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Il Signor Mario, Bach e i settanta

signor mario kellerIl Signor Mario, Bach e i settanta è il titolo curioso di un libro bellissimo, un gioiello nell’arte del racconto scritto da Davide Longo, e pubblicato da Keller editore, di Rovereto, nel 2010.
È un libro per chi ama la montagna e per chi ama la musica, per adulti e per ragazzi, e per chiunque ami la lettura di una storia scritta. E’ ambientato sulle Dolomiti del Brenta (Trentino) nel 2009, quando un gruppo di 70 persone ha partecipato al Trekking Musicale sulle Dolomiti di Brenta, organizzato nell’ambito del festival “I Suoni delle Dolomiti”, in compagnia del celebre apinista Cesare Maestri, e dell’altrettanto celebre violoncellista Mario Brunello. Il racconto è per voce di un bambino di 7 anni, Davide, che partecipa alla sua prima escursione in montagna con la mamma, una giovane donna separata, un pochino stressata ma estimatrice della musica classica.

Con il suo Maggini in spalla, un prezioso strumento del 1660, Mario Brunello ha eseguito in quell’occasione le 6 Suites per violoncello di Bach in sei concerti durante 6 tappe del trekking, “una vera e propria spedizione alpinistica di quattro giorni inframmezzata dall’esecuzione delle Suites con riferimenti naturalistici a seconda delle ore e dei luoghi. Mi sono sentito veramente appagato” ha dichiarato Mario Brunello nel corso di una intervista, precisando che, al contrario, eseguire le celebri Suites di Bach in un unico concerto sarebbe “una maratona a mio parere troppo impositiva”.

Uno degli elementi più riusciti del racconto è la voce del narratore, il piccolo Davide, che con le sue domande, le sue paure e le sue sservazioni del mondo degli adulti e di quel mondo nuovo che sono le montagne, gli escursionisti e gli alpinisti, ci fa spesso ridere e a volte commuovere. Tale capacità di mettersi dalla parte di un bambino è una delle prove migliori dello scrittore Davide Longo.

Il Signor Mario ci spiega che, quando Bach ha scritto le suite che lui suonerà, il violoncello era uno strumento appena nato che pochissimi usavano e tanti musicisti se gliene parlavi dicevano Boh! Chissà cos’è. Ma a Bach, che come al signor Cesare gli piaceva fare cose che gli altri dicevano E’ impossibile, nel 1720 si è messo di buona voglia e ha scritto questa musica, che lui suonava non su un violoncello, ma su una viola pomposa, così si chiamava, che aveva cinque corde, mentre il violoncello ne ha quattro.
In effetti viola e violoncello, anche se sembrano parenti, appartengono a due famiglie diverse, perché la viola è della famiglia dei liuti, mentre il violoncello è della famiglia dei violini.
Le cose di famiglia sono sempre complicate e se mi mettessi a spiegare della nostra al Signor Mario andrebbe in confusione anche lui. Infatti io sono della famiglia di mamma e papà, ma papà ha anche un’altra famiglia con Loreta perché hanno fatto Penelope, che ha zero anni e non parla nemmeno, mentre Loretta ha fatto Mattia, che ha quattro anni, con un signore che non conosco che ha anche lui un’altra famiglia, ma la mamma dice che per fortuna almeno quella non ci riguarda.
Comunque la viola e il violoncello, che sembrano parenti non lo sono, come me e Mattia. Il che non vuol dire che non possono andare d’accordo. A meno che la viola non sia pomposa, perché con lei immagino sia più difficile trovarsi a suo agio.
Il Signor Mario spiega tutte queste cose del violoncello con molta calma e in maniera per niente noiosa, poi dice che adesso è ora di suonare e suona. (p. 34-35)

