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Scrittori di Scrittura: Noli me tangere

Ivanov_noli-me-tangerePer Scrittori di Scrittura, collana della Efatà Editrice che raccoglie rivisitazioni dell’Antico e Nuovo Testamento di autori contemporanei, Paolo Di Paolo ha scelto l’episodio della Resurrezione.
Più che un racconto, come la maggior parte degli altri titoli della collana, Perché non sono ancora è una riflessione personale, quasi un breve saggio, in uno stile che scorre come narrativa.

L’autore romano mette a confronto i quattro vangeli, i quattro racconti dell’arrivo alla tomba vuota di Gesù, naturalmente non perché uno escluda l’altro ma per comporre il mosaico di quel momento sconvolgente che ha “agito da spartiacque: il tempo prima e il tempo dopo; tutta la storia prima, tutta la storia dopo.”
La resurrezione è il mistero, questo accomuna i vangeli: “La resurrezione dai morti è già stata, la resurrezione non è al presente. I quattro vangeli non la raccontano come un accadere, ma come un accaduto. Nessuno sguardo umano vi assiste.”

Uno dei momenti più commuoventi è l’annuncio a Maria Maddalena, nel vangelo di Giovanni.
Le parole che Gesù rivolge a Maria Maddalena, non appena lo riconosce, furono tradotte in latino da San Girolamo come “Noli me tangere”. In italiano potrebbe essere tradotto come “Non mi toccare” ma il significato originario ha il senso di “Non mi trattenere”, come spiega il biblista Gian Luigi Carrega nell’introduzione al libro (ogni testo della collana è introdotto da un biblista).
Gesù si è lasciato toccare tante volte: dall’emorroissa che sfiora l’orlo della sua veste fino al bacio di Giuda, e dopo la Resurrezione lascerà che Tommaso metta le mani sulle sue ferite. Eppure Maria non può toccarlo, ma è la prima a cui si fa vedere, la prima a cui parla, lei la prima a credere nella sua Resurrezione.

Nel suo breve testo, Paolo Di Paolo cita molti scrittori, non come dimostrazione di erudizione ma per mettersi sulla scia di quegli intellettuali moderni, credenti e non, che hanno riflettuto sulla Resurrezione o sui temi che, direttamente o indirettamente, la Resurrezione solleva: Charles Péguy che parla del Tempo, Antonio Tabucchi e Italo Calvino che parlano della voce, Jean-Luc Nancy che su Noli me tangere scrive un saggio, Saramago, che invece nel suo romanzo del 1991, personale riscrittura del vangelo, depriva la storia di Gesù di ogni aspirazione al divino e svuota di significato anche tutta la vicenda storica.

Il percorso di Paolo di Paolo sulla Resurrezione continua fino all’apparizione di Emmaus nel vangelo di Luca, al gesto di Gesù che spezza il pane e i discepoli che lo riconoscono.

Viene da pensare a una relazione molto stretta fra resurrezione e memoria (“Fate questo in memoria di me”), a una relazione molto più stretta tra fede e nostalgia. Trovo straordinario che Luca ci parli anche di questo: della potenza del ricordo. […] Senza scomodare secoli di letteratura, mi pare che si possa parlare, in una prospettiva anche solo terrena, del ricordo, di ogni ricordo come di una resurrezione: l’esistente scomparso risorge in noi. Risorge ogni giorno, ogni domenica del cuore, ogni minuto, dunque è vivo, vive in noi.

Paolo Di Paolo fa anche una carrellata di pittori che hanno rappresentato i diversi momenti della passione e Resurrezione, infatti il libro è illustrato: Caravaggio, Gerrit van Honthorst, Alonso Cano, Matthias Grunewald.

Cecilia Barella
 
 

Paolo Di Paolo, Perché non sono ancora. La resurrezione, Effatà Editrice, 2014
p. 64, euro 6,00
 
 
Sulla collana Scrittori di Scrittura (Effatà Editrice) puoi leggere anche:
Memorie di Isacco
Scrittori per la Scrittura, una nuova collana
La nuova quartina di Scrittori di Scrittura
 
 
 

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