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Kipling: la partenza delle fate

Blake_jacobsladderLa partenza delle fate dall’Inghilterra sembra un fatto storico, almeno così lo racconta Rudyard Kipling. Avvenne sotto il regno di Enrico VIII (padre di Elisabetta I) che scatenò violenze e un certo scontento nel paese, e “questo terrorizzò le fate”. Si radunarono sulla costa del Kent, presso la palude di Dymchurch e lì chiesero aiuto a una famiglia del popolo degli uomini per imbarcarsi e attraversare la Manica.
Le traghettarono i due figli di una vedova: uno era cieco, l’altro muto, quindi furono testimoni discreti che non raccontarono mai i particolari di quella traversata.

L’episodio viene narrato da Kipling (1865-1936) in Puck of Pook’s Hill (1906), cui seguirà Reward and Fairies (1910), noti anche come Puck il folletto e Il ritorno di Puck. Nel frattempo, nel 1907 Kipling aveva ricevuto il premio Nobel per la Letteratura.
In Italia, i due libri sono pubblicati da Newton Compton, con una illuminante introduzione di Eraldo Affinati.

Kipling riscrive momenti cruciali della storia d’Inghilterra, senza escludere il folklore che tanta parte ha avuto in quella storia e percorrendo anche le strade secondarie della storia, smentendo così chi vuole ancora vederlo come un cantore dell’impero britannico.
Cornice dei racconti, genere in cui lo scrittore eccelleva, sono le scorribande di due bambini, i fratelli Dan e Una, sulle colline del Sussex dove incontrano Puck, il folletto del Sogno di una notte di mezz’estate di Shakespeare.

Poco importa se le fate di Kipling, piccole e alate, sono proprio quelle che Tolkien aveva in antipatia. L’autore del Signore degli Anelli racconta la partenza degli elfi dalla Terra di Mezzo, via mare, consumati dalle guerre tra i popoli, e il pensiero non può non volare a Dymchurch.
Ma c’è dell’altro. Il gusto per la campagna inglese, lo “sguardo lenticolare…. il paesaggio descritto con amorevole sguardo analitico, minuzioso, non meno evocativo” scrive Eraldo Affinati, unisce i due scrittori pur tanto diversi. E soprattutto è simile il loro intento: Tolkien intendeva scrivere quell’epica che l’Inghilterra non aveva (il poema epico inglese per antonomasia, Beowulf, narra in realtà di popoli del Nord Europa), e Kipling intendeva riscrivere la storia per i bambini, ma soprattutto per gli adulti, come si leggerà nella sua biografia postuma.

Non del tutto convinto della partenza delle fate era Conan Doyle (il creatore di Sherlock Holmes) che nel 1917 fu contagiato dalla febbre collettiva per l’avvistamento delle fate, che furono perfino fotografate a Cottingley, in perfetto stile edoardiano, ma le foto naturalmente si rivelarono un falso.

Cecilia Barella

Rudyard Kipling, Tutte le storie di Puck il folletto, ed. Newton Compton
introduzione di Eraldo Affinati
 
 

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