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Walser, dove Piemonte e Val d’Aosta parlano tedesco

casa_WalserIn alcune zone del Piemonte e della Valle d’Aosta, cioè la Valle di Gressoney, l’alta Valsesia, la zona di Rima S. Giuseppe, nella vallata laterale del torrente Sermenza, e più a est a Rimella, vivono i Walser, un popolo germanofono di antichissima tradizione.
La loro lingua è il Titsch cioè l’alemanno, una varietà di germanico medievale, “parente” di certi dialetti della Svizzera e della Foresta Nera.

Circa la loro zona di provenienza si sono fatte molte ipotesi. La teoria più accreditata è che la loro origine debba essere ricercata nel Vallese in Svizzera. Si ritiene che essi si siano stabiliti nella Valsesia e nella Valle del Lys nel secolo XII. Ma perché queste comunità scelsero l’isolamento nei monti? Migrazioni tra un versante e l’altro delle Alpi non erano rare. Forse i Walser vollero sottrarsi al potere dei feudatari. Decisero di formare comunità autonome in un contesto di relativa libertà, nonostante un vago vincolo di sottomissione a certi signori locali come il vescovo di Vercelli e i conti di Biandrate. I Walser avevano un proprio diritto, molto avanzato per i tempi, il Walserrecht. Questo “diritto walser” è una delle tante versioni dell’antico “diritto dei coloni” germanico sviluppatosi e perfezionatosi a partire dal VIII secolo fino al XIV secolo cioè nei secoli in cui molte popolazioni germaniche si spostarono-furono invitate a farlo oppure lo fecero in base a certi accordi – per andare a coltivare zone spopolate, paludose o incolte. I coloni accettavano di risiedere in queste zone in cambio di certi privilegi o garanzie (affitto perpetuo e trasmissibile agli eredi, giurisdizione minore, libertà personali). Con questo tipo di diritto (il cui documento più famoso è la carta di Utrecht del 1106) i coloni si definivano uomini liberi dalle imposte e dalla servitù della gleba, potevano trasferire il proprio domicilio e così via nel quadro di una vera e propria emancipazione dagli obblighi feudali.
In Piemonte i Walser fondarono le comunità di Rima S. Giuseppe, Rimella, Pedemonte, Alagna e si spinsero fino a Macugnaga. In Val d’Aosta, Gaby, Issime e Gressoney.
Convissero con altre popolazioni del luogo che parlavano idiomi franco-provenzali conservando però le proprie caratteristiche peculiari. Particolarissima per esempio è l’architettura walser: le loro case, i cosiddetti Stadel, assomigliano in parte alle tipiche case montane sparse per tutto l’arco alpino, ma appaiono “ingabbiate” in una struttura di legno esterna che le rende molto caratteristiche.
I Walser furono ottimi agricoltori, dissodarono i fianchi delle montagne producendo frutta e verdura. Furono anche pastori (ottimi i formaggi), bravi carpentieri, lavoratori del legno e dei metalli. Le donne crearono (e ancora creano) begli oggetti artigianali come pantofole ricamate, scialli, e così via.
I loro rapporti con le popolazioni locali, francofone e piemontesi, furono sempre armoniosi e pacifici. In fondo tutte queste popolazioni alpine avevano molto in comune: avevano uno stile di vita assai simile e le loro attività agricolo-pastorali erano le stesse.
La differenza era per lo più linguistica, un po’ come in Svizzera, dove convivono germanofoni, francofoni, ecc. Alcuni paesi Walser hanno nomi doppi: così Issime diventa Eischeme, Gressoney Saint Jean è anche Greschòney, Gressoney La Trinitè Oberteil, Alagna Im Land, Macugnaga Makana…
Ogni paese, ogni frazione, ha la sua variante in lingua Titsch. In generale, come si è detto, è un dialetto alemanno (un tedesco la capisce a malapena) con forti caratteri di arcaicità. (Nelle piccole isole linguistiche un idioma conserva le sue caratteristiche a lungo, senza grandi variazioni). Per esempio, febbraio si dice feber, mentre in tedesco è februar, jener significa gennaio, in tedesco januar, mentre in Austria è jenner. Nonostante ciò, certe indicazioni, certi cartelli, calendari, ecc. sono oggi in tedesco moderno, oppure bilingui.

