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Attilio Brilli: il viaggio in Italia degli inglesi

rovinePer molto tempo, e in gran parte del mondo occidentale, il “viaggio culturale” non poteva non far tappa nel nostro paese, tanto che dal 1816 non si parlò più tanto di Grand Tour quanto di viaggio in Italia.
Ce lo ha spiegato bene il professori Attilio Brilli, il maggiore esperto italiano sull’argomento, che abbiamo incontrato in occasione della lectio magistralis che ha tenuto al Festival della Letteratura di Viaggio 2011.
E’ in Inghilterra, alla fine del Cinquecento, che il viaggio attraverso l’Europa viene definito “The final touch of education”, ovvero il tocco finale del percorso educativo. Era riservato a giovani di classe agiate, a quelli che avrebbero assunto cariche importanti nel governo del paese, e il viaggio permetteva loro non solo di conoscere lingue e usanze di altri paesi, utili in diplomazia, ma anche di affrontare novità, rischi, disagi che ne rafforzassero il carattere.
E’ proprio ciò che scrive il filosofo londinese Francis Bacon (1561-1626) nel suo breve saggio Of Travel: il viaggio doveva essere un modo per affrontare il disagio e l’ignoto.
Questo tipo di viaggio corrispondeva anche ad un cambiamento nella società, perché fino a quel momento i viaggiatori erano stati soprattutto i pellegrini e i mercanti. In una lettera al fratello, il poeta elisabettiano Sir Philip Sidney (1554–1586) gli raccomanda di viaggiare con l’occhio di Ulisse, proprio per non confondersi con pellegrini e mercanti.
La visita in Italia era sì un viaggio di conoscenza delle arti, ma non solo. Il grande poeta John Milton (1608–1674), autore del Paradiso Perduto, durante il suo soggiorno italiano andò a trovare lo scienziato Galileo Galilei, in Toscana. Era a Napoli e stava per imbarcarsi per la Sicilia quando la guerra civile lo richiamò in patria.
Quando Joseph Addison (1672-1719), fondatore del giornale The Spectator e considerato il padre del moderno giornalismo anglosassone, venne in Italia nel 1705, l’Italia divenne una lezione vivente di storia. Il paese era il luogo della classicità e dell’antichità ma anche, nelle parole di Addison, “un museo di forme politiche”. Nei suoi resoconti parla della repubblica di Venezia, del regno dei Borbone, dello Stato della Chiesa, territori vicini, relativamente piccoli e con una tale varietà di assetti politici. D’altro canto, la definizione di museo indica una prospettiva sull’Italia rivolta al passato, mentre tutta l’Europa guardava illuministicamente al futuro.
Il viaggiatore del Settecento aveva un afflato di cosmopolitismo: nella meraviglia della varietà osserva anche l’identità ricorrente dell’uomo, e nel giro di pochi decenni questo portò al riconoscimento dei diritti civili, universali.
Da un punto di vista artistico, nel corso del Settecento nasce il pathos delle rovine, che ha avuto il suo culmine nell’Ottocento. E ce lo dimostra anche la storia degli oggetti che i viaggiatori portavano con sé. Il cosiddetto “Claude glass”, ad esempio, era uno strumento utilizzato soprattutto dagli inglesi – pittori paesaggisti o semplicemente viaggiatori che disegnavano bozzetti. Convesso e brunito tendeva a dare una tinta simile a tutto lo sfondo, attenuando i chiaro-scuri. Poco più tardi, il viaggiatore dell’Ottocento non lo utilizza più perché egli tende non a riflettere il paesaggio che guarda ma ad interpretarlo con il proprio sentimento.

Una trattazione a parte merita il viaggio in Italia degli americani. Tanta storia e antichità rappresenta per loro un maggiore spaesamento, e pone un conflitto che è tuttora attuale: la città-museo è godibile per i turisti ma è anche un luogo in cui gli uomini di oggi possono vivere?
Henry James si domanda di Roma nel 1873, quando la città era una giovane capitale: sarà stata meglio la Roma antica o sarà meglio quella che si svilupperà?

Il professor Brilli ha concluso l’incontro ricordando che l’importanza di ricostruire la storia del Grand Tour e del viaggio in Italia, sia degli stranieri che degli italiani stessi, sta nel fatto che ogni nostro viaggio odierno è fatto attraverso gli occhi dei viaggiatori culturali che ci hanno preceduto, delle impressioni, dei pensieri e delle osservazioni che ci hanno lasciato.

Cecilia Barella

 

Alcuni libri di Attilio Brilli
Il viaggio in Italia. Storia di una grande tradizione culturale ed. Il Mulino, 2008
Viaggi in corso. Aspettative, imprevisti, avventure del viaggio in Italia ed. Il Mulino, 2004
Un paese di romantici briganti. Gli italiani nell’immaginario del Grand Tour
ed. Il Mulino, 2003
Il viaggiatore immaginario. L’Italia degli itinerari perduti
ed. Il Mulino 1997
Quando viaggiare era un’arte. Il romanzo del Grand Tour
ed. Il Mulino, 1995
Il viaggio della capitale. Torino, Firenze e Roma dopo l’Unità d’Italia ed. UTET, 2010
In viaggio con Leopardi
ed. Il Mulino, 2000
Il viaggio in Oriente
ed. Il Mulino, 2009

 

 

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