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L’Italia e i lettori spagnoli

La Spagna è stato, insieme alla Romania, il paese ospite del Salone del Libro di Torino 2012, ed è consuetudine del Salone che si tenga un incontro con gli ospiti dedicato all’influenza della cultura italiana nel loro paese. Ce ne hanno parlato gli scrittori José Ovejero (pubblicato in Italia da Voland) e Bernardo Atxaga (pubblicato da Einaudi).

Ci spiegano che attualmente l’Italia non ha molta influenza sulla letteratura spagnola. In passato le cose stavano diversamente. Petrarca ha avuto una grande importanza sia nel Secolo D’Oro (tra il Cinquecento e il Seicento) sia per tutti i poeti successivi che hanno scritto poesie d’amore: da Lope de Vega a Garcia Lorca.

Nel Romanticismo era ritenuta fondamentale una formazione letteraria che comprendesse gli italiani e i francesi. Dal dopoguerra, l’influenza culturale italiana si è manifestata più nel cinema che nella narrativa, fa eccezione la poesia.

Roma è forse la città italiana più spesso nominata e descritta dagli autori e dai poeti spagnoli contemporanei. José Ovejero ha parlato di Palermo nel primo libro che ha pubblicato. Ha studiato italiano e tra gli autori che cita ci sono Calvino e Pavese, ma soprattutto Primo Levi, di cui ha letto tutti i libri. In primo Levi ha trovato una affinità poetica, la sua stessa idea di scrittura: limpidezza, sforzo di raccontare la verità a tutto tondo, anche quando si tratta di fare autocritica.

In questo momento, nella letteratura spagnola è molto forte la corrente realista, tanto che la critica ritiene che alcuni romanzi somiglino fin troppo a saggi storici a tesi. Naturalmente, il tema ricorrente è quello della Guerra Civile. Diversamente, Ovejero non si ritiene uno scrittore realista, anche se ha scritto sulla guerra ritiene che il ruolo del romanzo non sia raccontare la realtà degli avvenimenti.

Bernardo Atxaga, basco, parla con passione degli Ossi di Seppia di Montale e di Leopardi come le sue letture italiane più importanti. Negli anni in cui in Spagna si poteva leggere quasi solo la poesia surrealista perché superava la censura della dittatura franchista, che non la comprendeva, Atxaga scoprì Montale, che definisce una rivelazione. Ha letto tante volte le poesie raccolte in Ossi di Seppia che può recitarne a memoria una dozzina. Leopardi è per lo scrittore basco il poeta che universalmente offre più “consolazione” all’uomo per la sua profondità.

I paesi baschi hanno una popolazione di circa 800mila parlanti la lingua basca ma in proporzione gli autori italiani tradotti sono molti: Dante, Calvino, Tomasi di Lampedusa, Camilleri, Guareschi, Primo Levi, Claudio Magris, Gianni Celati, Baricco, Benni, Pirandello, Pasolini per un totale di 40 titoli. Sono buoni anche i dati di lettura e al primo posto figura Il giardino dei Finzi Contini di Giorgio Bassani.

 

Cecilia Barella

 

L’articolo è apparso originariamente su Ka Compagnia del Libro – TV2000 nel maggio 2012

 

 

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