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Islanda da leggere: tra storie e vulcani

Non accade spesso che l’Islanda salga alla ribalta della cronaca e forse mai è stata tanto a lungo al centro dell’attenzione di mezzo mondo come nelle ultime settimane, a causa dell’eruzione vulcanica che ha messo in scaccola tecnologia e il nostro stesso stile di vita.
A ben pensarci, per la maggior parte di noi italiani, i radi incontri con l’Islanda, magari attraverso i libri, sono legati a un vulcano. Chi non ha letto il “Viaggio al centro della Terra” di Jules Verne in cui un gruppo di esploratori guidati dallo strvagante professor Lidenbrock, scende attraverso un vulcano islandese per raggiungere il centro della Terra.
Oppure chi non ricorda, sui banchi di scuola, il “Dialogo della Natura e di un Islandese” di Giacomo Leopardi (nelle Operette Morali).
Gli specialisti, e i lettori di epica e fantasy, sanno che se oggi conosciamo gran parte della mitologia nordica, lo dobbiamo a Snorri Sturluson (1178 – 1241) uomo dotto e giurista del suo tempo che trascrisse la mitologia e la storia delle prime dinastie reali giunte a noi attraverso il Codex Regius, un manoscritto del XII secolo.
Pochi anni dopo la morte di Snorri, la storia islandese cambiò percorso perché l’isola divenne un feudo della Norvegia, e successivamente passò sotto il regno danese fino alla Seconda Guerra Mondiale. La letteratura islandese è rinata dal Romanticismo in poi.
L’Islanda è un paese di lettori forti, come tutto il resto della Scandinavia, e in rapporto alla scarsa densità della popolazione dei suoi paesaggi primigeni, ha dato luce a molti scrittori, e di rilievo per la letteratura in generale. Due tra questi sono Halldór Kiljan Laxness (1902-1998), e Thor Vilhjamsson (1925). Il primo ha ricevuto il premio Nobel per la Letteratura nel 1955 perché – è scritto nella motivazione – “la sua opera epica che ha rinnovato l’arte e la letteratura islandese”. Thor Vilhjamsson, che è anche saggista e traduttore, ha tradotto anche autori italiani, quali Umberto Eco e Susanna Tamaro.
I temi che gli autori islandesi moderni trattano non sono più soltanto quelli della tradizione epica o della lunga stagione della letteratura religiosa legata al luteranesimo. La scrittrice Svava Jakobsdottir parla ad esempio della condizione femminile, la vita urbana della capitale Reykjavík e al centro di molti romanzi Gudmundsson, sebbene la natura così potente del paese abbia sempre un ruolo importante, ad esempio nei libri di Helgason o di Bergsson.
Diversi scrittori islandesi sono pubblicati oggi in Italia, distribuiti in vari cataloghi. Ma la casa editrice che ha lavorato in modo più organico su questi autori è Iperborea, che da più di vent’anni divulga la letteratura del Nord Europa in Italia. Importante è anche il lavoro dei pochi ed eccellenti traduttori dall’islandese, che molto spesso svolgono anche una vera e propria attività di scouting presso le case editrici.
Abbiamo stilato una bibliografia che non esaurisce il panorama dei libri islandesi tradotti in italiano ma fornisce un’indicazione sui titoli che attualmente si possono trovare con più facilità in libreria e in biblioteca.

Poeti islandesi moderni” (antologia poetica) ed. All’insegna della Baita Van Gogh 1954

Gudbergur Bergsson “Il cigno” ed. Il Saggiatore 2001 p. 157
trad. dall’islandese di Silvia Cosimini

Allontanata dalla sua città natale sulla costa e dai suoi genitori come punizione per alcuni furtarelli, una bambina di nove anni viene “esiliata” in campagna in una sperduta fattoria. La bambina non riesce a sentirsi davvero a suo agio con la famiglia che la ospita: né con i genitori né con la loro figlia, alle prese con la decisione di sottoporsi a un aborto. Solo il bracciante che lavora nella fattoria le presta attenzione, varcando spesso i confini tra paternalismo e un più sinistro interesse sessuale. L’impatto con questo mondo è forte, ogni cosa le appare ostile e crudele, come quel cigno che, per difendere i suoi piccoli, uccide davanti ai suoi occhi un agnello.

