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Molte Cenerentole per una scarpetta

Le_altre_cenerentoleE’ considerata la fiaba più popolare al mondo, proprio perché è una storia radicata in moltissime culture, diversamente da una fiaba letteraria diffusa attraverso le traduzioni, come nel caso di Pinocchio. Le varianti di Cenerentola sono almeno 345, documentate nel prezioso libro che Marian Roalfe Cox pubblicò nel 1893 con l’autorevole introduzione del folklorista Andrew Lang, il quale commentando l’origine della fiaba scrive: “Una cosa è certa, un popolo senza abiti e senza scarpe non avrebbe potuto inventare Cenerentola.”

E sembra basarsi proprio su questa affermazione del prof. Lang il libro dedicato a Cenerentola che la editrice Sinnos ha pubblicato con il titolo: Le altre Cenerentole. Il giro del mondo in 80 scarpe (a cura di Vinicio Ongini e Chiara Carrer). Il libro raccoglie solo 4 versioni della fiaba: cinese-vietnamita, balcanica, araba e sarda, ma il filo conduttore sono proprio le scarpette, diverse da una versione all’altra, caratteristiche in ciascun Paese come un costume tradizionale, ma che sempre rappresentano la bellezza della protagonista, il suo cambiamento di condizione anche grazie ad aiutanti magici.
E non sorprende che la trascrizione più antica che si conosca di questa fiaba, nel 850 d.C. circa, sia stata proprio in Cina dove si è posta sempre molta attenzione alla bellezza dei piedi femminili, che dovevano rappresentare la grazia di tutta la persona.

In Europa la versione più antica documentata è quella in dialetto napoletano di Giambattista Basile, La Gatta Cenerentola del 1636, raccolta nel Cunto de li Cunti (o Pentamerone, perché raccoglie 50 fiabe). Alcuni anni fa, nel 1976, fu riportata all’attenzione del pubblico grazie all’adattamento teatrale scritto e musicato da Roberto De Simone della Nuova Compagnia di Canto Popolare, uno spettacolo che da allora ottiene sempre grande successo.
La versione di Basile precede di più di mezzo secolo la versione di Perrault del 1697, che sarà poi la più diffusa in occidente e, per intenderci, quella ripresa anche da Walt Disney.
Se le scarpette sono il simbolo della storia e il nodo cruciale della trama, i temi portanti della storia di Cenerentola sono la rivalità all’interno della famiglia e il ribaltamento dell’avversa fortuna. La famiglia allargata non è una realtà di oggi. Anticamente era molto frequente che una donna morisse di parto e che il marito poco dopo si risposasse, per questo motivo nella famiglia venivano a convivere fratelli e fratellastri. La lettura psicoanalitica della fiaba del prof. Bruno Bettelheim ci mostra da una parte l’attualità della fiaba e dall’altra la sorprendente coincidenza dell’interpretazione moderna con quella che era in fondo una funzione educativa della fiaba nel parlare ai bambini della vita in maniera indiretta e dissimulata (come anche il mito); Cappuccetto Rosso, Pollicino, Hansel e Gretel ne sono altri esempi. “Le fiabe – scrive Bettelheim – trattano in modo immaginativo dei più importanti problemi connessi con lo sviluppo nella vita di ciascuno di noi.” Anzi, conoscendo le versioni pre-letterarie di molte fiabe ci accorgiamo che sono ben più crude di come le raccontiamo oggi. Fratellastri e sorellastre erano in realtà fratelli e sorelle, le matrigne erano le vere madri, ma è stata aggiunta nel tempo una parentela acquisita per rnderla più accettabile al perbenismo del pubblico borghese.
Oltre ad essere la fiaba tanto popolare da secoli e secoli, Cenerentola continua a circolare nella cultura moderna sotto mentite spoglie. Oggi il cinema oggi le fa indossare i panni di Julia Roberts in Pretty Woman (un film che continua a battere record di ascolti ad ogni replica in tv), e qualche anno fa quelli di Audrey Hepburn in Sabrina, tanto da aver dato il nome ad un filone commerciale, quello delle Cinderella stories appunto. Il tema dell’ingiustizia familiare/sociale e del riscatto della protagonista, la cui nobiltà (reale o morale) non viene inizialmente riconosciuta, è lo stesso all’origine del romanzo europeo: un titolo tra tutti è Tom Jones di Henry Fielding.
Infine, un accenno alla versione maschile della storia. Diversamete da altre fiabe, il tema di Cenerentola non ha una connotazione prettamente femminile. La condizione di partenza può toccare a entrambi i sessi; quello che cambia, casomai, è il luogo e modo per arrivare al lieto fine: un’avventura fuori casa per il maschio, quasi del tutto domestica per la femmina.
Anche il nome è comune a entrambi i sessi. “Nelle fiabe nordiche raccolte da Asbjornsen e Moe – spiega Beatrice Solinas Donghi – l’identità segreta del misterioso cavaliere si chiama Ceneraccio, è l’ultimo di vari fratelli e passa le giornate, disprezzato e negletto, fra le ceneri del focolare.” In tedesco c’era una frase idiomatica, ci ricorda ancora il prof Bettelheim, ovvero “vivere in mezzo alla cenere” che per estensione significava vivere in una condizione di inferiorità, e sappiamo che Martin Lutero si riferiva ai personaggi biblici di Abele ed Esaù come Aschenbrüdel (cenere+fratello) proprio perché un tempo, all’interno della casa, ripulire il camino dalla cenere era la mansione più umile.

Cecilia Barella

Vinicio Ongini e Chiara Carrer, Le altre Cenerentole. Il giro del mondo in 80 scarpe, ed. Sinnos 2009, pp 52 euro 15,00

Per approfondire:
– Bruno Bettelheim, Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe, ed. Feltrinelli
– Beatrice Solinas Donghi La fiaba come racconto, ed. Marsilio
– il documentatissimo libro di Marian Roalfe Cox è pubblicato online e gratuitamente (in versione originale inglese) sul sito http://www.surlalunefairytales.com, uno dei migliori sulla fiaba in generale

L’articolo è apparso originariamente su La Compagnia del Libro – Tv2000 nel gennaio 2010

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2 commenti

  1. annaritaverzola ha detto:

    Post molto interessante, come sempre, e preziose le segnalazioni. Grazie! Sto traducendo in questi giorni la versione di Cenerentola ripresa da Perrault e riportata nel libro Blu di Andrew Lang. Cordiali saluti, Annarita.

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