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Tamaro e Recalcati: le nuove parole tabù

Susanna_TamaroLa scrittrice Susanna Tamaro e lo psicanalista Massimo Racalcati parlano delle parole che sono diventate un tabù nella nostra società: Bene, amore, cuore.
Susanna Tamaro è stata la madrina della edizione 2014 del Salone del Libro di Torino, il cui tema è il Bene. Quest’anno ricorrono anche i 20 anni dalla pubblicazione di Và dove ti porta il cuore.

Nella sua bellissima prolusione inaugurale intitolata Crescere un albero, crescere un bambino (e che sarà a breve pubblicata da Bompiani) schiva e molto gentile, Susanna Tamaro ha raccontato lo schermo e l’emarginazione che ha avvertito come scrittrice da parte della maggior parte degli intellettuali e della critica negli ultimi 20 anni. Ha raccontato quanto la parola “cuore” sembrasse produrre perfino più imbarazzo della parola “amore” tra i suoi colleghi, e di come sia stata accusata di aver voluto sfruttare il successo e il filone sentimentale. Il termine “buonista” è stato coniato 20 anni fa proprio in riferimento al romanzo. Invece, ha invece spiegato, ha voluto infondere nei suoi romanzi una riflessione etica e ha fondato le sue storie sulla distinzione tra bene e male. Usa anche le parole “edificante/edificare”, altrettanto tabù, mentre la distinzione tra bene e male è sostituita dal molto più facile click su “Mi piace” o no a cui ci ha abituato il digitale.
Eppure la banalizzazione del bene è contraria alla conservazione della specie umana, continua Susanna Tamaro. Giovani e adulti si sentono in un vicolo cieco. Lo prova la frequenza di omicidi familiari, soprattutto l’uccisione dei bambini, che riempie le cronache; da un punto di vista antropologico, questo fenomeno indica l’impazzimento della specie e l’autodistruzione. Ma attenzione, non è che le generazioni attuali siano peggiori dei giovani di ieri. Tutt’altro, i giovani degli anni Sessanta e Settanta, suoi coetanei, sono stati più riflessivi e impegnati di quelli di oggi ma si sono anche persi nella droga, nel terrorismo, o in un nulla di fatto. Ogni generazione è stata ribelle, poi arrivata all’età adulta tende a ricordare la propria giovinezza migliore di quella che davanti, di cui è invece responsabile.
Poi Susanna Tamaro ha parlato di bambini, della natura, ha raccontato di aver piantato circa un centinaio di alberi in 20 anni, sempre piantine esili che poi sono diventate alberi. “L’amore richiede forza” ma questa frase, racconta, suonò tanto fuori tempo che il primo editore al quale propose Và dove ti porta il cuore, rifiutò il romanzo.
 
 
Massimo RecalcatiIn un’epoca in cui si oscilla tra il falso romanticismo di cattivi film e romanzi commerciali e l’esortazione al successo individuale e all’autosufficienza, lo psicanalista e divulgatore Massimo Recalcati afferma che l’amore vero esiste.
Se l’assunto culturale del nostro tempo è che ogni amore è a scadenza – convinzione sostenuta da sociologi e neuroscienziati (sarebbe dovuto all’effetto dell’adopamina, circa 18 mesi, dopodiché o ci si adatta o si cambia partner) – lo psicanalista risponde che questo concetto si fonda sull’equivoco che l’uomo possa farsi da sé; la pratica terapeutica dimostra invece che l’uomo ha bisogno degli altri.
Recalcati ha affermato che, come la teologia, anche la psicanalisi sostiene che l’amore è una esperienza di eternità. Cita Lacan, la cui parola preferita era “encore” (ancora), non inteso come desiderio di nuovo, di qualcosa di diverso ma come desiderio ripetizione; e cita S. Agostino: amore è la felicità per quello che si ha. Perché l’amato è unico e irripetibile.
Riprendendo i temi del suo ultimo libro (Non è più come prima. Elogio del perdono nella vita amorosa, Raffaello Cortina editore), Recalcati parla dell’esperienza amorosa vissuta con lo stesso atteggiamento che c’è verso il consumo e l’acquisto di cose, quindi destinato all’insoddisfazione; e parla dell’incontro del vero amore. Questa esperienza cambia la visione del mondo, perché si comincia a guardarlo da una prospettiva plurale. E i termini del consumismo sono invertiti, perché l’amore profondo mentre si consuma in realtà aumenta.
Questo tipo di relazione implica ammirazione verso l’altro, verso la sua progressione, il suo successo – e certo è più difficile stare vicino a una persona che cresce, mentre è più facile con chi ci sembra più debole e sottomesso – puntualizza Recalcati che ricorda anche la quantità di delitti nella coppia di cui siamo oggi a conoscenza.
Infine, Recalcati non teme di affermare che la fine dell’amore profondo è un’esperienza traumatica che non va minimizzata, perché l’abbandono porta alla regressione verso un mondo visto al singolare e che perde senso. Il perdono, a cui ha dedicato il suo ultimo libro, implica tempo, come l’elaborazione del lutto. Ma se il lutto riguarda l’amore, che è morto, il perdono – ed è qui la differenza – è un lavoro su se stessi nei confronti di una persona che c’è ancora, è viva.
 
 
a cura di Cecilia Barella
Salone del Libro di Torino, maggio 2014
 
 

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