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La prova di traduzione

Il Salone del Libro di Torino dedica ogni anno uno spazio al ciclo di incontri dell’Autoreinvisibile, ovvero al mondo della traduzione coordinato da Ilide Carmignani. E’ un’occasione di aggiornamento e confronto tra i traduttori italiani esperti e esordienti. Uno degli incontri appena tenuti era dedicato alla prova di traduzione.

La prova di traduzione è innanzitutto un investimento di tempo, sia per il traduttore che per le case editrici. Si parla spesso delle regole che un buon traduttore deve seguire, ma anche la casa editrice, nella persona dell’editor, deve rispettare una etica del lavoro.
La prova di traduzione è un momento molto importante nella vita professionale del traduttore, e anche dell’editor, dato che il successo o meno di un libro ha una ricaduta anche sulla sua carriera.
I tempi editoriali sono diventati molto veloci, quindi c’è meno tempo per la formazione dei traduttori, anche per questo si fanno fare prove mirate di traduzione, ovvero su un testo la cui pubblicazione è stata programmata. Diversamente, la difficoltà del testo in prova dovrebbe rispettare la difficoltà del testo che si intende far tradurre. Così come la lunghezza del testo dovrebbe essere adeguata al tempo concesso al traduttore per portare a termine il lavoro.
Il traduttore esordiente investe tempo dato che la prova di traduzione non è remunerativa. Quindi, la revisione del testo da parte dell’editor deve essere dettagliata e, soprattutto, deve essere debitamente illustrata al traduttore, qualunque sia il risultato.
Per quanto riguarda il traduttore già affermato, l’editor della casa editrice deve tener conto che un bravo traduttore non necessariamente si adatta a qualsiasi libro, quindi può essere utile far fare il saggio di traduzione su un determinato libro anche a un bravo traduttore.
Proprio perché l’analisi della traduzione richiede tanto tempo, è raro che un editore commissioni una prova comparativa, ovvero una prova affidata a due o tre traduttori contemporaneamente sullo stesso testo.

Infine, editori e traduttori esperti hanno illustrato anche altri due elementi del lavoro del traduttore.
Dati i tempi editoriali così veloci, diversi editori apprezzano che il traduttore abbia anche competenze come redattore. Inoltre, dato che è diventato più difficile e occasionale avere un rapporto diretto e formativo con le case editrici, è consigliabile anche per i traduttori lavorare con i service editoriali.
Sono molte le case editrici che si servono di service di traduzione, professionali e selezionati, ad esempio in casi di libri che devono essere tradotti in fretta (best sellers di cui vengono acquistati i diritti perché sono successi legati all’attualità o all’uscita di un film, oppure i cosiddetti “instant books”, ecc). In questi casi, il traduttore assume il ruolo del revisore del testo originale, che non di rado presenta degli errori.
Molti collaboratori esterni di case editrici hanno fondato a loro volta service editoriali.

a cura di Cecilia Barella
Salone del Libro di Torino, maggio 2014
 
 

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