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I primati di Macbeth

Macbeth_2015Il Macbeth di Justin Kurzel è un bellissimo film che rimane per giorni negli occhi e nella mente. In Italia è uscito a gennaio 2016, già presentato a Cannes 2015, ben accolto dal pubblico e della critica. Kurzel ha dovuto confrontarsi con numerose versioni precedenti ma soprattutto con un’opera che, tra quelle di Shakespeare, ha una storia particolare.

È la tragedia più breve ma quella con più morti. Fu scritta dopo la morte, nel 1603, della regina Elisabetta I, quando era salito al trono il figlio di Maria Stuarda, Giacomo, primo re scozzese d’Inghilterra. La vicenda di Macbeth rispecchia per alcuni versi questo momento storico: impossessatosi del trono di re Duncan e diventato re di Scozia, gli succederà Malcolm, il figlio di Dunccan. Forse questo è uno dei motivi per cui Shakespeare scrisse l’opera, basandosi sulla storia di Macbeth riportata dallo storico cinquecentesco Raphael Holinshed nel suo libro Chronicles of England, Scotland and Ireland (1577) molto diffuso in quegli anni. Ma il motivo potrebbe essere anche un altro: nel 1605 venne sventato un complotto per uccidere il re scozzese, il Gunpowder Plot (la congiura delle poveri). Era un avvenimento di cronaca troppo recente per raccontarlo così com’era, al drammaturgo serviva una distanza storica. Il Macbeth, insomma, può essere interpretato come un gesto di accoglienza verso il re scozzese, ma anche come un monito.
Il Macbeth storico non fu in realtà un re così cruento. Uccise Duncan in battaglia, non mentre era ospite nella sua casa. Regnò tra il 1040 e il 1057, diciassette anni di pace durante i quali venne anche in pellegrinaggio a Roma, nel 1050. Fu realmente ucciso in battaglia da Malcolm, figlio di re Duncan.
Nel film c’è azione, naturalmente, e violenta, ma ci sono anche i bellissimi dialoghi e monologhi del testo shakespeariano, riportati quasi letteralmente nelle scene più importanti.
La tragedia di Shakespeare più breve, diversamente dalle altre opere, non ha trame secondarie. I protagonisti sostengono quasi tutta l’opera, quindi una buona recitazione è determinante più che mai. E questo film ha un ottimo cast, tutti gli attori danno un’ottima interpretazione, sia i non protagonisti – che sono anche figurativamente adatti alla parte, cosa che contribuisce a proiettarci nella Scozia del Mille – sia Lady Macbeth (Marion Cotillard) che Macbeth (Michael Fassbender, che ha già interpretato ruoli classici, nel Jane Eyre del 2011 è stato probabilmente il miglior Rochester cinematografico).
In questo Macbeth, la Scozia non è solo nominata, non è uno sfondo, ma è fortemente presente nel paesaggio, dato che il cinema lo permette. La verde Nuova Zelanda ha prestato spesso “il volto” alla campagna inglese, in senso lato, dal Signore degli Anelli in poi, ma l’australiano Justin Kurzel si è allontanato per raggiungere i luoghi in cui la tragedia è ambientata, la Scozia, e dove ha girato gran parte del film, durante l’inverno! Tra i luoghi prescelti c’è anche l’isola di Skye, nell’arcipelago delle Ebridi, proprio vicino la piccolissima isola di Iona dove il Macbeth storico è sepolto. La suggestione del paesaggio è ben accompagnata dalla colonna sonora di Jed Kurzel, che avvolge lo spettatore senza distrarlo dalla recitazione, soprattutto nelle scene di dialoghi e monologhi.
Kurzel non si avvale di effetti speciali evidenti, ne è prova il fatto che la celebre scena della foresta di Birnam è appena suggerita. Una delle profezie sulla sconfitta di Macbeth diceva che egli non sarebbe morto finché la foresta di Birnam non avesse marciato verso il castello – questa è la scena che suggerì a J.R.R. Tolkien la marcia degli Ent. In realtà, l’esercito nemico si avvicina a Dunsinane camuffato e nascosto sotto frasche di alberi, e viene scorto in ritardo.
Ben riuscita è la rappresentazione delle streghe, che qui sono quattro donne di diverse generazioni, che più che streghe appaiono come profetesse che provengono da un passato remoto pagano. Il film qui si distacca da Shakespeare perché le “streghe” appaiono con la nebbia invece che con il tuono, non ballano sfrenate ma sembrano quiete ai margini della battaglia perché conoscono molte cose e vivono in una dimensione atemporale, in contatto con la natura, vuole sottolineare Kurzel con i loro amuleti e i mazzi di erbe che portano in mano.
 
 
Cecilia Barella
 
 
 

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