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Massimo Recalcati sulla maternità

maria_elisabettaDopo aver dedicato diversi anni del suo lavoro alla figura del padre, lo psicoanalista Massimo Recalcati rivolge ora l’attenzione alla maternità. Abbiamo seguito la presentazione di Le mani della madre all’ultimo Salone del Libro di Torino, in cui ha parlato della figura materna dalla Bibbia a Maria di Nazareth, dalla società patriarcale a quella contemporanea.

Sara, Rebecca, Rachele – le matriarche della Bibbia – sono donne sterili. La maternità non si esaurisce con gravidanza e parto, è necessaria la consapevolezza del tendere le mani verso la vita.
Massimo Recalcati richiama la definizione di Freud, per il quale la madre è la prima che risponde al grido della vita, nel senso sia letterale che simbolico.
Lo sguardo materno rappresenta per il bambino il primo incontro con il mondo, ma ancora prima di questo è lo specchio della propria immagine, ovvero l’atteggiamento positivo o meno del volto materno determina il rapporto del bambino (poi della persona) con il mondo e con il proprio corpo.
Per questo la serenità e la maturità della madre sono importanti.

La cultura patriarcale ha implicato l’opposizione tra la figura della donna e quella della madre, con il ruolo di allevare e nutrire i bambini. Eppure, soddisfare questi bisogni non basta, afferma Recalcati. È ormai provato che anche i neonati hanno bisogno di qualcosa di “spirituale”, l’amore – per questo è facile osservare i lattanti che rimangono attaccati al seno quando sono già sazi.
La società patriarcale, ha preteso che la madre cessasse di essere donna per dedicarsi alla famiglia ma, paradossalmente, ha riconosciuto tardi il bambino in quanto tale (nell’Ottocento, in Occidente).
La donna che si annulla nel figlio non necessariamente soddisfa anche il suo bisogno di spiritualità, così come la mamma sempre presente può essere dannosa tanto quanto la mamma moderna troppo spesso assente.
Il gioco rappresenta uno spazio mentale e fisico essenziale per il bambino, in cui deve anche essere lasciato a se stesso per esprimere la sua creatività. Da parte sua, il bambino richiede costantemente amore. Il gioco del nascondino rappresenta per i bambini una sorta di test d’amore, che sta per “Se scompaio, te ne accorgi? Ti cambia la vita? Ne soffri?”. L’anoressia infantile e l’immaginazione del proprio funerale hanno lo stesso significato.

Recalcati dedica molte pagine del suo libro alla Madonna, perché Maria è chiamata ad aspettare fisicamente un figlio che sa non essere per se stessa. Lo nutre, lo alleva e gli dà amore ma sa che non è suo, sa che è libero e che lo perderà. Maria è la sintesi positiva della maternità.
 
 
a cura di
Cecilia Barella
 
 
Massimo Recalcati, Le mani della madre. Desiderio, fantasmi ed eredità del materno, ed. Feltrinelli, 2015
 
 
 

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