 

Einar Már Gudmundsson “Angeli dell’universo” ed. Iperborea 1997, p. 248
trad. dall’islandese e introduzione di Fulvio Ferrari

Sogni e profezie come in un’antica saga annunciano la nascita e accompagnano la vita di Páll, che lui stesso racconta quando già si trova nell’aldilà. Rivive l’infanzia, le amicizie, gli incontri, gli amori, ma anche da quel privilegiato punto d’osservazione che gli ha dato la morte, non arriva a comprendere perché le infinite vie che ha percorso conducevano sempre all’ospedale psichiatrico. E neppure noi, che siamo partecipi dei suoi pensieri, che ridiamo ai buffi episodi che racconta e l’accompagnano nelle sue avventure, riusciamo a capire dov’è il bivio fra normalità e follia.

 

Einar Már Gudmundsson “Orme nel cielo” ed. Iperborea Anno 2003, p. 264
trad. dall’islandese e postfazione di Fulvio Ferrari

L’Islanda agli inizi del XX secolo: un mondo lontano, duro, dove la sopravvivenza costa fatica e sofferenza. Un mondo lontano, e tuttavia solo due o tre generazioni ce ne separano. Un uomo di oggi risale così con il ricordo alla vita e all’esperienza dei bisnonni, dei nonni. Raccoglie frammenti di memoria, testimonianze, racconti tramandati all’interno della famiglia, e ne ricava un originale e vivido romanzo corale, in cui i vicoli e i quartieri di Reykjavík sono esempio e specchio di tutta un’epoca, con i suoi slanci e le sue durezze, il suo bisogno di poesia, di giustizia, di riscatto, ma anche con le sue miserie e il suo cinismo. Nel dipanarsi degli aneddoti, delle storie e dei ritratti, nonno Ólafur e nonna Gudný tornano costantemente a dominare la scena della memoria. Nonno Ólafur, l’uomo più bello di Reykjavík, che non sopporta di vedere la famiglia vivere nella miseria e affoga nell’alcol la sua disperazione. Ma, anche, nonno Ólafur che è il più bravo e il più coraggioso in mare, che sa affrontare la tempesta e tenere la testa alta e difendere i suoi diritti. E nonna Gudný, che vede i figli partire bambini, affidati dall’assistente sociale a questa o a quella famiglia in grado di nutrirli, ma che non perde la speranza e la combattività e riesce a entusiasmarsi contemporaneamente per l’Esercito della Salvezza e per il partito socialista. Intorno a loro un nugolo di figli, il padre, gli zii e le zie del narratore, uno stuolo di bambini che vanno e vengono da una fattoria all’altra, e su cui si aprono squarci di insospettabile futuro: chi diventerà ricco sfondato, chi partirà per la Spagna a combattere Franco. Riannodando i fili tra l’attualità del nuovo secolo, profondamente segnato dalla grandezza e dalle rovine del Novecento, e gli inizi del secolo scorso, Orme nel cielo è ricostruzione partecipe e delicata, mai ingenua, di un mondo brutale che troppo rapidamente abbiamo creduto di poter dimenticare.

 

Hagalín Hrafnhildur “Io sono il maestro” ed Iperborea 2003, p. 120
trad. dall’islandese di Cristina Argenti e Silvia Cosimini

Nella casa di due giovani, una ragazza e il suo fidanzato (musicisti freschi di conservatorio e pronti a lanciarsi verso la carriera che – sperano – li attende) irrompe, dopo anni di silenzio, il Maestro di lei. Tre chitarristi, tre musicisti che suonano lo stesso strumento: come dice il Maestro, il conflitto sarà inevitabile. La partitura rivelerà l’insostenibile tensione verso la Perfezione, il catastrofico desiderio di annientamento di chi si rende conto di essere condannato ad affollare la schiera dei talenti anonimi. Siamo nella casa che forse un tempo era del Maestro e dove ora abitano i due fidanzati: Thor testardo studia e si esercita in attesa di un riconoscimento che pare non arrivare, Hildur ex bambina prodigio ha rinunciato alla gloria della ribalta, sbarca il lunario insegnando ad allievi privi di futuro. Il Maestro sembra arrivato per ricondurre la sua allieva di un tempo verso la sua vocazione concertistica, ma viene anche, come una sorta di Lucifero, a scombinare i loro fragili equilibri sentimentali e artistici. Qualcosa di morboso lega l’allieva al Maestro, qualcosa sembra emergere dal passato. Il Maestro non se ne va, diventa un terzo, ingombrante inquilino della casa. Il Maestro è un affabulatore, un mistificatore: i legami affettivi attorno a lui scivolano, ondeggiano in un racconto che muta e che è diverso per ogni interlocutore. “Chi sei?” gli urla Thor, “Io sono il Maestro” è la risposta. La tensione di una vocazione artistica non ancora appagata e di un amore che non si rassegna a farsi da parte.

