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Il cimitero dei poeti

wiki_angelo_del_doloreGoethe, Melville, Henry James, Giosuè Carducci, James Fenimore Cooper, Thomas Hardy, Oscar Wilde, Gabriele D’Annunzio e altri visitarono e scrissero del cimitero acattolico di Roma. Non solo ricordi di viaggio, ma anche poesie dedicate al cimitero e a coloro che vi sono sepolti, e romanzi in cui compare il cimitero stesso.
Una visita al cimitero della piramide Cestia era una consuetudine di tutti i visitatori e dei residenti stranieri a Roma, anche per commemorare i conterranei defunti lontano da casa. E anche oggi, il cimitero che risulta essere il quarto più bello al mondo per il verde e per le sue celebri sculture funebri, non è mai vuoto.

Fu papa Clemente XI a concedere il terreno presso la piramide Cestia per la sepoltura dei cristiani protestanti di Roma, il suo papato va dal 1700 al 1721. La tomba più antica risale al 1738, tuttavia la prima testimonianza di un rito funebre anglicano qui celebrato è del 1723.

Forse la testimonianza più celebre è quella del poeta romantico inglese Percy B. Shelley. In una lettera del 22 dicembre 1818, scritta da Napoli, raccontava:

Il cimitero inglese è un declivio verde vicino le mura, sotto la tomba piramidale di Cestio ed è, penso, il cimitero più bello e solenne che io abbia visto. Guardare il sole scintillare sull’erba fresca, quando l’ho visitato per la prima volta, con la rugiada autunnale, e sentire udire il mormorio del vento tra le foglie degli alberi cresciuti sulla tomba di Cestio, e il suolo che freme al tepore del sole, e osservare le tombe, la maggior parte di donne e di giovani, fa desiderare di riposare qui come loro.

Shelley non immaginava che nel giugno 1819 avrebbe sepolto lì il piccolo William, uno dei suoi bambini. Due anni dopo, nel 1821, il cimitero accoglieva il poeta John Keats, e nello stesso anno Shelley pubblicò il poema Adonais, an Elegy on the Death of John Keats. Scrisse nella Prefazione:

John Keats è morto di tisi a Roma, a venticinque anni, il 23 febbraio 1821, ed è stato sepolto nel romantico e solitario cimitero dei protestanti di quella città, sotto la piramide che è la tomba di Cestio, e le mura imponenti e le torri, ora fatiscenti e desolate, che circoscrivevano l’antica Roma. Il cimitero è uno spazio aperto tra le rovine, ammantato d’inverno di violette e margherite. Potrebbe far innamorare qualcuno della morte, pensare di essere seppelliti in un posto così dolce.

La sequenza di lutti tra i poeti inglesi non era terminata. L’anno successivo, nel 1822, lo stesso Shelley morì non ancora trentenne, in mare, al largo della costa toscana. Fu Byron a portare le sue ceneri a Roma.

Oggi nel piccolo cimitero vengono ancora sepolti i non cattolici di Roma, non solo anglicani ma anche di altre confessioni religiose, e i non credenti. Tra gli italiani, ricordiamo ad esempio Gramsci e Carlo Emilio Gadda. E’ un luogo molto ben curato, gestito privatamente da volontari e dalle ambasciate di molti paesi stranieri. Vi si conducono costantemente lavori di conservazione delle tombe più antiche e studi storici sulle sepolture, pubblicati su una newsletter trimestrale. Il cimitero, inoltre, è abbastanza noto tra i botanici e gli appassionati giardinieri della capitale anche per la cura del verde e la quantità di specie di piante.

Cecilia Barella

 

Il sito del cimitero acattolico di Roma http://www.cemeteryrome.it/index.html

 

Alcune opere letterarie ispirate/ambientate nel cimitero acattolico di Roma (in ordine cronologico):

Percy B. Shelley Adonais (1821)
Oscar Wilde La tomba di Keats (1877)
Henry James Daisy Miller (1878)
Giosuè Carducci Presso l’urna di Percy Bysshe Shelley (1884)
Thomas Hardy Rome at the Pyramid of Cestius Near the Graves of Shelley and Keats (1887)
Henry James Italian Hours (1909)
Pier Paolo Pasolini Le ceneri di Gramsci (1954)

 

 

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