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Un secolo di malìa

vento nei saliciUn fascino discreto eppure secolare, che non ha mai cessato di lasciare traccia in chi si occupa di storie di animali. Sono trascorsi oltre 100 anni dalla prima pubblicazione di Il Vento nei Salici (The Wind in the Willows) di Kenneth Grahame (1859-1932), un libro che non solo è un “sempreverde” dal 1908 ma che ha tanto influenzato autori successivi anche molto diversi tra loro.

I protagonisti del libro sono una talpa, un topo d’acqua, un rospo e un tasso, tanto diversi quanto amici tra loro, che vivono le loro avventure nel mondo placido e circoscritto della campagna che si estende tra le rive del fiume e il Bosco Selvaggio – un paesaggio in cui riconosciamo inequivocabilmente la campagna inglese.

In contrasto con la serenità che trasmette il suo romanzo, Grahame ebbe una vita tutt’altro che appagata. Rimasto orfano da bambino, non ebbe la disponibilità economica per continuare gli studi all’università. Fu impiegato nella Banca d’Inghilterra per molti anni. Dal suo matrimonio infelice nacque un figlio, che soffrì una serie di malattie finché si suicidò a vent’anni. Il Vento nei Salici ha origine proprio nelle storie della sera che Grahame inventava per suo figlio.

Il libro ebbe una grande diffusione, e generazione dopo generazione è stato il libro della sera di milioni di bambini che, divenuti genitori a loro volta, lo hanno letto ai loro figli. Tra questi si conta anche J.R.R. Tolkien, che apprezzava molto Grahame, al quale lo accomunava un gusto simile per la campagna inglese. E non sono pochi i punti di contatto tra le sua opera e Il Vento nei Salici tante volte letto: a cominciare dalla frase di apertura dello Hobbit che ricalca quella del libro di Grahame nell’originale, o la figura di Tom Bombadil che è stato paragonato al personaggio del Tasso, un essere saggio e senza età che più di tutti vive in simbiosi con la natura, e via di seguito.

Il libro di Grahame è il padre di tutte le storie di animali scritte successivamente. E’ una storia in cui gli animali dialogano e si muovono sulla scena come fossero esseri umani, tuttavia l’autore ha evidenziato in ciascun animale le caratteristiche specifiche della sua specie – l’intraprendenza del topo, la riservatezza del tasso, e così via – e ciò ha reso memorabili i suoi personaggi. Questa attenzione di Grahame, che dipende in gran parte dalla sensibilità verso la campagna diffusa nella cultura britannica, è stata poi di esempio per autori quali Richard Adams (La collina dei conigli 1972) e Aeron Clement (Le fredde lune 1987) che hanno studiato a lungo gli animali protagonisti dei loro romanzi, i conigli e i tassi, e nel corso della narrazione sono rimasti fedeli ai comportamenti e alle abitudini di queste specie.

Leggendo Il Vento nei Salici gli adulti percepiscono un senso di nostalgia per la bellezza e per lo stile di vita della campagna prima dell’industrializzazione. Ciò corrisponde in parte all’anelito interiore dell’autore che infatti, in seguito all’immediato successo di pubblico del libro, si ritirò in campagna a vivere come i suoi protagonisti.

Tuttavia, l’dillio e la nostalgia non sono fine a se stessi; le migliori storie di animali, la migliore letteratura pastorale (Il Vento nei Salici è anche questo) rappresentano uno specchio che rimanda l’immagine, camuffata, della società umana: i suoi valori fondamentali (Esopo), la sua evoluzione (come accade alla Contea di Tolkien), i suoi difetti (La fattoria degli animali di Orwell), del suo desiderio di giustizia e pace (le Bucoliche di Virgilio). I lettori adulti percepiscono anche quanto le rive dei fiume, la campagna circostante e il bosco rappresentino un microcosmo del mondo, in cui la distanza tra l’atmosfera serena della vita che si affaccia sul fiume e quella più cupa, nascosta, e rischiosa del Bosco Selvaggio suggerisce la differenza tra un’agiata borghesia e il proletariato.

