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La (ri)traduzione dei classici

Abbiamo raccolto le osservazioni dei professori Nuccio Ordine e Luciano Canfora, rispettivamente filosofo esperto del Rinascimento e filologo classico, sulla traduzione dei classici, o meglio sulla necessità della ri-traduzione, sull’importanza di pubblicare edizioni integrali e con il testo a fronte anche per la prosa, e sull’utilità dell’esercizio di traduzione a scuola.

Nel Novecento, l’editoria italiana ha avuto importanti collane di classici. Molte di queste non esistono più, e quelle esistenti stentano a sopravvivere perché ci sono meno acquirenti, ad esempio le biblioteche non hanno una buona disponibilità di fondi per gli abbonamenti. Questo è un problema non solo italiano: anche all’estero gli editori hanno difficoltà a trovare filologi qualificati per seguire il complesso processo della traduzione di classici, anche dal lato tradizionale.
Gli addetti ai lavori denunciano la proliferazione della letteratura secondaria, ovvero di antologie, soprattutto nella scuola, a scapito del testo integrale. E denunciano allo stesso modo che molti testi di importanti autori classici non sono più in catalogo, o non sono tradotti in italiano (Boccaccio è un esempio).

Un testo non è tradotto una volta per sempre, perché è necessario spesso ritradurre i classici non solo per renderli più fruibili, leggibili ai contemporanei (quindi aggiornare il lessico) ma anche per apportare il contributo di studi storici e filologici perché a volte le traduzioni hanno sofferto di influenze ideologiche di una determinata epoca. E’ importante, invece, esaminare un testo con le dovute cognizioni storiche e filologiche.

In ambito scolastico, è molto importante l’esercizio della traduzione perché è quello che più di tutto permette di conoscere bene un testo, ma soprattutto di conoscere la propria lingua, di ragionare sul significato delle parole e sull’analisi logica, quindi imparare a usare il linguaggio. A questo scopo, è auspicabile un maggior numero di traduzioni con il testo a fronte, non solo per la poesia ma anche per la prosa.
A monte di tutto, è importante che gli editori si impegnino a tradurre libri, e di conseguenza finanziare traduzioni.
 
 
a cura di Cecilia Barella
Salone del Libro di Torino, maggio 2014
 
 

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