 

Hallgrímur Helgason “101 Reykjavik” ed. Guanda 2001, p. 372
trad. dall’islandese di Silvia Cosimini

A trent’anni suonati, Hlynur non ha ancora trovato la forza di recidere il cordone ombelicale e vive ancora a casa della madre divorziata, Linda. Raramente si alza prima del crepuscolo; la notte la trascorre solitamente navigando su internet o vegetando davanti alla televisione. Non mancano però le serate passate con i due inseparabili amici alla ricerca di qualche conquista e di nuove sbronze nei soliti locali notturni che si trovano nel centro storico di Reykjavik, codice di avviamento postale 101.

 

Hallgrímur Helgason “Il più grande scrittore d’Islanda” ed. Guanda 2003, p. 488
trad. dall’islandese di Silvia Cosimini

Un vecchio si sveglia all’improvviso dal sonno ritrovandosi in aperta campagna, senza riuscire a ricordare il proprio nome né tantomeno i motivi che lo hanno portato lì. Ma a poco a poco capisce di essersi svegliato nel 1952, quasi cinquant’anni dopo la sua morte, e di essere uno scrittore. Infatti è proprio lui che crea tutto quello che lo circonda, dalle persone all’ambiente, in quell’illusione che si chiama letteratura, diventando quindi protagonista forzato di un romanzo che ha scritto lui stesso.

 

Arnaldur Indridason “Sotto la città” ed. Guanda 2005, p. 274
trad. dall’islandese di Silvia Cosimini

C’è un biglietto dal significato misterioso accanto a corpo del vecchio Holberg, trovato col cranio sfondato nel suo appartamento di Reykjavik. Al commissario Erlendur, solitario cinquantenne divorziato, a cui vengono affidate le indagini, sembra un caso banale, ma non appena comincia a scavare nella vicenda emergono sul conto dell’uomo dettagli inquietanti che conducono a un passato torbido, fatto di stupri e di perversioni. Ma non solo. Indizio dopo indizio, Erlendur scoprirà che sotto una città apparentemente tranquilla si cela un mondo sotterraneo, macabro e sconosciuto: la “città dei barattoli”, la sezione della facoltà di Medicina in cui un tempo venivano conservati organi umani a scopi scientifici e didattici…

 

Arnaldur Indridason “La signora in verde” ed. Guanda 2006, p. 271
trad. dall’islandese di Silvia Cosimini

Sulla collina di Grafarholt, alle porte di Reykjavík, viene rinvenuto un misterioso scheletro, una mano che spunta dal terreno in un’ultima, disperata richiesta d’aiuto. A chi appartiene quella mano? Il commissario Erlendur e colleghi, con l’aiuto di una squadra di archeologi, si mettono al lavoro per estrarre i resti, ma le indagini procedono a rilento e sembrano non portare a nulla di concreto. Le piste che conducono alla collina sono numerose e si perdono nel passato, negli anni ormai lontani della seconda guerra mondiale, quando lassù sulla collina, accanto ai cespugli di ribes, sorgeva una casa e abitava una famiglia. Lassù oggi non c’è più nulla. Ma una donna continua ad aggirarsi lì attorno. Vestita di verde. Storta. È lei che bisogna cercare…

 

Arnaldur Indridason “La voce” ed. Guanda 2008, p. 316
trad. dall’islandese di Silvia Cosimini

