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Musica antica tra Oriente e Occidente

ensemble_ziryabI musicisti nel Medio Evo avevano una libertà esecutiva che è estranea ad epoche successive. L’esecuzione ideale o la versione definitiva di un brano non esisteva. Infatti, la varietà nell’esecuzione di un brano era voluta e cercata. Per quanto riguarda poi il ritmo, la strumentazione e soprattutto l’interpretazione, gli esecutori potevano adeguare l’esecuzione adattandola di volta in volta alle proprie risorse strumentali ed abilità esecutive. L’accompagnamento strumentale e le parti ritmiche erano improvvisate cosi come improvvisati erano anche i vari preludi ed interludi.

Le musiche delle tre culture presenti nella Spagna medievale sono state tramandate in maniera molto diversa l’una dall’altra. I brani musicali di tradizione cristiana sono oggi conosciuti attraverso alcuni importanti codici manoscritti conservati in biblioteche o rinvenuti fortuitamente. La musica su questi codici è scritta con differenti notazioni la cui non completa conoscenza lascia spesso dubbi interpretativi sia melodici che ritmici. La musica arabo-andalusa invece è stata da sempre tramandata solo oralmente e solo dal secolo scorso si è pensato di trascriverla. Al contrario di quello che si può normalmente pensare, si hanno molti più dubbi interpretativi nell’esecuzione dei brani provenienti dai manoscritti piuttosto che da quelli tramandati oralmente nella musica arabo-andalusa. Questo é dovuto principalmente alla perdita quasi totale della tradizione esecutiva dei brani medievali nel mondo occidentale, cosa che invece si è mantenuta quasi inalterata nel mondo islamico.

La modalità con la quale sono giunti sino ai nostri giorni i brani di tradizione sefardita (ovvero degli ebrei di origine spagnola) sono ancora diversi rispetto a quelli delle altre due tradizioni musicali. Anche se la musica sefardita, come quella Arabo-Andalusa, è stata tramandata oralmente sino ai nostri giorni, a causa della diaspora subita alla fine del XV secolo, la cultura musicale del paese ospitante ha modificato in modo spesso sostanziale il testo, melodia ed il ritmo del brano originario. Quindi per lo stesso brano avremo spesso diverse versioni, a volte molto diverse tra loro, secondo il paese dove la comunità sefardita si è trasferita (Balcani, Marocco, Grecia, ecc.).

Sfondo storico
Sefarditi sono chiamati gli ebrei d’origine iberica (in ebraico Sefard = Spagna), che dopo l’espulsione dalla Spagna avvenuta nel 1492, per ordine dei Re cattolici Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona, si stabilirono prevalentemente nei paesi occidentali del bacino Mediterraneo (Francia, Italia, Olanda), e in quelli controllati dall’impero ottomano (Turchia, Grecia, Macedonia, Bulgaria).
Nei nuovi paesi le comunità sefardite continuarono a parlare l’antico castigliano, sebbene arricchito di nuovi termini “presi in prestito” dall’idioma dei paesi ospitanti. La loro lingua si è mantenuta in sostanza inalterata sino ai nostri giorni, così da essere considerata dagli studiosi un prezioso “fossile linguistico” dal quale risalire a quello che poteva essere il castigliano medievale. In realtà le lingue parlate dalle comunità sefardite sono due. La prima, il Ladino, era solo una lingua scritta (non parlata) che era utilizzata nella scrittura di testi liturgici e pedagogici ed era scritta in caratteri ebraici. L’altra lingua, quella parlata, è chiamata Judezmo o in molti altri modi differenti secondo il Paese, ed è quella con la quale si sono tramandati oralmente sino ai nostri giorni un gran numero di canti di matrimonio, di amore, di storia e religione.
Quando gli Arabi iniziarono ad occupare la penisola Iberica nell’VIII secolo diedero inizio ad un fruttuoso periodo durante il quale, oltre agli scontri e lotte con il vicino mondo cristiano, ci furono anche dei periodi di pace e di scambi culturali che durarono per gli otto secoli successivi di permanenza dei Musulmani ed Ebrei in Spagna. La musica e gli strumenti giunti in Spagna dall’oriente incominciarono ad influenzare i musicisti cristiani soprattutto da quando, dopo la capitolazione di Toledo nel 1085, i Sovrani cattolici dei regni del nord della Spagna, pur di popolare i nuovi territori conquistati all’Islam, accettarono che le popolazioni andaluse sottomesse mantenessero la propria religione, lingua e legislazione.

