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I luoghi di Elizabeth B. Browning a Firenze

elizabeth_barrett_browningPer molti artisti e letterati stranieri l’Italia non fu solo una tappa o la destinazione stessa del Grand Tour tra Settecento e Ottocento, ma la residenza per un periodo più o meno lungo della vita e molti di loro sono sepolti nel nostro paese. Ci sono città, quali Roma e Firenze, che non solo hanno lasciato il segno nelle opere dei loro illustri ospiti ma portano tracce del loro incisivo passaggio, come le case in cui hanno vissuto e i cimiteri in cui riposano.
Firenze fu un vero e proprio crocevia di personalità. Importanti libri della letteratura britannica sono stati scritti in questa città o su questa città: Paradise Lost di Milton, Romola di George Eliot, Mornings in Florence di John Ruskin, The Marble Faun di Nathaniel Hawthorne, The Ring and the Book di Robert Browning. Casa Guidi Windows e Aurora Leigh di Elizabeth Barrett Browning,
I Browning, in particolare, dimorarono a Firenze negli anni del loro matrimonio, fino alla morte di Elizabeth (29 giugno 1861) che riposa nel Cimitero degli Inglesi. Si inserirono nella “colonia” anglo-fiorentina ma ebbero anche amici italiani, incontravano gli uomini di cultura stranieri in visita a Firenze.
Ciò che Robert vedeva in Firenze era soprattutto la città rinascimentale di Giotto, Fra Lippo Lippi e Andrea del Sarto. Elizabeth vedeva l’attualità, i cambiamenti storici, ammirava Cavour e si sentì partecipe del Risorgimento.

Casa Guidi
I Browning arrivarono a Casa Guidi, a Firenze, nel luglio del 1847. Si erano sposati in segreto ed erano fuggiti in Italia perché il loro matrimonio era avversato dal signor Barrett. Fecero tappa a Parigi poi a Pisa, accompagnati da Lily Wilson, la cameriera di EIizabeth, e dal cocker spaniel Flush. Il loro fu un sodalizio d’amore felice, raro e importante, anche per il riflesso che ebbe nell’epoca in cui vissero. La loro storia, reale, ispirò poi successive opere letterarie come Flush di Virginia Woolf e Possessione di Antonia Byatt, uno dei migliori romanzi inglesi della fine del Novecento.
Elizabeth Barrett apparteneva a una famiglia di origine creola numerosa e benestante grazie alle piantagioni di canna da zucchero che possedeva in Giamaica. Elizabeth fu sempre contraria allo schiavismo praticato dalla sua famiglia, e sostenne nella vita e nelle sue opere la libertà dei popoli (Casa Guidi Windows, 1851) e dell’individuo (Aurora Leigh, 1857). Viveva però molto appartata, a causa in parte dell”autoritarismo del padre in parte per una presunta malattia mai meglio identificata – una caduta da cavallo da bambina o una forma psicosomatica sviluppata dopo la morte del fratello. Era molto intelligente e le era stata data la possibilità di studiare con i precettori dei fratelli maschi. Elizabeth era una poetessa già affermata quando il 10 gennaio 1845 Robert Browning le scrisse la prima lettera che iniziava così: “Amo I vostri versi con tutto il cuore, cara signorina Barrett…” Si incontrarono per la prima volta il 20 maggio, si dichiararono reciprocamente amore il 26 settembre e iniziarono a fare piani per il matrimonio che fu celebrato un anno dopo, il 12 settembre. Lei aveva 40 anni, lui 34.
I Browning abitarono al primo piano di Palazzo Guidi (XV secolo) in Piazza San Felice 8, tra via Maggio e via Mazzetta – in una zona centrale della città (da Ponte Vecchio in direzione di Palazzo Pitti). Dal balcone della casa Elizabeth vide manifestazione politica nel 1847 e nel 1848 il ritorno degli Austriaci, scene poi descritte in Casa Guidi Windows che celebrava il Risorgimento italiano e in cui la poetessa utilizzò la forma italiana della terza rima.
Robert ed Elizabeth ci misero quasi due anni ad arredare l’appartamento, per lo più con mobilio pratico, comperato dai rigattieri fiorentini di San Lorenzo e solo pochi pezzi di valore, Robert in particolare volle concentrarsi nell’arredo della stanza in cui Elizabeth scriveva e di cui, subito dopo la morte di lei, commissionò il celebre dipinto a George Mignaty dopo aver tentato inutilmente di fotografare la stanza. La casa contiene anche pezzi contemporanei che hanno poi assunto inestimabile valore, come lo schizzo che Dante Gabriel Rossetti fece a Tennyson mentre leggeva.
Nel 1849, quando Elizabeth aveva 43 anni, nacque Pen, che crebbe nella casa e nel 1893 l’acquistò – i suoi genitori infatti non erano i proprietari, erano sempre stati affittuari, e dopo la morte della moglie Robert avevano lasciato la casa insieme al figlio.
Nel 1850 vennero pubblicati i Sonnets from the Portuguese, generalmente tradotti in italiano Sonetti dal Portoghese, mentre sarebbe più corretto “dalla Portoghese”, infatti questo era il nomignolo che Robert aveva dato a Elizabeth (la mia piccola Portoghese) a causa della sua carnagione olivastra. La raccolta contiene alcune delle poesie di Elizabeth più note. Alla morte di William Wordsworth, nello stesso anno, venne proposto il suo nome per succedergli come Poeta Laureato, ma fu nominato Tennyson.

