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La cultura per l’infanzia in Slovacchia

BenkaIl paese ospite d’onore alla Fiera Internazionale del Libro per Ragazzi di Bologna edizione 2010 è stato la Slovacchia, piccolo paese dell’Europa centrale (solo più grande della Svizzera, dell’Olanda o della Danimarca) che confina con la Polonia, l’Ungheria e l’Austria.
La Slovacchia ci ha dischiuso un antro delle meraviglie che qui in Italia conosciamo troppo poco, fatto di una lunga e preziosa tradizione letteraria per i bambini e di bellissime illustrazioni.
La narrativa per ragazzi in Slovacchia nasce alla fine del Settecento, come lettura complementare ai sillabari e ha un carattere didascalico. E’ con il romanticismo che la narrazione per ragazzi diventa letteratura, ovvero cerca di distaccarsi dallo scopo educativo che aveva durante l’Illuminismo e viene scritta con intenti artistici. Di fatto, all’inizio non è concepita per un pubblico di bambini ma in poco tempo si afferma sulla più noiosa letteratura moralistica; i due filoni, tuttavia, corrono paralleli ancora a lungo. Andando avanti nel tempo, nel 1918 nasce lo stato cecoslovacco che nel giro di pochi anni riapre la Fondazione Slovacca (Matica Slovenska), che era stata fondata nel 1863 ma aveva avuto una storia travagliata prima dell’indipendenza del paese.
Nel 1927 la Fondazione inizia la pubblicazione della rivista per bambini Slniecko (Solicino) che sarà un caposaldo della vita culturale del paese nel Novecento perché ospiterà autori di grande qualità e sarà molto amata e diffusa tra i lettori. Non solo molti scrittori affermati hanno scritto anche per i bambini, ma alcuni romanzi per i più giovani hanno tale valore artistico che sono annoverati tra i capolavori in lingua slovacca, senza distinzione di genere.
Negli anni Sessanta la letteratura per l’infanzia si trasforma definitivamente adottando il punto di vista del bambino: il mondo e gli adulti vengono rappresentati da un io narrante bambino al quale si adegua anche il linguaggio.
La Slovacchia ha investito molto sulla valorizzazione del proprio patrimonio culturale, anche attraverso iniziative ed enti specializzati –come si legge più avanti. Se la Slovacchia conosce e ha ampiamente tradotto autori italiani come Rodari, De Amicis, Calvino, Capuana, Vamba noi non possiamo dire di conoscere altrettanto bene gli autori slovacchi; speriamo quindi che la Fiera di Bologna abbia sollecitato gli editori italiani a colmare questo vuoto.

La fiaba slovacca
Un paragrafo a parte merita la fiaba popolare per il ruolo che ha avuto nella sopravvivenza della cultura slovacca, come è accaduto in altri paesi, uno per tutti la Finlandia. All’inizio dell’800 il pastore Samuel Reuss svolge l’attività di etnologo (tra i primi in Slovacchia) raccogliendo fiabe popolari che fino a quel momento sono state screditate dagli illuministi perché considerate una espressione di superstizione e ignoranza. Reuss ha intrapreso la sua attività influenzato dai folkloristi tedeschi e trasmette questo interesse e questo patrimonio al nascente movimento romantico slovacco. E’ morto da pochi anni quando, nel 1858, il trentenne Pavol Dobsinsky pubblica la sua prima raccolta di 64 fiabe. Anch’egli pastore, Dobsinsky ha condotto per molti anni una vita ritirata come professore di liceo ma ha svolto un lavoro alacre di rielaborazione delle fiabe popolari (mentre Reuss, quale etnografo, le trascriveva solamente) ed oggi rappresenta uno degli autori più importanti e tradotti della storia della letteratura slovacca.
Seguono anni di tribolazioni, sia nella vita privata di Dobsinsky che perde moglie e figlia, sia nella storia del paese che deve subire una pesante politica di magiarizzazione da partedi Budapest che gode di una maggiore libertà di azione da parte dell’impero austriaco allora troppo impegnato sul tumultuoso fronte italiano. Soppressa la Fondazione Slovacca e diverse scuole, le fiabe popolari rappresentano il patrimonio culturale specifico slovacco. Nel 1880 Dobsinsky pubblica la raccolta definitiva “Fiabe popolari slovacche”, un libro importante anche per la lingua e sul quale si sono formate generazioni di giovani lettori.

L’illustrazione e le istituzioni culturali
Il gusto per l’illustrazione è inscritto nella cultura slovacca, sin da quando nei conventi si trascrivevano e si miniavano codici. Nella storia recente, la Fondazione Slovacca con le sue pubblicazioni – prima tra tutte la rivista “Solicino” – ha rappresentato un impulso e uno spazio determinanti per l’attività degli illustratori.
Oggi la Slovacchia è uno dei paesi più importanti del mondo per quel che riguarda l’illustrazione per ragazzi: dal 1967 si tiene la Biennale dell’Illustrazione di Bratislava – BIB (negli anni dispari, tra settembre eottobre). All’ultima edizione di questo prestigioso concorso internazoionale hanno preso parte 103 paesi.
Alla Biennale si affianca l’attività di Bibiana. Nata nel 1987 come agenzia organizzativa della manifestazione, è diventata di fatto il centro delle attività artistiche rivolte all’infanzia. Organizza un festival internazionale del film di animazione e una mostra internazionale di teatro e di marionette – alcuni di questi spettacoli sono stati portati a Bologna. Inoltre, Bibiana ospita la sezione slovacca della Ibby (l’organizzazione dei libri per bambini dell’Unesco), una biblioteca che funge da centro di documentazione e ricerca, e organizza mostre e programmi culturali in generale per i più giovani.

Cecilia Barella

Bibliografia
– “Il libro per ragazzi in Slovacchia” a cura del Centro di Informazione Letteraria, Bratislava 2009, p. 312
– “Un veliero per le stelle. Antologia di letteratura slovacca per bambini e per ragazzi” a cura di Ondrej Sliacky, ed. Campanotto 1997
– Pavol Dobsinsky “Il re del tempo e altre fiabe slovacche” ed. Sellerio 1988, p. 352

Riferimenti utili
Centro di Informazione letteraria http://www.litcentrum.sk/
Bibiana http://www.bibiana.sk/
Slovak Literary Review http://www.ceeol.com/aspx/publicationdetails.aspx?publicationid=127d202e-d376-4764-9198-927479ec1d1d

 

L’articolo è apparso originariamente su La Compagnia del Libro – TV2000, nel marzo 2010

 

 

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