Mancano pochi giorni a Natale e nello squallido seminterrato di un grande albergo di Reykjavik viene ritrovato il cadavere di un uomo vestito da Babbo Natale e con i pantaloni abbassati. Si tratta del portiere dell’albergo, che sotto le feste si travestiva per divertire i piccoli ospiti. Nella sua misera stanzetta vengono rinvenuti alcuni vecchi dischi in vinile e un poster di Shirley Temple. L’indagine si rivela molto difficile fin da subito per l’agente Erlendur, costretto a confrontarsi con la serie di grotteschi personaggi che popolano l’albergo, e con il marcio nascosto dietro la facciata di irreprensibilità ed eleganza. Ma la rivelazione più scioccante sarà il passato della vittima, un ex bambino prodigio, solista nel coro delle voci bianche di Hafnarfjòrdur, che aveva anche inciso due quarantacinque giri a tiratura limitata, diventati ora una rarità di inestimabile valore per i collezionisti.

 

Arnaldur Indridason “Un corpo nel lago” ed. Guanda 2009, p. 318
trad. dall’islandese di Silvia Cosimini

Uno scheletro spunta dalle acque del lago Kleifarvatn, a sud di Reykjavík, nel punto in cui il bacino si sta prosciugando per cause non chiarite e la sabbia rivela i suoi segreti. A trovarlo è una giovane idrologa addetta ai rilevamenti: la polizia, al telefono, inizialmente pensa a uno scherzo. Si tratta dei resti di un uomo, databili intorno agli anni Sessanta del Novecento. Lo scheletro è legato a uno strano apparecchio di fabbricazione sovietica, in apparenza una ricetrasmittente. Nel cranio c’è un foro, grande come una scatola di fiammiferi. Omicidio o suicidio? Delle indagini è incaricato il solitario e spigoloso agente Erlendur Sveinsson, che per ragioni personali è ossessionato dai casi di persone scomparse, soprattutto se ignorati dai più e lontani dai clamori della stampa. Come sempre, Erlendur è affiancato dai colleghi Sigurður Óli ed Elínborg, mentre nell’ombra lo aiuta il suo ex capo, Marion Briem, ormai in pensione. Gli indizi sono scarsi, le tracce confuse, tuttavia un elemento decisivo emerge con forza: la scomparsa dell’uomo è collegata in qualche modo a una rete spionistica del Patto di Varsavia, che operava ai tempi della Guerra fredda, quando il territorio islandese era considerato strategico dal punto di vista militare e ospitava una grande base NATO americana. Ma lo spettro del comunismo si aggira ancora per l’Islanda? Per trovare la risposta, Erlendur dovrà disseppellire rancori mai sopiti, ideologie tradite e amori indimenticati.

 

Arnaldur Indridason “Un grande gelo” ed. Guanda 2010, p. 306
trad. dall’islandese di Silvia Cosimini

In una Reykjavík avvolta nella coltre di un inverno che sembra il più freddo di sempre, l’agente Erlendur Sveinsson affronta un caso che lo costringe a confrontarsi con i fantasmi di quel passato che lo tormenta da una vita. La morte di Elias, dieci anni, madre thailandese e padre islandese, trovato accoltellato in mezzo alla neve in un giardino, lo tocca nel profondo. Non è solo l’ennesimo omicidio su cui investigare, è una vicenda che alimenta in lui l’angoscia per quel fratello perso da piccolo nella brughiera nel pieno di una bufera… Non c’è tempo, però, di abbandonarsi ai ricordi dolorosi: il burbero poliziotto e la sua squadra iniziano un delicato lavoro di indagine. Il fratellastro di Elias è scomparso: sarà implicato nella morte del piccolo o semplicemente teme per la propria vita? Da colloqui e interrogatori a compagni e insegnanti a poco a poco emerge una realtà di tensioni razziali e di scontento fino ad allora nascosta sotto la superficie dell’immagine liberale e multiculturale che l’Islanda si vanta di avere. Nessuna pista viene trascurata, dalle bande neonaziste allo spaccio di droga, alla pedofilia, ma la verità è molto più semplice…

 

Svava Jakobsdóttir “Tutto in ordine” ed. Le Lettere 1999, p. 148
trad.dall’islandese di Silvia Cosimini