Il progetto musicale
L’ud, che in arabo significa legno ed è considerato dagli arabi il sultano degli strumenti musicali. E’ un’evoluzione dell’antico strumento persiano pre-islamico, il barbat, e fu proprio Ziryab (il musicista, poeta, medico e astronomo, nato nel 789 d.C. da cui l’ensemble prende il nome) a studiarlo, perfezionarlo e diffonderlo dalla natia Mesopotamia all’Andalusia dove si era recato e aveva fondato una scuola di musica, e da lì al resto dell’Europa, dove lo strumento fu accolto ed adattato alle proprie esigenze musicali, modificandone il nome originale (al‘ud) in liuto.
Sulle orme del cammino percorso da questo strumento grazie a Ziryab, l’ensemble propone un repertorio che illustra le comuni antiche radici musicali, le sonorità così affini che le tre culture musicali avevano nel medioevo, insomma le analogie tra la musica antica occidentale e quella araba (sistema modale, mancanza di armonia, forme strofiche simili).
Suonare insieme rappresenta per l’ensemble non solo l’occasione di far rivivere delle sonorità ormai dimenticate, ma anche la possibilità di contribuire, partendo dalla musica, a creare un clima di integrazione culturale che riesca a coinvolgere gli ascoltatori.

L’Ensemble Ziryab è: Paolo Faiella, Dalia Mattioni, Pejman Tadayon, Thami Zmamda.

Consigli di lettura

Musica medievale
Musica medioevale fino al Trecento (Storia della Musica Volume II) a cura di D.A. Hughes, ed. Feltrinelli 1963, p. 500
– “Ars Nova e Umanesimo (1330-1540)” (Storia della Musica volume III) a cura di D.A. Hughes e Gerald Abraham, ed. Feltrinelli 1964
– Anna M Busse Berger La musica medievale e l’arte della memoria ed. Fogli Volanti, 2008
La musica nel pensiero medievale (a cura di L. Mauro) ed. Longo Angelo, 2001
– Gustave Reese La musica nel Medioevo ed. Le Lettere
– Leopoldo Gamberini La parola e la musica nell’antichità. Confronto fra i documenti musicali dell’antichità e dei primi secoli del Medio Evo ed. Olschki 1962
– Ulrich Michels Atlante di musica ed Sperling & Kupfer 2002, p. 568
Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti ed. U.T.E.T. (singole voci di pertinenza)

Musica sefardita
– Liliana Treves Alcalay Canti di corte e di judería. Temi musicali spagnoli e ebraico-spagnoli a confronto (con CD audio) ed. Giuntina 2005, p. 141
– Liliana Treves Alcalay Melodie di un esilio. Percorso storico-musicale degli ebrei e marrani spagnoli ed Giuntina 2000 prefazione di Moni Ovadia, p. 213
– Liliana Treves Alcalay Canti della diaspora vol.3, ed. Giuntina 1997, pag 164
– Liliana Treves Alcalay Sefard. Cinquecento anni di storia, musica e tradizioni degli ebrei spagnoli  ed. Giuntina 1992

Musica iraniana
– Jean During Musiche d’Iran. La tradizione in questione ed. Ricordi, 2005
Strumenti musicali dall’Iran. Strumenti di pace (a cura di A. Bianchini) ed. Fratelli Palombi, 2008

Panorama culturale
Diorama lusitano. Poesie d’amore e di scherno dei trovatori galego-portoghesi (a cura di Giuseppe Sansone (ed Rizzoli 1990, p. 346
– Alessandro Vanoli La Spagna delle tre culture. Ebrei, cristiani e musulmani tra storia e mito ed. Viella 2006, p. 320
– M. Rosa Menocal Principi, poeti e visir. Un esempio di convivenza pacifica tra musulmani, ebrei e cristiani ed. Il Saggiatore  2009

Narrativa
– Abraham B. Yehoshua Viaggio alla fine del millennio ed. Einaudi

Per ragazzi
– Monica E. Lapenta, Davide Grassi Gli strumenti medievali ed. Paramica 2007, p.44
– Giovanni Antoniol La bottega degli strumenti etnici. Come costruire a casa e a scuola 26 strumenti musicali di tutto il mondo ed. Città Ideale 1999, p.95

 

Paolo Faiella

 

L’articolo è apparso originariamente su La Compagnia del Libro – TV2000 nel febbraio 2010

 

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