Ricchissimo il patrimonio folkloristico ed in particolare favolistico dei Walser. Certe fiabe sono invero piuttosto cupe e si apparentano alle storie della Foresta Nera divulgate dai fratelli Grimm. Soprattutto nell’area di Alagna sono frequenti le storie di fantasmi, di cortei dei morti (del resto molto comuni anche in altre zone del Piemonte). Troviamo inoltre l`importante mito della Verlorene Tal, la Valle Perduta, in cui si aggirano le anime in vena di scherzi notturni. Ma niente paura, gli incantesimi maligni come il vento “cattivo”, possono essere spezzati con il “brecho” (in tedesco brechen significa spezzare), il rito che infrange i sortilegi.
Più allegre sono le fiabe della Valle del Lys, dove non sembrano rari gli interventi degli animali, degli gnomi e dei giganti in favore degli esseri umani. Nella frazione Stella abbiamo trovato una fiaba che parla di un gruppo di camosci che, con in groppa un popolo di simpatici gnomi, liberano alcuni bambini bloccati in una casa da una frana. Anche a Cortlys esiste una storia di uno gnomo che aiuta gli uomini e riaprire il corso di un torrente ostruito da un masso. In certe località lo gnomo è un buon mugnaio che macina il grano delle donne del paese. In un’altra storia, un topo dotato di poteri magici aiuta un giovanotto a trovare una brava moglie e perfino un gigante di nome Piroubeck assume una valenza positiva poiché, vivendo su un’alta roccia, prende i fulmini al volo e li scarica in un pozzo, proteggendo così la popolazione di Issime.

Non si può dimenticare che esistono in Piemonte altre piccole isole germanofone. Ancora oggi certi toponimi sono “doppi”. Per esempio in Val Formazza, alle sorgenti del Toce, troviamo Canza-Früttwald, Ponte-Zumstäg, Formazza-Pomat, Valdo-Wald, Chiesa-Andermatten. Si parlava un dialetto germanico nella zona del Sempione e perfino Ornavasso (considerata in senso lato ancora zona di insediamento walser) deriverebbe da un toponimo tedesco, Ort am Wasser (paese sull’acqua). Altri comuni, come Migiandone, risultavano di lingua germanica fino al sec. XVI.
Se consideriamo che minoranze germanofone si trovano in tutta l’area pedemontana dell’Italia Settentrionale, dal Piemonte al Friuli, non è azzardato supporre che sia esistita una numerosa popolazione germanofona a sud delle Alpi, popolazione ora ridotta a poche “isole” come appunto i Walser, gli abitanti dei Sette Comuni (altipiano di Asiago) e dei Tredici Comuni in provincia di Verona, i Cimbri del Cansiglio nella Marca Trevigiana, i Cimbri del Trentino, i Mochesi della Valsugana, alcune zone del Friuli. La zona subalpina sarebbe stata quindi una zona mista, multilingue.

Pare che la massima espansione della comunità Walser sia stata nel secolo XVIII.
Nel corso dell’Ottocento si ebbe una certa tendenza alla francesizzazione, particolarmente in Val d’Aosta. Per esempio certi cognomi persero il loro carattere germanico: così Vinzenz divenne Vincent, Zumstein Delapierre, ecc. I Walser avevano scuole proprie come la famosa Scuola Mercantile Rial di Gressoney. Dopo l’unità d’Italia tutte le scuole divennero statali e fu introdotto l’insegnamento obbligatorio dell’italiano. Il declino della cultura walser ebbe luogo soprattutto sotto il fascismo, la cui repressiva e miope politica tendeva a cancellare ogni cultura minoritaria e ad estirpare le lingue locali. Il fascismo fece sopprimere lo studio del tedesco nelle scuole statali: secondo le testimonianze raccolte da chi scrive, durante gli Anni Trenta e Quaranta i bambini walser erano molto scolarizzati e frequentavano regolarmente le scuole di stato anche se parlavano e scrivevano l’italiano seguendo la costruzione della frase tipicamente tedesca (per esempio mettendo i verbi in fondo alla frase) e conservando una pronuncia “germanica”. Questo significa che la lingua titsch continuava ad essere parlata, ma solo in famiglia e con i coetanei e gli amici, era ridotta cioè ad un ambito privato. Eppure in Walser esisteva un’ampia letteratura: componimenti in versi e in prosa, racconti, testi teatrali. Ricordiamo almeno i poeti Johann Jacob Knobal, Louis Zumstein, Margherita (Gritle) Scaler.