Sonetto 14
Se devi amarmi, per null’altro sia
se non che per amore; non dire mai:
“L’amo per il sorriso, per lo sguardo,
la gentilezza del parlare, il modo
di pensare conforme al mio,
che mi rese sereno un giorno”. Queste
son tutte cose che posson mutare,
Amato, in sé o per te, e un amore
così sorto potrebbe poi morire.
E non amarmi per pietà di lacrime
che bagnino il mio volto. Può scordare
il pianto chi ebbe a lungo il tuo conforto,
e perderti. Soltanto per amore
amami – e sempre, per l’eternità.

Sonetto 43
Come ti amo? Lascia che te ne elenchi i modi.
Ti amo fino al massimo della profondità,
dell’altezza ed estensione che l’anima mia
possa raggiungere, quando al di là del corporeo
tocco i confini dell’Essere e della Grazia ideale.
Ti amo entro la sfera delle necessità quotidiane,
alla luce del giorno e al lume di candela.
Ti amo liberamente, come gli uomini che lottano per la Giustizia;
Ti amo con la stessa purezza con cui essi
rifuggono dalla lode;
Ti amo con la passione delle passate sofferenze
come quella che da fanciulla riponevo nella fede;
Ti amo con quell’amore che credevo aver smarrito
coi miei santi perduti, – ti amo col respiro,
i sorrisi, le lacrime dell’intera mia vita! – e,
se Dio vuole, ancor meglio t’amerò dopo la morte.

Dopo la morte di Elizabeth, in suo onore, il comune mise una lapide commemorativa, dettata da Niccolò Tommaseo, sopra il portone di Casa Guidi: “Qui scrisse e morì / Elisabetta Barrett Browning / che in cuore di donna conciliava / scienza di dotto e spirito di poeta / e fece del suo verso aureo anello / fra Italia e Inghilterra / Pone questa lapide / Firenze grata / 1861”
Un’altra si trova sul lato di via Mazzetta e riporta alcuni suoi versi tratti da Casa Guidi Windows: “I hear last night / a little child go singing / ‘neath Casa Guidi / windows, by the church / “O bella libertà, o bella…” / Per deliberazione del comune / 1916″

Nel 1971 il Browning Institute di New York acquistò Casa Guidi e iniziò a restaurarla sulla base di pitture, fotografie e descrizioni dell’epoca. Nel 1993 la proprietà fu ceduta al Eton College che coinvolse il Landmark Trust per continuare il restauro. Casa Guidi è aperta al pubblico, attualmente sono accessibili al pubblico la sala da pranzo, la camera da letto, il salone con i libri e lo studio di Robert.

Il Cimitero degli inglesi
La costruzione del Cimitero di Porta a’ Pinti, detto “degli Inglesi”, iniziò nel 1827 quando la Chiesa Evangelica Riformata Svizzera acquistò un terreno fuori le mura per realizzare un cimitero ecumenico tra protestanti, ortodossi e greco-ortodossi. Fino a quel momento, infatti, i non cattolici e non ebrei che morivano a Firenze trovavano sepoltura nel cimitero di Livorno. Nel 1877, abbattute le mura trecentesche e la Porta, il cimitero venne a trovarsi all’interno del territorio cittadino e fu chiuso perché la legge vigente lo vietava.
Il cimitero, che aveva subito bombardamenti durante la Seconda guerra mondiale, venne restaurato e aperto nel 1946. Purtroppo l’alluvione del 1966 si portò via molti documenti dell’archivio, tuttavia il cimitero rimane uno scrigno prezioso sia per la raccolta di opere d’arte, tra tombe e monumenti funebri, che per la cultura ottocentesca che si può studiare attraverso i personaggi che ospita, le loro opere e le loro relazioni – a questo proposito il Gabinetto Vieusseux organizzò un convegno nel 2004.
Nei paesi anglosassoni la tomba di Elizabeth è l’emblema del cimitero fiorentino e del mondo che la circonda. Il sarcofago venne disegnato da Lord Leighton, allievo dell’Accademia di Belle Arti. Su un lato è scolpito un cammeo simbolo della Poesia, con una corona d’alloro sul capo. Sugli altri tre lati ci sono bassorilievi che rappresentano arpe, una lira con catene spezzate, e piante simboliche del paese d’origine, la Gran Bretagna (cardi per la Scozia, rose per l’Inghilterra e trifogli per l’Irlanda) e il paese d’adozione, l’Italia con ramoscelli d’ulivo e gigli.
Vicino la tomba di Elizabeth si trova quella di Fanny Holman Hunt, moglie del pittore pre-raffaellita Holman Hunt. Morì di parto e il marito, che l’aveva presa a modello in tante sue opere, scolpì anche il suo sarcofago.
Robert Browning morì a Venezia nel 1889 e purtroppo non venne sepolto accanto ad Elizabeth a Firenze ma nell’abbazia di Westminster, con una cerimonia solenne, nell'”Angolo dei Poeti”.

Cecilia Barella

Bibliografia
Le opere di Elizabeth Barrett Browning attualmente in commercio in italiano:

Sonetti dal portoghese (testo originale a fronte) ed. ETS 2006
a cura di B. Rizzardi Perutelli, 200 pagine, 14,00 euro
D’amore e di poesia. Lettere scelte 1845-1846 ed. Archinto 2007
a cura di Ilaria Rizzato, 160 pagine, 14,00 euro
Aurora Leigh. Romanzo in versi ed. Le Lettere 2002,  312 pagine, 14,00 euro

 

L’articolo è apparso originariamente su La Compagnia del Libro – TV2000 nel giugno 2009

 

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