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Il Male: come è stato raccontato

bruegel_torre_babeleParlare del Bene implica, ad un certo punto, parlare anche del male. Il Salone del Libro di Torino 2014, il cui tema è “Bene in vista”, ha affidato questo difficile compito al prof. Carlo Ossola. Il quale ha iniziato la sua lectio magistralis con una riflessione sulle parole. Il Bene non è declinabile al plurale, perché in questo caso cambia il significato semantico: con la parola “beni” ci si trova in ambito patrimoniale. Il Bene, singolare, dà dignità all’individuo, quindi si rivolge a ciascuno. Il Male, al contrario, annulla l’individuo, massifica -si pensi allo sterminio di massa.

Per essere vero, il bene deve essere cercato, praticato per gli altri. Al contrario, il bene cercato come fine a se stesso è inconcludente: si pensi a donna Prassede nel Manzoni, o al Visconte Dimezzato di Calvino, che ottengono l’effetto contrario al “bene” che vorrebbero compiere.
Ma il Bene deve ammettere la presenza del Male? – continua il prof. Ossola, e come?
Attraverso la mitologia, la letteratura, la religione, le civiltà hanno dato risposte diverse.
I classici ritenevano che guardare il male può spingere per reazione al bene, è il concetto della catarsi della tragedia. Ma mostrare il male può essere pericoloso e dare scandalo. Manzoni si è posto il problema nella scrittura di Fermo e Lucia, era preoccupato dell’effetto che potevano fare ad esempio certe storie d’amore nell’animo di alcune categorie di lettori quali i religiosi e le ragazze giovani.
La torre di Babele della Bibbia è stata una storia ripresa in varie epoche ed è l’emblema del male che, lasciato sviluppare (la genìa di Caino) porta alla rovina se stesso, perché è incapace di costruire qualcosa di positivo. Il rischio è che l’uomo perda il controllo del male che costruisce: il golem è un mito ricorrente nella letteratura moderna da Frankenstein a Pinocchio, fino ai casi di cronaca dei nostri giorni (errori nelle pratiche delle biotecnologie).
Nella parabola della zizzania, il cristianesimo lascia esistere il male perché il bene è più importante e prezioso e abbiamo la certezza che trionferà. E più importante una piantina di grano che tutta la zizzania e comunque è solo Dio che può decidere.
All’inizio dell’epoca moderna, Shakespeare, Cervantes, Molière, i grandi autori del Seicento europeo hanno rappresentato la coscienza dell’uomo davanti alla scelta tra agire per il bene o lasciar andare il male, e le conseguenze delle sue azioni. Il prof. Ossola sostiene che è Don Giovanni, soprattutto nelle prime versioni in Spagna (Tirso de Molina) e in Francia (Molière) nel Seicento, il personaggio più rappresentativo di questo conflitto. In origine non è semplicemente un seduttore ma un ribelle che segue la via del male perché decide di seguire unicamente le sue passioni e si ribella a qualsiasi supremazia, morale, istituzionale o familiare.
 
 
a cura di Cecilia Barella
Salone del Libro di Torino, maggio 2014
 
 

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