In Val d’Aosta nel 1946 il francese diventa materia obbligatoria mentre il tedesco diventa facoltativo. Dal 1993 l’insegnamento della lingua tedesca è garantito nel territorio dei Walser della Valle d’Aosta dalla Legge Costituzionale del 12 giugno che modifica lo statuto della suddetta Regione. Per quanto riguarda il Piemonte, soltanto di recente, con la legge 482 del 1999 e si è pensato alla tutela delle lingue locali come il piemontese, l’occitano, il franco-provenzale e il walser. Si può quindi sperare in una futura valorizzazione di questo prezioso patrimonio culturale, una ricchezza per tutti noi. A tutt’oggi non si trova in commercio, benché esista, un dizionario completo italiano-walser.
Nell’ottobre 2015 si è tenuto a Forno (Valle Strona) un convegno di tutte le minoranze germanofone presenti in Italia e da lì è partito un appello ai fini di rivitalizzare la lingua walser: ad ogni modo parecchi corsi già vengono tenuti in varie località e a questi se ne aggiungeranno altri.
Si deve inoltre ricordare che nel maggio 2002 si è tenuto un importante convegno dei rappresentanti delle comunità walser non solo del Piemonte e della Val d’Aosta ma anche delle comunità presenti in Svizzera, Austria, Liechtenstein e Francia. Il convegno si è tenuto a Macugnaga, il cui tiglio secolare è uno dei simboli della civiltà walser e alpina in generale (sotto il tiglio, per antica tradizione, si discutevano le leggi, si faceva giustizia…). Temi del convegno sono stati il Progetto Walser Kuratorium (nell’ambito dei programmi interregionali dell’Unione Europea) e la candidatura delle Alpi walser quale sito protetto dall’Unesco come Patrimonio dell’umanità. Perché dobbiamo ricordare che i Walser hanno creato una specifica civiltà con le sue leggi, la sua letteratura, il suo folklore. E la sua economia: oltre ad occuparsi di pastorizia, i Walser si sono cimentati in opere di bonifica, di canalizzazione delle acque, di tracciamento di strade. I Walser possedevano conoscenze tecniche ad alta specializzazione per la costruzione di canali di irrigazione che portassero le acque dei ghiacciai nelle zone di coltura. La stessa agricoltura richiedeva accorgimenti particolari per essere praticata ad alta quota, a cominciare dall’uso della falce con battuta obliqua per falciare su pendii scoscesi.

Frequenti contatti con paesi di lingua tedesca facevano circolare tra i walser libri, almanacchi popolari, ecc. che mantenevano viva la tradizione germanica. I “Krämer” (mercanti) walser tornavano dall’estero portando con sé un arricchimento finanziario e culturale. Le loro case erano raffinate e rustiche allo stesso tempo, con le travature di larice e le stufe di pietra ollare. Già nei secoli XV e XVI abbiamo una documentazione relativa alla presenza di mercanti walser a Lucerna, Berna, Amburgo. La vendita di prodotti caseari e artigianali agli abitanti della pianura portò alla creazione di vere “fiere mercato”.

Insomma, i Walser, ben lungi dall’essere un popolo rozzo ed arretrato, sono stati i creatori di un modello di vita e di società, i creatori di una tipica civiltà di alta quota.
 
 
Luisa Paglieri
 
 
 

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