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Una saga da Nobel

selma_lagerlofLa saga di Gösta Berling
Selma Lagerlöf (1858-1940) era un’insegnante quando inviò ad un concorso letterario i primi capitoli della Saga di Gösta Berling; vinse e le venne offerto un contratto per la pubblicazione dell’intero romanzo, che uscì nel 1891. Il romanzo prende il titolo dal nome del protagonista la cui vicenda personale è in realtà l’elemento unificatore di una serie di altre storie che insieme compongono un arazzo epico e quasi atemporale ambientato nella Svezia meridionale. Selma era nata e cresciuta in una casa borghese nella regione svedese del Värmland, le sue fonti erano state i racconti popolari che aveva ascoltato dalle donne della sua famiglia durante l’infanzia, ma anche le saghe nordiche e la letteratura romantica che il padre le aveva trasmesso.
Gösta Berling è un giovane pastore spretato perché dedito all’alcol fino a quando, sull’orlo del suicidio, viene salvato dalla matura signora di Ekeby, ricca e temuta proprietaria della regione, che lo ospita nella sua casa, una sorta di piccola corte in cui sono radunato altri uomini smarriti, artisti di vocazione ma bloccati e inconcludenti, in contrasto con la società protestate che fa dell’operosità un valore. Qui prende il via la trama articolata in alterne fortune e sventure dei molti personaggi del romanzo che, che è stato paragonato ad un poema cavalleresco, ma che fondamentalmente è un racconto di perdizione e redenzione. La grande capacità di tolleranza verso l’umanità, incarnata da Margareta, la signora di Ekeby, è accompagnata dalla profonda riflessione sui valori etici e sull’esistenza. Questo è il tratto ropriamente nordico del romanzo di Selma Lagerlöf, un tratto che ritroviamo negli autori scandinavi contemporanei, pur diversi tra loro, ad esempio Lars Gustaffson e Bjorn Larsson.