Donne dal cuore in mano, madri possessive, casalinghe ossessionate dagli avanzi della colazione, vecchie vedove sepolte dalla neve, bambine divise fra ricordi di un passato doloroso e un presente difficile: sono questi i personaggi che popolano i racconti di Svava Jakobsdóttir, una delle scrittrici islandesi contemporanee più apprezzate e tradotte. In uno stile narrativo sempre in bilico fra realismo e surrealismo, questa selezione dai vari volumi di racconti della Jakobsdóttir, apparsi in Islanda fra il 1965 e il 1989, offre uno spaccato inedito sulla letteratura nordica femminile e sulla realtà islandese contemporanea. Ne emerge il ritratto di un’isola dura, difficile, dove la natura non è benigna e condiziona i rapporti e gli scambi sociali: una vita da vivere costantemente, senza un motivo, alle pendici di un vulcano.

 

H. K. Laxness “Gente indipendente” ed. Iperborea 2004, p. 656
trad. dall’islandese e postfazione di Silvia Cosimini

Nella selvaggia Islanda a cavallo fra i secoli XIX e XX, la vita del bracciante Bjartur di Sumarhús sembra giungere a una svolta: finalmente, dopo diciotto anni passati al servizio dell’ufficiale distrettuale, è in grado di acquistare un appezzamento di terreno nella brughiera orientale e dichiararsi indipendente. Dopo anni di pasti frugali e duro lavoro, animati unicamente da discussioni di poesia e letteratura, di politica e di religione, il variegato nucleo familiare di Bjartur potrà definitivamente insediarsi nella casupola di torba da lui stesso costruita. Non solo la storia di un contadino alla conquista della propria emancipazione, ma anche della società islandese dell’epoca, di cui l’autore mostra le piccolezze e le meschinità.

 

H. K. Laxness “Il concerto dei pesci” ed. Iperborea 2008, p. 336
trad. dall’islandese e postfazione di Silvia Cosimini

I pesci possono cantare? Si può restare fedeli alle radici quando la vocazione artistica spinge a varcare i propri confini? Alle soglie del XX secolo l’Islanda si affaccia alla modernità di un mondo globalizzato: Reykjavík si appresta a diventare una capitale dominata dai mercanti, ma ai suoi margini, nel borgo di Brekkukot, l’ipocrisia e l’arroganza della borghesia emergente restano fuori dalla casupola di torba del vecchio Björn, un pescatore stagionale che resiste alla logica mercantile con illuminata testardaggine. Fedele alla ruvida, ma generosa etica tradizionale, Björn offre ospitalità a un campionario di personaggi stravaganti nel suo sottotetto: qui vedrà la luce anche il piccolo Alfgrímur, abbandonato dalla madre e destinato a seguire sul mare il “nonno adottivo”. Ma è cantando ai funerali nel cimitero sotto casa, che il giovane deciderà di dedicarsi alla musica, alla ricerca “di un’unica nota pura”, un ideale unisono fra talento artistico e limpidezza di cuore. Avviato agli studi, Alfgrímur si troverà diviso tra l’idillico microcosmo della sua infanzia e il richiamo di un mondo complesso, ambiguo e attraente, incarnato dalla enigmatica figura di Garoar Hólm, il cantante lirico celebre in tutto il mondo che in patria nessuno ha mai sentito cantare. Laxness guarda con ironia e nostalgia al mondo della sua infanzia, in un romanzo di formazione di un’artista e di un’intera nazione, sospesa fra tradizione e innovazione.

 

Sjon “La volpe azzurra” ed. Mondadori 2006, p. 110
trad. dall’islandese di Silvia Cosimini

Il 17 aprile 1868 una nave immensa si arena su una spiaggia della penisola di Reykjanes, in Islanda. Nella stiva, tra i barili di olio di fegato di merluzzo, viene trovata Abba, una giovane ritardata ridotta in fin di vita. La soccorre il naturalista Fridrik Fridjonsson, amante della bella vita, che la prende a vivere con sé e per lei cambia decisamente abitudini e atteggiamenti. Da dove viene Abba? Quale triste passato nasconde la sfortunata creatura? Poco a poco Fridrik scopre che il reverendo Baldur Skuggason, parroco della comunità locale, è fortemente coinvolto nel destino della ragazza. E, proprio come gli spiriti di cui narrano le antiche saghe, sotto le vesti di agnello l’uomo nasconde un animo da lupo. La vicenda esplode quando Abba muore, e tra il naturalista e il prete si giunge alla resa dei conti definitiva…

