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Il prosatore di Tunstroem a New York

goran_tunstromUn prosatore a New York (ed. Iperborea) di Göran Tunström, uno dei maggiori scrittori svedesi e purtroppo scomparso prematuramente nel 2000, è un romanzo breve scritto con un magistrale, leggero tocco di ironia, una esemplare commedia degli equivoci che contiene in sé i temi dei romanzi maggiori di Tunström.

Uno scrittore svedese, voce narrante in prima persona, ha appena terminato di scrivere un libro che è costato tre anni di lavoro e, per non sentirsi schiacciato dal peso delle aspettative, decide di trasferirsi temporaneamente a New York.
Prima ancora della metropoli patinata, New York per il prosatore, e forse per Tunström stesso, è una citazione letteraria, la città che riecheggia sopra tutte la voce di Henry James. “Mi sedevo in Washington Square cercando di appartenere al mio tempo” scrive il prosatore. “Washington Square, dove andavo di tanto in tanto per cercare di appartenere al mio tempo annusando l’aria ed evitando di pensare a Henry James, il vecchio grassone che scrisse drammi di perfetta intelligenza.”
Il prosatore prende in affitto il loft di un pittore, poco quotato sul mercato, con l’impegno di consegnare alcuni suoi quadri ad una galleria d’arte di lì a qualche giorno. Quando poi si reca all’inaugurazione della mostra collettiva viene scambiato per il pittore, Bendel Bigard, e assiste all’improvviso successo del suo padrone di casa perché una giovane e nota modella presente all’evento viene fotografata casualmente vicino ad uno dei suoi quadri.

La pittura, che percorre tutto il romanzo (anche il libro che il narratore ha appena terminato di scrivere in Svezia tratta di pittura), rappresenta qui per Tunström una metafora del tema portante dell’essere e dell’apparire, mirabilmente riassunto in una frase di Vanessa, la modella diciannovenne: “Sono più somigliante in fotografia che dal vero”.

Infine, Un prosatore a New York è un esercizio di stile, una lectio magistralis sulla scrittura. La frase isolata “Una brezza leggera faceva tremare le foglie dell’albero nel caldo del pomeriggio” è l’embrione di un nuovo romanzo che il prosatore porta con sé al suo arrivo a New York, senza averne definito ancora lo sviluppo. La frase torna in momenti diversi del romanzo, declinata ogni volta in modo diverso, e capiamo che Tunström ha scritto tanti generi in un libro di poco più di cinquanta pagine: una autobiografia (forse), un brillante racconto di viaggio, una intelligente commedia.

Cecilia Barella

Göran Tunström, Un prosatore a New York, ed. Iperborea

 

L’articolo è apparso originariamente su La Compagnia del Libro – TV2000 nel ottobre 2009
 
 
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