Il racconto principale è preceduto e seguito da due racconti brevi che sono ambientati in un tempo anteriore ai nostri giorni: un valligiano che, in un anno imprecisato ma lontano, decide di iniziare a scalare le montagne, pratica stranamente inconsueta per gli abitanti della regione, come racconta Cesare Maestri durante il viaggio; e alla fine del libro, una scena domestica in casa Bach. Forse questo è un omaggio di Longo ad una splendida figura accennata nel racconto e che tanta parte sembra aver avuto nella storia delle sei Suites per violoncello: Anna Magdalena, moglie di Bach. L’unica trascrizione che oggi abbiamo degli spartiti è per mano di Anna Magdalena, tanto che alcuni anni fa venne ipotizzato che potessero essere una sua opera (poi i maggiori esperti di Bach hanno smentito questa teoria).

Infine, questo libro può essere un’ottima lettura per la scuola, non solo per lo stile scorrevole e accattivante, ma anche perché si presta a curiosi e interessanti approfondimenti interdisciplinari: la storia delle Dolomiti (per scienze e geografia), le opere di Bach e la storia del violoncello (per musica), e così via.

Cecilia Barella
 
Davide Longo, Il Signor Mario, Bach e i settanta, ed.Keller, 2010
 
 
Note dell’editore

Davide Longo nasce nel 1971 e vive a Torino. Nel 2001 ha pubblicato per la Marcos y Marcos il romanzo Un mattino a Irgalem con il quale ha vinto il Premio Grinzane opera prima e il Premio Via Po. Dello stesso anno è il libro per bambini Il laboratorio di Pinot. Nel 2004 è uscito il suo secondo romanzo Il Mangiatore di pietre (Marcos y Marcos), Premio Città di Bergamo e Premio Viadana. È regista di documentari, autore di testi teatrali e autore radiofonico per RadioRai. Ha scritto per La Repubblica, Avvenire, Slow Food, Donna, Lettere, Travel. Del 2006 è La vita a un tratto, ed. Corraini. Nel 2007 ha curato per Einaudi l’antologia Racconti di montagna e pubblicato per Corraini il libro-gioco-arte E più non dimandare, realizzato con il pittore Valerio Berruti. Le sue opere teatrali e i suoi libri sono tradotti in molti paesi europei.
Mario Brunello ha studiato al Conservatorio di Venezia con Adriano Vendramelli e Antonio Janigro. Nel 1986 ha vinto il primo premio al Concorso Internazionale Čajkovskij di Mosca nella categoria dedicata al violoncello. Si è esibito nelle maggiori sale da concerto del mondo, diretto da nomi di grande prestigio quali Claudio Abbado, Myung-Whun Chung, Valery Gergiev, Carlo Maria Giulini, Eliahu Inbal, Marek Janowski, Riccardo Muti, Zubin Mehta e Seiji Ozawa. È il fondatore e direttore dell’Orchestra d’archi italiana.
Cesare Maestri è alpinista e scrittore italiano nato nel 1929. È soprannominato “il ragno delle Dolomiti” per le sue capacità alpinistiche. Fu il primo alpinista ad effettuare salite in solitaria sul vi grado ed il primo a discenderle in arrampicata. Numerose le sue prime imprese. Nel 1951 salì in solitaria la via Detassis-Giordani al Croz dell’Altissimo, e per primo effettuò la discesa in solitaria dalla Paganella. Nel 1952 diventa guida alpina. Da allora si susseguirono numerose imprese, principalmente sulle Dolomiti. Del 1959 è la spedizione alla parete nord del Cerro Torre, sulle Ande tra Argentina e Cile, assieme a Cesarino Fava e Toni Egger dove quest’ultimo perse la vita per una valanga. Nel 1970 Cesare Maestri tornò sul Cerro Torre, questa volta risalendo lo spigolo sud-ovest. Ha collaborato come giornalista con numerose testate ed ha esercitato con successo l’attività di scrittore, pubblicando numerosi libri autobiografici editi da Garzanti, Rizzoli, Baldini & Castoldi Dalai. Nel corso della sua carriera ha effettuato circa 3500 salite, delle quali circa un terzo sono state effettuate in solitaria.
 
 

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