 

Thor Vilhjálmsson “Il muschio verde arde” ed. Iperborea 2002, p. 300
trad. dall’islandese di Silvia Cosimini

Il giovane magistrato Asmundur si trova a giudicare il caso controverso dell’amore incestuoso di Saemundur e della sorella Solveig Susanna che ha finito per portare a un efferato omicidio. Sulle tracce della vita dissoluta e appassionata della coppia maledetta, le sue convinzioni saranno a poco a poco sconvolte dall’inchiesta e dalle verità segrete che scopre. Fino a che punto un uomo può giudicare un altro uomo? Ha il potere di decidere della sua morte? Ne nasce una riflessione vertiginosa sull’oppressione che la società può esercitare su coloro che infrangono le regole. Parallela alla sua storia quella del padre, anche lui magistrato, anche lui alle prese con un caso difficile, rievocata da Asmundur attraverso gli atti processuali. Il tema di pressante attualità della giustizia è inserito in un quadro – quello dell’Islanda di fine Ottocento-primi Novecento – che sa dargli una dimensione particolare e rivelare la sua stretta connessione con le passioni umane. Basato su personaggi realmente esistiti e casi realmente accaduti, Il muschio grigio arde conferma ancora una volta il “miracolo islandese” nel patrimonio letterario del mondo.

 

Thor Vilhjálmsson “Cantilena mattutina nell’erba” ed. Iperborea 2005, p. 364
trad. dall’islandese di Paolo Maria Turchi

Ispirato a una delle più note saghe islandesi, la Sturlunga Saga, il romanzo racconta la storia di Sturla, le sue vittorie in battaglia e nel cuore delle donne e i suoi viaggi attraverso l’Europa del Medioevo, dov’è custodita la cultura e si diffonde il rivoluzionario messaggio francescano di amore e povertà. Un pellegrinaggio che lo porta a una Roma pittoresca e felliniana, a chiedere il perdono dei suoi peccati, e a una Parigi dominata dalla Scuola Nera della Sorbona, ai confini tra scienza, alchimia e stregoneria, per ritrovare un antico codice in cui è racchiuso il segreto del sapere. Uomo del Nord al confronto con la cultura europea, Sturla è un eroe moderno aperto a ogni esperienza, un Ulisse cui non è concesso conquistare la sua Itaca.

Per ragazzi

Thorvaldur Thorsteinsson “Mi chiamo Blidfinn ma puoi chiamarmi Bobo” ed. Salani 2009, p. 122
trad. dall’islandese di Silvia Cosimini

Un bambino capita nel mondo del piccolo Blidfinn. Ma poi sparisce. Blidfinn vince la paura e va a cercarlo. Un viaggio avventuroso e fantastico, una storia di vita, morte e amicizia. Nella grande tradizione che viene dal Nord: un libro islandese premiato e tradotto un tutto il mondo. “Sai, Blidfinn” sussurrò il Sapiente all’improvviso, “per quanto ne so, credo che sia un bambino quello che hai trovato laggiù”. Si lustrò il volto antico, scacciò una mosca borbottante dall’orecchio peloso e fissò la creatura con maggior attenzione. “Sì. È decisamente un bambino”. Blidfinn non ne sapeva più di prima, anche se la parola aveva un bel suono. “Bambino? Cos’è un bambino?”

 

Andri Snaer Magnason “Il pianeta blu” ed. Fabbri 2002, p. 165
trad. di Maria Cristina Lombardi

Il pianeta blu è molto speciale: è abitato solo da bambini. Bambini piccoli e bambini grandi, bambini grassi e bambini magri, e anche il bambino che vedi nello specchio. Non ci sono adulti sul pianeta blu, quindi i bambini sono liberi di fare tutto quello che vogliono. Cioè giocare tutto il giorno, tutti i giorni. Un posto fantastico. Ma un giorno da un’astronave sbarca uno strano ometto, adulto, naturalmente…

 

Racconti popolari e fiabe islandesi” ed. Bompiani 2004, p. 302
a cura di Gianna Chiesa Isnardi, basato sulle raccolte di Magnús Grímsson e Jón Arnason

I racconti popolari e le fiabe islandesi, raccolti nel secolo scorso da Magnús Grímsson e Jón Árnason, costituiscono un esempio straordinario di cultura popolare. In questo libro rivive agli occhi del lettore un mondo inaspettato e affascinante nel quale sono presenti elementi e motivi di diversa natura (figure mitiche, esseri sovrannaturali, magia, saggezza popolare, superstizione, tracce del passato pagano, elementi cristiani e molto altro) che si intrecciano in un quadro di sorprendente interesse e vivacità.

