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Miti e Fiabe Walser

camoscio-wikicommonsIl patrimonio immaginario dei Walser è molto ricco e, sebbene non sia dissimile da quello di altre zone alpine, se ne discosta per alcune particolarità.
Tra i Walser si trova un buon numero di miti, di leggende o tradizioni locali, magari relative all’origine di un villaggio, a quella di un toponimo, e un certo numero di vere e proprie fiabe.

Tali fiabe non sono molto lontane da quelle di alcune zone della Svizzera e da quelle della Foresta Nera (raccolte dai Grimm), ovvero fiabe delle aree di tradizione alemanna – aree che sono anche linguisticamente affini: la lingua Walser è un alemanno “medievale” ossia con elementi fortemente arcaici e conservatori e la parlata della Foresta Nera è simile a quella delle regioni confinanti della Svizzera, appunto l’alemanno.

Tra i Walser esiste un importante mito, particolarmente diffuso nella zona di Macugnaga (o Makanà, in lingua locale) quello della Verlorene Tal, la valle perduta, una valle misteriosa e bellissima che sarebbe situata dalle parti del Monte Rosa. È detta anche “valle dei Camosci”, una valle verde e fiorita, dal clima piuttosto mite, nonostante l’alta quota, una sorta di eden alpino.
Mito alpino antichissimo e non solo tipico dei Walser è quello di una zona benedetta e felice nelle montagne. Ci sarebbero state popolose città in alta o altissima quota (ne sarebbe esistita una nei pressi del ghiacciaio di Felik in valle d’Aosta ma anche in Savoia esiste una storia simile, mentre in valle di Susa esiste una tradizione legata alla ipotizzata esistenza della mitica città di Rama). Altre leggende riferiscono di verdi pascoli in zone ora occupate da ghiacciai. Secondo molti scienziati a questi miti corrisponderebbe un fondo di verità. Ci sarebbe stata, alcune migliaia di anni fa, una occupazione umana di aree in altissima quota (come avvenne in America latina), occupazione resa possibile da una fase climatica assai diversa da quella attuale.
Il mito Walser è quindi una variante di questi miti montani ed ha sviluppato delle caratteristiche proprie innanzi tutto legate alla presenza del camoscio, tipico esempio di animale sciamanico, che talvolta fa da guida agli esseri umani.
La Verlorene Tal è detta a volte anche Isola dei Camosci: gli animali ci vivono in armonia e senza uccidersi tra loro e lì si recano anche gli animali della montagna quando sono vecchi e stanchi per non tornare mai più, è il Wahlhalla degli animali. E gli esseri umani? Essi non trovano questa valle, per quanto girino nei paraggi: solo una volta ogni 21 anni esatti un essere umano è ammesso nella Verlorene Tal. Come viene selezionato il prescelto? Non sta agli umani scegliere. Semplicemente, un cacciatore si troverà un giorno, durante una delle sue scorribande per i monti, ad imboccare l’ingresso della valle misteriosa. Là non sentirà più il desiderio di cacciare ma si sentirà in armonia con gli animali e imparerà i loro linguaggi. Dopo 20 giorni esatti, inciderà il suo nome su un tronco, insieme ai nomi di quelli che sono stati lì prima di lui, (il tronco è una misteriosa “cronaca” o libro vivente e del resto non c’è forse un rapporto tra albero e libro? “Buche” in tedesco significa faggio…) e si ritroverà misteriosamente, come se nulla fosse successo, sul ghiacciaio del Rosa, dal quale farà ritorno al suo paese. E se racconta la sua avventura, difficilmente verrà creduto.

Molte storie alpine raccontano inoltre di città sotterranee a volte scoperte da un valligiano che scivola in un crepaccio o rotola in fondo ad una caverna e che vede eleganti comitive, sontuosamente abbigliate, intente a banchettare nel sottosuolo. Sono persone viventi o anime di coloro che abitarono un tempo quell’area sotterranea? La risposta non è univoca ma certo anche nelle aree Walser, precisamente nella zona del monte Rosa, si trova una variante di questa storia, presente anche in Savoia e in altre zone del Piemonte.
Un altro curioso mito è quello della capra bianca, animale che compare inaspettatamente sul balcone di una casa nel villaggio di Bedémie e vi passeggia. Non appartiene a nessuno perché nessuno ha una capra bianca. Ma quando appare è un cattivo segno e di lì a poco accade una disgrazia.

Non c’è montagna senza drago: anche le storie Walser ne presentano alcuni. Nella zona di Loo, presso Gressoney, un tempo un drago infestava la valle e minacciava gli esseri umani. Gli abitanti gli mandarono contro un toro le cui corna erano state rivestite di ferro. Il drago e il toro si scontrarono e, come prevedibile, il drago ebbe la meglio: uccise e divorò il toro. Poco dopo però anche il drago morì, con lo stomaco squarciato dalle corna del toro. Si può intravedere nel toro il benefico animale-vittima, il quale, pur degradato a strumento della furbizia dei valligiani, rappresenta le “forze del bene”. Del resto una mucca cosmica esiste anche nella mitologia germanica…

Nelle fiabe Walser si trovano temi tipici delle fiabe europee e in particolare di quelle alpine: metamorfosi (un giovanotto si trasforma addirittura in drago per superare un crepaccio e raggiungere una ragazza), animali parlanti, morti assassinati che ritornano per la vendetta, lupi mannari. È possibile però rilevare un ruolo assolutamente centrale degli animali, spesso collaboratori o piccoli “numi tutelari” degli uomini. Non mancano gnomi, folletti, giganti, anime inquiete e spettri. Appaiono talvolta i santi, soprattutto il veneratissimo san Grato. E qualche volta compare il demonio, spesso scornato perché i protagonisti delle fiabe sono sempre piuttosto pii.

Luisa Paglieri
 
 
Bibliografia

Tina e Francesco Lisco-Eugenio Squindo, Gressoney, racconti e tradizioni della valle dell’oro, Arti grafiche E.Duc, Saint-Cristophe (Aosta), 2003

Tersilla Gatto-Chanu, Saghe e leggende delle Alpi, Newton & Compton editori, Roma, 2002

Anna Agnelli Sugni, Passeggiando alla ricerca degli gnomi, Favole della Valle del Lys, stampato a cura dell’autore

Breche, Brunon, Chavoutier, Clocher, Janin, Palluel-Guillard, Perrier, Contes et Légendes de Savoie, La Savoie, Chambéry, 1983

Maria Savi Lopez, Leggende delle Alpi, Il Punto – Piemonte in bancarella, Torino, 2011
 
 
 

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