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La fulgida stella del cristianesimo

wiki_tarassaco_squinzaL’estate è la stagione delle ferie per antonomasia. Ma le ferie non sono necessariamente il tempo del viaggio, per quanto questo sia prezioso quando ci permette di aprirci ad altri luoghi e popoli. Le ferie sono innanzitutto “Un momento favorevole per dare il primo posto a ciò che effettivamente è più importante nella vita” disse papa Benedetto XVI, che sul tempo libero ha tenuto splendide omelie (questa era per l’Angelus del 18 luglio 2010).
Questo spirito della vacanza è tanto più vero se, invece di partire, rimaniamo a casa o nelle immediate vicinanze, a causa della crisi economica o di impegni familiari, o malattia o altro. La crisi può diventare un’occasione per recuperare “tempi e spazi di raccoglimento, di meditazione, di calma”.

Lo scorso 29 giugno 2013 è stata pubblicata la nuova enciclica Lumen Fidei (La luce della fede), scritta a quattro mani dai due papi Benedetto XVI e Francesco.
Una immagine ricorrente nel testo è quella della stella, che “che mostra gli orizzonti del nostro cammino, in un tempo in cui l’uomo è particolarmente bisognoso di luce”.

Pubblichiamo i primi 3 paragrafi dell’enciclica.

1. La luce della fede: con quest’espressione, la tradizione della Chiesa ha indicato il grande dono portato da Gesù, il quale, nel Vangelo di Giovanni, così si presenta: «Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre» (Gv 12,46).
Anche san Paolo si esprime in questi termini: «E Dio, che disse: “Rifulga la luce dalle tenebre”, rifulge nei nostri cuori» (2 Cor 4,6).
Nel mondo pagano, affamato di luce, si era sviluppato il culto al dio Sole, Sol invictus, invocato nel suo sorgere. Anche se il sole rinasceva ogni giorno, si capiva bene che era incapace di irradiare la sua luce sull’intera esistenza dell’uomo. Il sole, infatti, non illumina tutto il reale, il suo raggio è incapace di arrivare fino all’ombra della morte, là dove l’occhio umano si chiude alla sua luce. «Per la sua fede nel sole — afferma san Giustino Martire — non si è mai visto nessuno pronto a morire».
Consapevoli dell’orizzonte grande che la fede apriva loro, i cristiani chiamarono Cristo il vero sole, «i cui raggi donano la vita».
A Marta, che piange per la morte del fratello Lazzaro, Gesù dice: «Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?» (Gv 11,40).
Chi crede, vede; vede con una luce che illumina tutto il percorso della strada, perché viene a noi da Cristo risorto, stella mattutina che non tramonta.
2. Eppure, parlando di questa luce della fede, possiamo sentire l’obiezione di tanti nostri contemporanei. Nell’epoca moderna si è pensato che una tale luce potesse bastare per le società antiche, ma non servisse per i nuovi tempi, per l’uomo diventato adulto, fiero della sua ragione, desideroso di esplorare in modo nuovo il futuro. In questo senso, la fede appariva come una luce illusoria, che impediva all’uomo di coltivare l’audacia del sapere. Il giovane Nietzsche invitava la sorella Elisabeth a rischiare, percorrendo «nuove vie…, nell’incertezza del procedere autonomo ». E aggiungeva: «A questo punto si separano le vie dell’umanità: se vuoi raggiungere la pace dell’anima e la felicità, abbi pur fede, ma se vuoi essere un discepolo della verità, allora indaga».
Il credere si opporrebbe al cercare. A partire da qui, Nietzsche svilupperà la sua critica al cristianesimo per aver sminuito la portata dell’esistenza umana, togliendo alla vita novità e avventura. La fede sarebbe allora come un’illusione di luce che impedisce il nostro cammino di uomini liberi verso il domani.
3. In questo processo, la fede ha finito per essere associata al buio. Si è pensato di poterla conservare, di trovare per essa uno spazio perché convivesse con la luce della ragione. Lo spazio per la fede si apriva lì dove la ragione non poteva illuminare, lì dove l’uomo non poteva più avere certezze. La fede è stata intesa allora come un salto nel vuoto che compiamo per mancanza di luce, spinti da un sentimento cieco; o come una luce soggettiva, capace forse di riscaldare il cuore, di portare una consolazione privata, ma che non può proporsi agli altri come luce oggettiva e comune per rischiarare il cammino. Poco a poco, però, si è visto che la luce della ragione autonoma non riesce a illuminare abbastanza il futuro; alla fine, esso resta nella sua oscurità e lascia l’uomo nella paura dell’ignoto. E così l’uomo ha rinunciato alla ricerca di una luce grande, di una verità grande, per accontentarsi delle piccole luci che illuminano il breve istante, ma sono incapaci di aprire la strada. Quando manca la luce, tutto diventa confuso, è impossibile distinguere il bene dal male, la strada che porta alla mèta da quella che ci fa camminare in cerchi ripetitivi, senza direzione.

Il testo stampato, completo, dell’enciclica Lumen Fidei si trova in vendita al costo di 2 oppure 3,50 euro a seconda dell’edizione. La versione digitale si trova qui:
http://www.vatican.va/holy_father/francesco/encyclicals/documents/papa-francesco_20130629_enciclica-lumen-fidei_it.html

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1 commento

  1. […] Rock (tradotto in italiano Cori dalla Rocca), ed è quella che viene citata nella recente enciclica Lumen Fidei di Papa […]

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