Il tema politico-sociale attraverso la storia di animali troverà la sua massima espressione nella La fattoria degli animali (1944) di George Orwell e sarà ripreso da Adams in La collina dei conigli. Come abbiamo visto, i migliori libri per bambini, tra i quali Il Vento nei Salici, hanno due livelli di lettura: quello più immediato direttamente colto dai piccoli e, al di sopra delle loro spalle, quello colto dagli adulti, proprio perché implica temi come quelli sopra accennati. Bisogna dire però che, se la favola è sempre esistita, la letteratura per ragazzi come genere a sé è una convenzione creata nell’Ottocento, in epoca positivista quando da una parte la borghesia volle enfatizzare il valore della vita domestica e familiare, dall’altra la cultura corrente tentò di relegare tutto quanto sapeva di fantasia e irrazionalità alla sfera infantile. Negli ultimi anni, invece, questa separazione sta diventando sempre meno netta tanto che si parla di letteratura per “giovani-adulti”, una bella definizione che mette in evidenza quanto molti libri possano in effetti essere trasversali tra le generazioni perché, quando sono ben scritti, sono “stratificati”, cioè parlano allo stesso tempo ma in modo diverso sia ai ragazzi che agli adulti.

E’ il caso di D’un tratto nel folto del bosco (2005) del noto scrittore israeliano Amos Oz. E’ una moderna storia di animali ma… senza animali! Sì, perché nel villaggio di montagna in cui vivono Mati e Maya gli animali –domestici e selvatici, acquatici e volatili – sono scomparsi da anni e anni, e nessuno vuole parlare di questo mistero; ma i due bambini si inoltreranno nel bosco per scoprirlo. Il libro possiede elementi tipici della fiaba, a cominciare dal titolo che suona come una evocativa formula fiabesca, come “c’era una volta”. Poi il bosco, luogo tipico della fiaba, luogo di iniziazione, con la terribile paura che incute e la catarsi che ne segue. D’altra parte, il libro è stato letto anche come una versione allegorica e romanzata del saggio di Oz Contro il fanatismo (2004) sulle paure, i pregiudizi, l’odio tra i popoli nel suo paese martoriato. Nella sua fiaba moderna Oz mette in evidenza la sana curiosità dei bambini rispetto al senso irrisolto del passato degli adulti. Sono le persone sole del villaggio (la maestra, il pescatore) o anticonformiste (il tegolaio) che riescono a parlare apertamente del passato. Chi è più conformista e pretende a tutti i costi di vivere la normalità (il padre di Mati) non hanno chiuso i conti in realtà con il passato, che li perseguita e li spaventa. Alla fine, come spesso accade, è proprio ai ragazzi che viene affidato il messaggio per una possibile riconciliazione tra gli abitanti del villaggio e il cosiddetto demone del bosco.

E’ un libro per giovani-adulti anche Che animale sei? Storia di una pennuta (2005) di Paola Mastrocola, una storia di animali che discende da Esopo per come sono umanizzati gli animali (molto più che nella tradizione anglosassone) e da Andersen per il richiamo al favola del Brutto Anatroccolo. La storia, infatti, è quella di una piccola anatra che una sera cade da un camion e va a rotolare contro un cassonetto della spazzatura, vicino al quale trova una pantofola pelosa grigio-topo che da qual momento identifica con la propria mamma, come ci ha insegnato Konrad Lorenz. Tutto il libro si sviluppa prima sul dubbio poi sulla ricerca della propria identità da parte dell’anatraccola man mano incontra, o si scontra, con le altre specie animali. Paola Mastrocola, oltre ad essere una scrittrice nota e pluripremiata, è un’insegnante e il tema che tratta in questo libro è molto sentito dagli adolescenti: l’identità, l’appartenenza, quanto sia doloroso sentirsi esclusi, quanto gratificante sentirsi accettati. Ma anche il rischio che l’appartenenza comporti l’omologazione e il sacrificio della propria libertà. Ma il tema si ripropone anche agli adulti: la relazione con gli altri nella società e nella vita privata, quanto diventiamo come gli altri ci vedono rispetto a come ci sentiamo, e quanto sappiamo vivere nel variegato consorzio umano accettando gli altri e noi stessi.

 

Cecilia Barella

Kenneth Grahame, Il vento nei salici, ed. Einaudi ragazzi illustrata da Inga Moore
Amos Oz, D’un tratto nel folto del bosco, ed. Feltrinelli
Paola Mastrocola, Che animale sei? Storia di una pennuta, ed. Guanda
 
L’articolo è apparso originariamente su La Compagnia del Libro – TV2000 nel 2008
 
 

 
Il video con Saverio Simonelli e Cecilia Barella è tratto da una puntata della Compagnia del Libro (TV2000) del 2008
 
 

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1 commento

  1. dylan ha detto:

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