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La processione di Cristiano Cavina

Cavina_processioneL’incipit di questo racconto è la frase di Gesù “Lasciate che i pargoli vengano a me” (Matteo 19, 13) ed è proprio la storia di un gruppo di ragazzini coinvolti nella processione del Venerdì Santo quella che Cristiano Cavina ha scritto per la collana Scrittori di Scrittura, Effatà Editrice: La processione del Cristo morto. Via Crucis di paese.

Il paese del titolo è Casola Valsenio (Ravenna) dove Cavina è nato nel 1974, e dove per 41 anni è stato parroco don Giancarlo Menetti, al quale l’autore dedica il racconto, di cui in qualche modo è anche l’attore principale. L'”Arci” è il regista della solenne processione del venerdì Santo che sembra sospendere il tempo e, a vario titolo, coinvolge tutte le maestranze del paese, anche il circolo dei comunisti non può tirarsi indietro.
Lo spaccato di vita paesana (ma potrebbe essere anche una parrocchia cittadina) alla vigilia e durante la processione è raccontata dal punto di vista dei chierichetti, che mentre eseguono le istruzioni del parroco (un po’ ansioso ma in fondo un finto burbero) non si risparmiano scorribande e scherzi agli adulti, che osservano alle prese con la festa.
La bravura di Cavina è nello sguardo acuto della sua narrazione, e soprattutto nel tono ingenuo ma molto ironico del suo piccolo narratore. Il libro è molto scorrevole e molto divertente, però senza mai mancare di rispetto verso il soggetto del racconto, la processione religiosa:

Non so da dove spuntassero fuori quei nuvoloni neri e quasi mi venne il dubbio che, al nostro buon Signore, quella benedetta processione gli stesse un tantino sulle scatole, voglio dire, mi venne da pensare che a nessun padre farebbe piacere che gli si ricordi ogni santo anno la morte del figlio. Quando poi si trattava di un unicogenito ingiustamente assassinato, insomma, avrebbe avuto tutte le ragioni di questo mondo e anche di quell’altro.

Ciascun libro della collana Scrittori di Scrittura, di cui anche questo fa parte, è associato a un episodio o un personaggio del Vecchio o del Nuovo Testamento. Qui abbiamo la caduta della città di Gerico (Giosuè 6, 1-21). Segue un commento del biblista Paolo Tomatis sulla funzione e sul significato del rito nella tradizione ebraico-cristiana. È anche una introduzione, profonda e chiara, alla processione cristiana.

Non possono mancare, nel grande libro della Rivelazione, racconti di riti, a partire dai cosiddetti “riti fondatori”, come quello della cena pasquale, o dell’ultima cena di Gesù: si tratta di riti che custodiscono la memoria dell’evento fondatore di salvezza che sta all’origine della sua ripresa attualizzatrice. Si parla, non a caso, di “memoriale”, vale a dire di una memoria dell’evento capace di annullare la distanza spazio-temporale, così da rendere presente, nell’ogni volta del rito, l’una-volta-per-tutte dell’evento salvifico.

Gesù era un “frequentatore del tempio in occasione delle feste” (pag. 17) ma “si premura di riprendere il detto profetico di Osea 6,6: Misericordia voglio e non sacrificio” (Matteo 12,7) (pag. 17).
 
 
Cecilia Barella
 
 
Cristiano Cavina, La processione del Cristo morto. Via Crucis di paese, Effatà Editrice, 2015
 
 
 
Sulla collana Scrittori di Scrittura (Effatà Editrice) puoi leggere anche:

Scrittori di Scrittura: Il giovane ricco
Scrittori di Scrittura: Noli me tangere
Memorie di Isacco
Scrittori per la Scrittura, una nuova collana
La nuova quartina di Scrittori di Scrittura
 
 
 

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