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In memoriam Seamus Heaney

seamus heaneyOggi la notizia della morte di Seamus Heaney, a 74 anni, uno dei maggiori poeti contemporanei.
Seamus Heaney era nato il 13 aprile 1939 in Irlanda del Nord, nella Contea di Derry, in una famiglia cattolica. Nel 1995 ha ricevuto il premio Nobel per la Letteratura.
Tra il 1989 e il 1994 ha tenuto quindici lezioni di poesia a Oxford. nel 1999 sono state pubblicate in Italia dall’editore Fazi con il titolo La riparazione della poesia. Lezioni di Oxford.
Riportiamo di seguito le ultime righe della lezione del 23 novembre 1993, in cui Seamus Heaney parla del suo essere irlandese, e recita al riguardo la propria poesia Alleggerimenti.
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Non vi è nulla di straordinario nella sfida di sviluppare una mente o prospettiva duplice. Per esempio, era esacerbante ma niente affatto deleterio, per il mio sentirmi irlandese, il fatto che crebbi nella minoranza cattolica del Nord e fui educato nella cultura britannica dominante. La mia identità fu accentuata, non erosa, dall’essere sostenuta in queste circostanze. in altre parole, la dimensione britannica, per quanto avversatadalla minoranza se sentita come coercitiva, è pur sempre un fatto della nostra storia e persino della nostra geografia, uno dei luoghi dove tutti noi, volenti o nolenti, viviamo. E’ nella lingua. Ed è dove vive anche la mente di molti cittadini dell’Eire. Quindi proporrei che la maggioranza nordirlandese debba fare uno sforzo corrispondente per raggiungere una prospettiva duplice, e cominciare a considerare se stessa dentro – non oltre – l’elemento irlandese. Ovviamente, troveranno difficilissimo superare la ripugnanza per le tante violenze perpetrate nel nome dell’Irlanda, ma tutto e tutti trarrebbero giovamento se la loro immaginazione premesse contro la pressione della realtà, e rientrasse nell’intera nazione irlandese immaginativamente, se non costitzionalmente, passando per il punto nord del mio quinconce. […] In altre parole, quali che siano le possibilità di raggiungere l’armonia politica a livello istituzionale, volevo affermare che dentro di noi come individui possiamo riconciliare due ordini di conoscenza che potremmo chiamare pratica e poetica; affermare anche che ciascuna delle due forme di conoscenza ripara l’altra, e che la frontiera che le divide è lì per essere attraversata. Tutto ciò è implicito in una breve poesia che fa parte di una sequenza intitolata Alleggerimenti e appare nel mio libro Veder cose del 1991:

Dicono gli annali: quando i monaci di Clonmacnoise
eran tutti in preghiera dentro l’oratorio,
sopra di loro, in aria, apparve una nave.

L’ancora arava dietro tanto in basso
che si agganciò alla ringhiera dell’altare
e poi, mentre il grosso scafo rollando si fermava,

uno della ciurma scese a strattoni per la corda
e lottò per disimpigliarla. Niente da fare.
“Non sopporta la nostra vita quaggiù e annegherà”,

disse l’abate, “se non l’aiutiamo noi”. Detto fatto,
la barca libera fece vela, e l’uomo risalì
dal meraviglioso come l’aveva visto lui.

23 novembre 1993
 

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