggetto di dibattito durante la scorsa edizione della Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna, grazie soprattutto all’iniziativa dello scrittore Fabio Geda.
Troppo spesso la letteratura per ragazzi in Italia soffre di una contraddizione: i termini “didattico” e “didascalico” sono stati liquidati come dispregiativi già da tempo, eppure spesso gli editori rincorrono l’attualità e ci sono libri che sembrano confezionati per facilitare gli insegnanti – e con gli editori, anche alcune riviste e associazioni specializzate sui libri per ragazzi. Tutto questo spesso penalizza gli autori, va detto.
Ma per fortuna le eccellenze ci sono, italiane e non. Una di queste è Siobhan Dowd, in particolare Il pavee e la ragazza. L’ultimo uscito per i tipi dell’editore Uovonero, che pubblica i romanzi di Siobhan Dowd, è in realtà il libro d’esordio della scrittrice londinese di origine irlandese.
Il romanzo racconta magistralmente la difficoltà di integrazione a scuola di un gruppo di ragazzi “pavee”, cioè appartenenti alla comunità nomade irlandese. Nasce però un’amicizia tra Jim, ragazzo pavee, e Kit, una studentessa un po’ goffa ed emarginata. Lo schema è quello di Romeo e Giulietta: l’amicizia e l’intesa dei ragazzi va protetta dalla diffidenza, se non ostilità, delle rispettive comunità. Siobhan Dowd è realista, come Shakespeare. La comunità nomade lascerà il paese di Dundray, ma nel frattempo Jim ha finalmente imparato a leggere con l’aiuto di Kit, e lei ha capito che può essere accettata e amata per quella che è.
La storia è illustrata dalla giovane Emma Shoard, inglese. I suoi acquerelli rendono molto bene l’atmosfera umida del paesaggio irlandese. Come spiegato in appendice, Emma Shoard ci ha raccontato di persona il suo viaggio in Irlanda per conoscere il paesaggio naturale e umano che ha rappresentato in questo che è stato il primo romanzo che abbia illustrato.
Siobhan Dowd è tutta concentrata sulla scrittura, non sul messaggio che deve trasmetterci. Eppure questo è volutamente un romanzo sul razzismo. Siobhan Dowd aveva risposto ad un appello per un racconto sui ragazzi nomadi, e Il pavee e la ragazza fu il suo romanzo d’esordio. Del resto l’autrice si interessava già da anni di diritti umani e, condannata da un tumore a 47 anni, prima di morire fondò il Siobhan Dowd Trust che, grazie ai suoi diritti d’autore, può sostenere iniziative per portare i libri e la lettura in ambienti socialmente ed economicamente poveri.
La sua scrittura asciutta è ricca di dialoghi, ed è ciò che sceglie di descrivere e il tono in cui lo fa che lasciano emergere il messaggio. La breve storia di un piccolo paese costiero irlandese diventa una storia universale, in cui possono specchiarsi e riflettere tante altre comunità che si misurano con l’integrazione.
L’edizione Uovonero è molto curata, come è giusto ma non scontato che sia, con brevi appendici sull’autrice, l’illustratrice, la genesi del romanzo e la traduzione di Sante Bandirali. I ragazzi che amano leggere e che hanno gustato il romanzo, possono così saziare la loro naturale curiosità.
 
 
Cecilia Barella
 
 
Siobhan Dowd, Il pavee e la ragazza, ed. Uovonero 2018
 
 


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