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Jane Austen, esercizi di stile

Jack e Alice, un racconto lungo che la giovane autrice definì romanzo, venne pubblicato per la prima volta nel 1933. Era in un quaderno manoscritto ancora in possesso degli eredi di Jane Austen e oggi alla Bodleian Library (università di Oxford). Conteneva 14 storie. Jack e Alice, la seconda nel quaderno, è dedicata a Francis William Austen, il fratello maggiore di Jane, arruolato nella Marina di sua maestà sulla nave Perseverance. Questa informazione rende databile il racconto, per la maggior parte degli studiosi, intorno al 1790 quando Jane Austen (1775-1817) aveva circa 15 anni.

Protagoniste della storia sono Alice e Lucy, che compare nel capitolo 4. Di fatto, Jack, fratello di Alice, viene nominato solo in poche righe verso la fine della novella. Alice e Lucy sono innamorate dello stesso uomo, Charles Adams, ma nessuna delle due è ricambiata. Oltre a Charles, Alice ama l’alcol, appare come una ragazza senza risorse né di bellezza né di intelligenza, e neanche la prospettiva della sua fortuna economica sembra allettare Charles, che ha un atteggiamento abbastanza arrogante verso i sentimenti della giovane. Lucy non ha più fortuna: è carina, aggraziata e anche coraggiosa se si è fatta strada da sola dal Galles, sfidando la ragionevolezza, le convenzioni sociali e la famiglia per raggiungere la casa di Charles Adams, ma è povera.
Attorno alle ragazze ruota una congerie di personaggi che Jane Austen fa sfilare nel primo capitolo durante una festa in maschera, occasione emblematica di una società delle apparenze!

Jack e Alice è una miniatura dei temi dei romanzi maggiori di Jane Austen, ma non è soltanto materiale di studio per i critici; e non è solo una risorsa in più per i molti appassionati dell’autrice (Jane Austen è una delle scrittrici che detiene il maggior numero di fan club, circoli di lettura e associazioni a lei dedicati).
Jack e Alice è scritto con il talento di Jane Austen e con l’impulsività e la giocosità dell’adolescenza. Questo romanzo breve anticipa e, nella densità, mette in evidenza l’attenzione dell’autrice al dialogo imbrigliato nelle convenzioni sociali, che non dice nulla o, peggio, dice qualcosa di diverso da ciò che sembra dire.

La giovane Jane Austen era una vorace lettrice, e non è difficile rintracciare in Jack e Alice la filiazione al romanzo inglese del Settecento. Nel capitolo 2 c’è un riferimento diretto a Samuel Richardson (in particolare Sir Charles Grandison, 1753) autore anche di Clarissa (1748) e Pamela (1740), un romanzo di formazione femminile che divenne un vero best seller dell’epoca, e che consolidò un filone nel quale possiamo inserire Moll Flanders (1722) di Daniel Defoe; Evelina (1778) scritto da una donna, Fanny Burney, e con un tono ironico che per alcuni sembra precursore di Jane Austen; Arabella (1752) di Charlotte Lennox, per citarne alcuni.
La conquista di un buon matrimonio, il riscatto sociale, la virtù premiata (che è anche il sottotitolo di Pamela) sono i temi del romanzo di formazione femminile, che nel Settecento ha spesso un tocco di ironia mentre nell’Ottocento assumerà un tono più drammatico.

Tuttavia, il romanzo di formazione sembra uscire sconfitto da questa novella, perché né Alice né Lucy raggiungono l’obiettivo del matrimonio con il giovane Charles Adams, né diventano persone psicologicamente compiute e libere: Alice indugia nell’alcol e Lucy accetta un matrimonio di convenienza. I personaggi vincenti sono invece il vanesio Charles Adams e Lady Williams, che ha prestato la spalla alle confidenze delle ragazze per manipolarle a proprio vantaggio: sarà lei a sposare Charles.
Eppure non c’è sarcasmo nel racconto, grazie al tono lieve della scrittura, e di fatto non sembra neanche deliberatamente una parodia del romanzo di formazione ma l’espressione di gioiosa libertà di una giovanissima scrittrice con uno sguardo particolarmente acuto sulla società, che Jane Austen avrà sempre.
 
 
Cecilia Barella
 
 
Jane Austen, Jack e Alice, ed. Donzelli, 2010
illustrazioni di Andrea Joseph
traduzione di Bianca Lazzaro
 
 
 

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