Selma Lagerlöf in Europa

Il romanzo della Lagerlöf, che oggi è considerato uno dei capolavori della letteratura europea dell’Ottocento, apparve inizialmente un’opera “fuori del coro” del clima culturale contemporaneo. In quegli anni in Europa dominava il naturalismo (verismo, in Italia), anche se già sfumava verso il simbolismo. Nonostante l’immediato successo di pubblico, il romanzo trovò diversi oppositori tra i critici di ispirazione positivista. I personaggi si muovono talvolta sull’onda di impulsi irrazionali e le narrazione stessa non segue sempre una lineare concatenazione dei fatti. Eppure, se i personaggi che “sono mutevoli e sfuggenti” considera Lars Gustafsson nella Postfazione, “forse questa è, in fondo, una concezione dell’uomo più realistica rispetto a quella dei caratteri lentamente maturati dell’arte romanzesca tradizionale.”
Se Selma visse un’infanzia piuttosto isolata, negli anni successivi divenne una donna del suo tempo. Lasciato l’insegnamento nel 1895, grazie al sostegno garantito dall’Accademia di Svezia, Selma intraprese un viaggio in Italia, tra il 1895-96, e soggiornò in Sicilia, dove è ambientato il romanzo che pubblicò nel 1897, I miracoli dell’Anticristo. La Sicilia che rappresenta è forse a tratti un po’ oleografica ma anche frutto dell’osservazione personale in cui percepì sia il forte senso religiosi sia i cambiamenti sociali verso il diffondersi degli ideali socialisti. Selma era partita per la Sicilia sulle orme della prima suffragetta svedese, F. Bremer, e negli anni successivi dedicò gran parte della sua energia alla causa delle donne, in modo particolare dopo aver ottenuto il privilegio di essere la prima donna divenuta membro dell’Accademia di Svezia, nel 1914.
Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, la scrittrice si adoperò per far scappare molti intellettuali dalla persecuzione nazista, e durante il confitto russo-finnico combattuto nell’ambito della guerra mondiale e noto come Guerra d’Inverno (tra il novembre 1939-marzo 1940), donò la medaglia in oro del Nobel per raccogliere fondi a sostegno dei finlandesi. Morì nella sua casa in quegli stessi giorni, per un attacco cardiaco, il 16 marzo del 1940.
Per quanto distaccata dalla corrente letteraria del naturalismo-verismo, Selma Lagerlöf non era stata una donna e una scrittrice distaccata dalla realtà. A ben guardare, c’è stata un”altra lezione culturale ottocentesca che le fu più congeniale: quella dell’epoca vittoriana inglese, in cui la filosofia spiritualista (per un certo periodo della sua vita Selma fu vicina alla teosofia esoterica) poteva convivere la capacità di osservazione scientifica della natura (Darwin docet).
Fu proprio sull’esempio di uno dei maggiori scrittori inglesi dell’Ottocento, Charles Dickens e in particolare il suo Canto di Natale, che Selma Lagerlöf pubblicò nel 1912 Il carretto fantasma. Le era stato commissionato un articolo dalla l’Associazione nazionale per la lotta alla tubercolosi, ma ne uscì un romanzo breve di denuncia sociale. Basato sulla leggenda bretone del carrettiere della morte secondo la quale l’ultimo uomo che muore nell’anno deve guidare il carro della morte per tutto l’anno successivo, Selma racconta la degradazione dei ceti più bassi e marginali in un’epoca di trasformazione sociale, combinando descrizioni realistiche e misticismo, speranza di riscatto.
La prova migliore di intreccio tra fantastico e reale, la scrittrice la diede nel romanzo per ragazzi Viaggio meraviglioso di Nils Holgersson attraverso la Svezia, pubblicato nel 1906-07, scritto in poco più di un anno su invito dell’Associazione nazionale dei maestri elementari e tuttora il suo libro più letto e tradotto. La richiesta specifica era quella di scrivere un libro di geografia, ma il libro è molto di più. Ridotto per magia a dimensioni minuscole, il quattordicenne Nils, egoista e dispettoso, viaggia sul collo di un’oca attraverso il paese per raggiungere la Lapponia e conosce la flora, la fauna, la storia e le tradizioni del paese che sorvola, ma soprattutto impara la generosità e il rispetto per la natura dallo stormo di oche, tema che rende il libro tuttora attuale, scritto con un linguaggio molto accattivante per i bambini (dalla maestra che Selma era stata) e con un susseguirsi di sorprese, storie e personaggi.

Il premio Nobel: Selma e Grazia

Nel 1909 Selma Lagerlöf fu la prima donna insignita del premio Nobel per la letteratura. Il premio era stato istituito pochi anni prima, nel 1901, ma aveva subito acquisito prestigio e rinomanza internazionale. Fu nel 1926 che un’altra donna ricevette il Nobel, la scrittrice sarda Grazie Deledda. Come si può leggere dai documenti che accompagnavano l’assegnazione del premio (oggi disponibili in rete sul sito dell’Accademia di Svezia), in quegli anni il Nobel per la letteratura veniva assegnato per l’alta qualità letteraria degli autori (stile e contenuto, potremmo semplificare) e si era ancora lontani dalle polemiche che lo hanno messo accusa negli ultimi tempi di essere troppo “politicamente corretto”. Per quanto geograficamente distanti, Selma Lagerlöf e Grazia Deledda hanno un tratto in comune: raccontano storie radicate nei propri rispettivi paesi ma delineando personaggi e trattando temi che sono esistenziali e parlano a tutta l’umanità. E’ per questo che i loro romanzi sono diventati classici, letti in tutto il mondo generazione dopo generazione.

Cecilia Barella

I libri di Selma Lagerlof citati:
La saga di Gosta Berling, ed. Iperborea, 2007
Il carretto fantasma, ed. Robin Edizioni, 2006
Il viaggio meraviglioso di Nils Holgersson, ed. Mondadori 2005

L’articolo è apparso originariamente su La Compagnia del Libro – TV2000 nel 2008
 
 

 
Il video con Saverio Simonelli e Cecilia Barella è tratto da una puntata della Compagnia del Libro (TV2000) nel 2008
 
 
 

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