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La regina delle nevi nel folklore alpino

narnia_strega_biancaMaria Savi Lopez (1846-1940) è stata una folklorista italiana, vissuta tra Napoli e il Piemonte. Scrisse molto e la sua opera più longeva è Leggende delle Alpi, pubblicata nel 1889 da Loescher. Riportiamo tre brani in cui la studiosa tratta la figura delle regina delle nevi.

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Di certo non è neppure lieta la leggenda dell’edelweiss come venne narrata dal Baumback, il quale dice ad una donna amata che sopra una vetta altissima delle Alpi, vicino alle nevi eterne siede la Dama Bianca, splendida come la dea Bercht delle leggende tedesche, e circondata da folletti armati con lancie in cristallo. Se un alpinista imprudente o un cacciatore di camosci vuole avvicinarsi alla Regina delle Nevi, essa lo guarda e gli sorride. Come affascinato egli sale, sale sempre, non curandosi dei pericoli, ed essendo acceso di fervido amore altro non vede, non ammira che il bel volto candido della Regina e la sua corona di gemme scintillanti; ma gli spiriti gelosi lo assalgono con impeto, e l’infelice precipita fra i crepacci della neve e del ghiaccio.
Mentr’egli sparisce la Dama bianca piange, le sue lagrime scorrono sulla superficie dei ghiacciai, scendono fra le rupi e formano le stelle argentee degli edelweiss

Una leggenda tirolese narra che alcune di queste regine della neve, abitavano fra certe rupi in sito ombroso e fresco, e mostravansi amiche dei pastori beneficandoli. Di sera sedevano sopra un’alta rupe, accanto ad un larice, e cantavano in tal maniera che nessuna voce umana poteva vincerle al paragone nella dolcezza. Avvenne che un pastore sentì quelle soavissime voci, quando tornava a casa col gregge, ed egli fu in tal maniera affascinato che rimase in piedi vicino alla rupe, mentre scendeva la notte sulle montagne, e vi stette a lungo, finchè essendosi levata la luna, si ricordò del gregge e della giovane sposa e tornò a casa sua; ma nella sera seguente andò sempre vicino alle bionde fanciulle, ascoltando estatico le loro canzoni, finchè esse vollero mostrargli i tesori della grotta ove dimoravano, ed il gregge di camosci che tenevano raccolto nel loro palazzo sotterraneo.
Per qualche tempo ancora il pastore rimase come ammaliato dalle candide fanciulle della neve, e quando lungo il giorno custodiva il gregge, o di notte ritornava verso l’umile casa, aveva nell’anima una tristezza invincibile, e pensava ancora alle canzoni udite. La giovane sposa essendo profondamente addolorata a causa del cambiamento strano avvenuto nel pastore, e non sapendo ove egli passava la sera, trovò mezzo di mettergli in tasca un gomitolo, e tenne in mano la parte estrema del filo che si svolgeva mentre egli camminava. Quando fu sicura che il marito erasi fermato, si servì del filo per seguir la stessa via ch’egli aveva percorsa, e giunse finalmente nella grotta delle bianche fanciulle, ove il pastore fra i camosci e le belle ammaliatrici ascoltava come era suo costume il loro canto.
La giovane sposa nel vedere in quel sito l’uomo ch’essa amava tanto, cominciò a piangere ed a disperarsi, imprecando alle fanciulle della neve, che sparirono col gregge innanzi ad essa, e non tornarono più nella bella grotta. Questa leggenda ritrovasi spesso con molte varianti, e parmi che sia una delle più comuni in parecchie regioni alpine.

Il Michelet vuol trovare in queste regine delle montagne, una poetica figura che accenni solo al fascino delle alte cime sull’animo degli uomini, che vanno a sfidare la morte per vedere da vicino le signore delle nevi eterne. Tschudi non vuole invece riconoscere che la curiosità sia il movente principale degli alpinisti più audaci; ma trova la causa prima di tante ascensioni pericolose in un sentimento di orgoglio, perchè l’uomo sa di essere signore della terra e vuole che sventoli ovunque la sua bandiera vittoriosa.
Per qualsiasi ragione ciò avvenga, si chiamino pure le altissime vette la Jungfrau, la Regina o la Cima Tosa, o abbiano nomi bizzarri e maschili, esse attraggono in modo possente l’anima dei poeti ed anche quella degli alpinisti; che dimenticheranno forse per molti secoli ancora ogni cosa terrena, anche la malìa delle grandi città e gli agi della vita, per l’amore delle regine altere e candide delle montagne, che hanno allato il triste angelo della morte.

Maria Savi Lopez Le leggende delle Alpi 1889
 
 
Le opere di Maria Savi Lopez sono oggi patrimonio comune e sono disponibili nella biblioteca online di libero accesso www.liberliber.it
 
 

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1 commento

  1. annaritaverzola ha detto:

    Prezioso suggerimento, grazie! Un caro saluto, Annarita.

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