In-Folio

Home » Letteratura » La memoria di Janet Frame

La memoria di Janet Frame

Janet_FrameIl mercato editoriale italiano ha centellinato le traduzioni dei libri di Janet Frame, oggi la casa editrice Neri Pozza porta in libreria titoli nuovi o fuori catalogo.
Insieme a Katherine Mansfield, che l’ha preceduta, Janet Frame (1924-2004) è la scrittrice neozelandese più nota, e una delle maggiori non solo del suo paese ma di tutta la letteratura anglosassone della seconda metà del Novecento, proposta almeno due volte per il Premio Nobel. In Italia è nota soprattutto grazie al film di Jane Campion Un angelo alla mia tavola (1990), tratto dalla sua biografia pubblicata in 3 volumi negli anni Ottanta con lo stesso titolo. Primo film neozelandese mai presentato al Festival di Venezia, ricevette il Gran premio della Giuria.

La storia personale di Janet Frame è a tratti vicina a quella della poetessa italiana Alda Merini.
Ricoverata otto anni in manicomio per una errata diagnosi di schizofrenia, Janet uscì nel 1954 poco prima che le venisse praticata una lobotomia grazie al premio letterario assegnato alla sua prima raccolta di racconti, scritti alcuni anni prima. Lo scrittore Frank Sargeson le offrì di vivere e scrivere nella piccola dependance della sua casa. Sargeson era considerato il maggiore scrittore neozelandese, i più giovani tendevano ad imitarlo ma negli anni successivi finirono per dare una visione maschile e stereotipa del paese.
La Nuova Zelanda, la cui colonizzazione è storia recente e che aveva una forma di autogoverno dalla metà dell’Ottocento, è uno stato indipendente dal 1931. La sua storia letteraria risale all’epoca della colonizzazione – che direttamente o no ne rimane a lungo il tema di fondo. La questione dell’eredità culturale e della propria identità si pone davanti ad ogni scrittore di un paese che è o è stato una colonia, come in un rapporto parentale. Durante il processo di autodeterminazione di un paese, tanto politica quanto culturale, il rischio è sempre quello di cadere nel provincialismo. Per questo non sono rari i casi di autori che, trovandosi a vivere in tali fasi storiche, preferiscono autoesiliarsi.
Seguendo il consiglio di chi le suggeriva di partire “per ampliare la mia esperienza” (come ricorda nell’autobiografia), nel 1956 Janet si trasferì in Europa e visse tra Ibiza e l’Inghilterra.
Scrisse:

Abbassando lo sguardo su Londra sentivo lo spessore degli orditi storici, e avvertivo che avrebbe potuto esserci un momento in cui il tappeto sarebbe diventato una ragnatela o un sudario e in altri momenti una calda coperta o uno scialle [..] Non sapevo se ringraziare o maledire John Keats e gli altri per il fatto che le loro immortali allodole cantassero nella mia mente. […] Come era diverso in Nuova Zelanda dove i nomi di posti e il paesaggio, gli alberi, il mare e il cielo riecheggiavano ancora della loro prima voce. Lì era possibile incominciare dal principio.

Dopo alcuni anni Janet sentì che questa fase della sua vita era giunta al suo compimento: si era allontanata dalla Nuova Zelanda per completare la sua formazione e anche per mettersi alla prova, come persona e come scrittrice – in alcune rare occasioni aveva infatti usato degli pseudonimi. “La mia bugia letteraria – scrisse poi nell’autobiografia – era una fuga da una bugia nazionale, che lasciava una neozelandese coloniale d’oltremare senza una vera identità.”
Ora ricordava ciò che Frank Sargeson le aveva detto: “Non conoscerai mai nessun altro paese come quello dove hai passato i tuoi primi anni”, e nel 1964 tornò in Nuova Zelanda. Era una scrittrice già affermata che se da una parte conosceva bene la società e la vita del suo paese natale, dall’altra era abbastanza distaccata dalla scena letteraria nazionale e da qualunque stereotipo ad essa associato.
Cresciuta in una famiglia modesta ma in cui circolavano libri (sua madre si dilettava anche a scrivere poesie), Janet si nutrì di letteratura inglese ma in qualche modo assorbì anche il gusto puro e semplice per la narrazione, per le storie, tipico della cultura orale nativa, in cui il confine tra “la verità dei fatti o dell’immaginazione” come scrive, è piuttosto sottile. Ma questa è anche la lezione che ci hanno lasciato i maggiori romanzi del Novecento: la vita interiore non è meno vera della vita esterna.
La Leggenda del Fiore della Memoria è una mirabile sintesi di tutti questi elementi. E’ un’opera della maturità, pubblicata nel 1988, che le valse il Commonwealth Prize for Literature l’anno successivo. Al centro di destini ed eventi c’è la cittadina neozelandese di Puamahara che vive dello sfruttamento commerciale di una leggenda locale, quella Fiore della Memoria, appunto. Con uno sguardo disincantato e sincero, Janet Frame ci mostra un mondo che non ha più nulla di quel “dreamtime” che promette e di cui pretende di essere depositario. Se da una parte Janet smonta – in questa come nelle sue altre opere – le menzogne e le convenzioni della società, dall’altra coglie il meraviglioso nei dettagli della quotidianità utilizzando un linguaggio lirico e ricco di metafore che riporta il quotidiano in una dimensione fiabesca, al di fuori del tempo – per questo motivo lo stile narrativo di Janet Frame è stato definito realismo fantastico. Si tratta di una quotidianità che ci svela le sue pieghe nascoste, ma non per questo meno vere, e che vediamo attraverso personaggi dalla sensibilità acuta, le persone più fragili della società (i bambini, gli anziani, i malati, chi è solo ed emarginato) personaggi ai quali Janet Frame ha potuto dare voce perché era la sua stessa voce, e Janet – che è sopravvissuta al manicomio e a circa 200 sedute di elettroshock, può raccontarlo molto bene.
Ha uno sguardo penetrante e senza filtri sul mondo, è spontaneamente attenta al dettaglio, e molto curiosa dell’etimo, del significato delle parole; ne derivano molte metafore, caratteristiche della sua scrittura, così moderna ed evocativa allo stesso tempo.

Cecilia Barella

I libri di Janet Frame pubblicati in italiano:

Un angelo alla mia tavola, ed. Neri Pozza 2010
Volti nell’acqua, ed. Neri Pozza 2013
Verso un’altra estate, ed. Neri Pozza 2012
Gridano i gufi, ed. Neri Pozza 2011
La leggenda del Fiore della Memoria, ed. Robin, 2007
La laguna e altre storie, ed. Fazi – 1998
Giardini profumati per i ciechi, ed. Guanda, 1997
Vivere nel Maniototo, ed. Interno Giallo, 1992
Dentro il muro, ed. Interno Giallo, 1990

L’articolo, ora aggiornato, è apparso originariamente su La Compagnia del Libro – TV2000 nel 2008


il video è proprietà di TV2000
 
 
 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: