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Il senso del tatto per il libro

MasayoAveE’ il senso del tatto che ci dà le coordinate del mondo in cui viviamo, di più, ci dà proprio la sensazione di esistere, più degli altri sensi. E’ ciò che ci spiega Masayo Ave, una architetto giapponese che si dedica da alcuni anni al haptic, ovvero la disciplina del senso del tatto, strettamente legata al design delle superfici. Il design si è sempre occupato molto di più delle forme, osserva Masayo Ave, ma sono le superfici l’interfaccia tra le persone e le cose.

Masayo Ave ha trascorso 16 anni in Italia e parla perfettamente la nostra lingua, per questo può farci notare con cognizione di causa che l’italiano non ha molte parole per definire le sensazioni tattili (per esempio: liscio, ruvido) e tali parole sono poco o nulla onomatopeiche.
Al contrario, il giapponese ha un vocabolario molto più articolato per descrivere il senso del tatto e quasi tutte le parole al riguardo sono onomatopeiche. Ciò rispecchia la sensibilità o meno di una cultura verso il senso del tatto. Le ultime generazioni in particolare, continua Masayo Ave, sono diseducate al tatto perché ai bambini viene ripetuto continuamente “Non toccare” finché diventano adulti maldestri che distruggono o rovinano ciò che toccano. In realtà, bisognerebbe insegnare ai bambini a toccare le cose, a toccarle bene. Per esempio, la prima regola dovrebbe essere quella di lavarsi le mani prima di maneggiare qualcosa, anche come segno di cura di ciò con cui abbiamo a che fare.

È proprio con il gesto di lavarsi le mani che Masayo Ave fa iniziare le sue lezioni e i suoi seminari, che tiene in giro per il mondo e all’Università di Berlino, dove si è trasferita da cinque anni. Noi abbiamo avuto la fortuna di seguire uno dei suoi laboratori, dedicato al libro e alla lettura. Si tratta di rifare la copertina di un libro e farne una copertina “tattile””, ovvero in rilievo. Il libro è sia un oggetto sia il suo contenuto (il romanzo, le poesie…); rifare la copertina dopo averlo letto significa interpretarlo, quindi lo rende più personale.
Tale attività manuale, nel corso della realizzazione, svolge una duplice funzione: metterci in relazione con ciò che abbiamo letto ed educarci al senso del tatto che ci mette in relazione con il mondo fisico. I materiali utilizzati sono tutti molto comuni: stoffa, lana, gommapiuma, carta, carta vetrata… Molti di questi materiali producono anche suoni specifici quando toccati, oltre che sensazioni tattili. Per lavorare servono anche: colla, forbici, colori, e così via.

Le fasi del laboratorio sono le seguenti:
– la lettura del libro. In genere Masayo Ave chiede agli studenti di portare con sé il libro preferito, oppure se li fa lavorare in coppia sceglie lei stessa libri molto noti e chiede agli studenti di rileggerne alcuni passaggi e parlarne insieme
– prendere nota delle sensazioni suggerite dal libro: caldo, freddo….
– toccare una serie di materiali (anche di oggetti comuni che ci circondano) per capire a quali impressioni li associamo
– preparare una sorta di collage di materiali che suggeriscano, al tatto, le stesse sensazioni provocate dal libro
– foderare la copertina con il collage creato.

I laboratori sul libro tattile di Masayo Ave sono rivolti sia agli adulti che ai ragazzi e anche a bambini in difficoltà, con i quali – ci ha raccontato – ha lavorato spesso e con grande successo perché proprio questa attività libera abilità che compensano le disabilità.

Cecilia Barella

L’articolo è apparso originariamente su La Compagnia del Libro – TV2000 nel 2009
 
 

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