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La scrittura evocativa di Hella Haasse

Hella_HaasseQuando chiudiamo un libro di Hella Haasse abbiamo la sensazione di aver letto più di quanto ci sia scritto, tale è la forza evocativa della sua scrittura. E se questo è vero per i romanzi, sembra esserlo ancora di più per i racconti della scrittrice olandese, che Iperborea pubblica per la prima volta in italiano. “Genius loci” raccoglie due racconti lunghi: La casetta in fondo al giardino (del 1980) e Genius loci (del 1993).
Quest’ultimo racconto, che dà il titolo e apre il libro, è forse il più riuscito dei due. Riprende in parte il genere del romanzo storico che portò al successo Hella Haasse sin dal suo esordio con “Vagando per una selva oscura” (1949). Beninteso, Hella Haasse – scomparsa lo scorso settembre 2011 a 93 anni – è considerata uno dei maggiori scrittori dei Paesi Bassi, ha ricevuto prestigiosi premi nazionali e internazionali, e i suoi romanzi storici possono essere accostati non alla narrativa di genere quanto alla saggistica romanzata di alcuni storici quali Régine Pernoud.
La protagonista del racconto è una donna matura che si trova a trascorrere l’estate nella nuova casa delle vacanze che lei e suo marito hanno fatto edificare su un terreno remoto acquistato in Francia, più per convenzione di lui che di lei, la quale fatica un po’ a sentirsi a suo agio e prendere confidenza con quel luogo. Ma si troverà spesso da sola, quando il marito è richiamato in città da impegni di lavoro. Seppure in grado di vivere in società accanto a un uomo di successo, lei è una donna dallo sguardo assorto, che inoltre sta attraversando, proprio quell’estate, la fase iniziale della menopausa. Sempre più spesso si spinge in esplorazione del bosco circostante la casa, anche per osservare la vegetazione e prendere ispirazione per l’arazzo che sta ricamando – secondo, per lunghezza, solo all’arazzo di Bayeux. Ci sono sempre delle spiegazioni logiche alle visioni che lei ha, è questo gioco di chiaro scuro tra realtà e immaginazione è un tratto tipico della narrazione di Hella Haasse che si trova anche nel secondo racconto. Quando trova un pozzo diroccato nel folto del bosco, la donna inizia ricerche storiche sul luogo, tra la biblioteca comunale e gli archivi della chiesa, fino a ricostruire la storia di Renaud, lo sfortunato figlio diciannovenne del feudatario locale vissuto all’inizio del 1200. Allora “Spesso lei andava a sedersi vicino al pozzo…. La terra non conosceva più nemmeno un granello di quella che i piedi di Renaud avevano toccato. Gli alberi che un tempo facevano a lui e alla sua capanna, e anche gli alberi nati dai getti dei loro getti, si erano da tempo decomposti in fertile humus“; eppure sarà proprio attraverso il medium di un tronco di betulla che un giorno, inaspettatamente, le sembrerà di toccare e consolare il giovane sfortunato che, in cambio, le trasmetterà la propria energia vitale mai consumata.
La protagonista del secondo racconto fa visita alla madre dopo un lungo periodo di assenza. La madre forse è malata o forse vuole attirare solo la sua attenzione; dopo la separazione dal marito, si è ritirata in quello che un tempo era il capanno del loro giardino mentre la casa di famiglia è stata messa in affitto. E’ sempre stata una donna briosa ma i familiari hanno dovuto imparare quanto in realtà sia superficiale e inconcludente; apparentemente dinamica, in realtà incapace di ascoltare; apparentemente colma di affetto, in realtà possessiva. Ma è soprattutto la sua capacità di mentire che ha ferito e allontanato per sempre sua figlia, che nel corso dei due giorni trascorsi nella casetta, ricorda improvvisamente l’episodio della sua infanzia che l’ha allontanata da sua madre. Segue un chiarimento e una notte in cui la ragazza vede, forse, l’incubo di morte di sua madre: “Possiede la capacità di trasmettermi inconsciamente – ma sarà poi vero? – la sua paura mortale?”  Ma se il giardino le ha permesso di ricordare,m è anche il luogo talmente impregnato della sua infanzia e della presenza di sua madre, che la ragazza deve forse scavalcare la siepe e guardarlo dall’esterno per distaccarsi dal dolore.
Se “Genius loci” echeggia la poesia cortese e le cronache medievali, “La casetta in fondo al giardino” richiama le fiabe con la strega e una casetta nel bosco, Hansel e Gretel e la Baba Jaga russa su tutte.

genius loci_hella haasseStilisticamente i due racconti sono abbastanza diversi: il secondo è scritto in prima persona, con una ricchezza lessicale rivolta in particolare alla mimica dei personaggi. Genius loci rappresenta una scrittura più classica ma anche un equilibrio perfetto tra narrazione, descrizione e introspezione. Eppure, a distanza di anni, nei due racconti Hella Haasse riprende lo stesso filo: quello del bosco/giardino incantato (un topos letterario) che forse significa solo che quello spazio conserva e restituisce memoria, perché conosce uno scorrere del tempo diverso da quello degli uomini. Così a noi appare che il tempo sia sospeso, e se passato e presente si appiattiscono in un arazzo orizzontale, il bosco/giardino si popola di presenze misteriose. In “La casetta in fondo al giardino” l’uomo delle rose è una memoria della protagonista che ancora pervade il giardino – solo in un secondo momento riemerge e diventa un ricordo consapevole. Il “Genius loci” il giovane feudatario non è una memoria della donna ma della storia, anzi del bosco (perché la storia l’ha quasi dimenticato), è davvero lo spirito del luogo.
In Hella Haasse la natura non è né proiezione dello stato interiore degli esseri umani né in simbiosi con essi. E’ l’altro da sé, a volte quasi respingente, ma proprio per questo li costringe a guardare con maggiore attenzione ciò che li circonda, come accade a chi debba mettere i piedi su un terreno sconosciuto. Questa vista cristallina delle cose fa sì che alla fine ci sia davvero una simbiosi (il secondo tema comune dei due racconti) ma tra gli esseri umani: tra la donna e il ragazzo, tra la madre e la figlia. Non è detto che questo momento di grazia sia salvifico, che comporti un cambiamento risolutivo: lo è per la donna nel bosco di Vy ma non lo è per la giovane figlia del secondo racconto.

Cecilia Barella

Hella Haasse “Genius loci” ed. Iperborea 2011, p. 74, euro 9,50
traduzione Laura Pignatti

 

L’articolo è apparso originariamente su La Compagnia del Libro – TV2000, nel febbraio 2012

 

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