 

Einar Már Gudmundsson “Il popolo delle rocce” ed. Mondadori 2000
La lotta impari di elfi e gnomi contro quelli che vogliono ricoprire il bosco di cemento.

Le saghe

L’Edda. Carmi norreni” ed. Sansoni 1951, p. 588

Saga di Ragnarr” ed. Iperborea 1993, p. 144
trad. dall’islandese antico e introduzione di Marcello Meli

Il racconto (che risale al XIV secolo) è ambientato in uno storico IX secolo, in cui il re danese Ragnarr, i suoi indomiti figli e le sue due bellissime mogli, Thora Occhio-di-cervo e Áslaug, figlia di quel Sigurdr a noi più noto con il nome tedesco di Sigfrido, sono protagonisti, fra indovinelli e profezie, di avventure d’armi e d’amore, di fondazione e distruzione di regni e città, di audaci spedizioni che spaziano dai gelidi regni del Nord, all’Inghilterra anglosassone e alla nostra Toscana. Un incontro affascinante con il lontano mondo della Scandinavia medievale, in cui riconosciamo tuttavia la familiare vicinanza del mondo delle leggende e dei miti

 

Saga di Oddr l’arciere” ed. Iperborea 1994, p. 160
trad. dall’islandese antico e introduzione di Fulvio Ferrari

Una veggente predice a Oddr una vita straordinariamente lunga e girovaga che lo riporterà però a morire in quello stesso luogo di una morte singolare. Il giovane vichingo respinge sprezzante le sue parole e si getta in un turbine di avventure, viaggi in terre lontane reali o incantate, spedizioni gloriose di conquista e di pace, duelli in cui non teme di affrontare ogni sorta di avversari, umani e disumani. Ma nonostante il valore, la saggezza, l’infinita ricchezza delle esperienze vissute, nulla può sottrarlo al suo destino: i suoi passi lo guideranno al luogo dove lo aspetta la morte annunciata.

 

Saga di Egill il Monco” ed. Iperborea 1995, p. 112
trad. dall’islandese antico e introduzione di Fulvio Ferrari

Il libro costituisce un esempio del genere letterario delle cosiddette Saghe del tempo antico, ambientate nel mondo nordico durante il periodo precedente la colonizzazione dell’Islanda, che si distinguono dalle precedenti saghe a carattere storico e realistico per la presenza di figure legate al Mito e per la concezione fantastica e fiabesca, che pone la Magia e gli espedienti magici al servizio del lieto fine.

 

Saga di Hrafnkell” ed. Iperborea 1997, p.88
trad. dall’islandese antico e introduzione di Maria Cristina Lombardi

Hrafnkell, famoso capo islandese del x secolo, ha proibito a chiunque, pena la morte, di montare il suo cavallo Freyfaxi, consacrato al dio Freyr. La sorte vuole che sia il fedele Einarr a dover essere ucciso per aver disubbidito. E’ da un tipico “divieto infranto” che prende avvio la serie di vendette, processi, esilii, fortune ricostruite, uccisioni a tradimento che danno a questa saga il suo ritmo avvincente. Ma è soprattutto il valore di “documento storico” a farne l’interesse: il funzionamento della giustizia, le alleanze “politiche”, le sofisticate procedure legali di un mondo primitivo, in cui comunque la legge resta dalla parte del più forte.

 

Saga di Gautrekr” ed. Iperborea 2004, p. 120
trad. dall’islandese e introduzione di Massimiliano Bampi

Nel fitto di un bosco vive una famiglia la cui avarizia supera ogni misura: basta che vada perduto anche un solo chicco di grano e qualcuno di loro dovrà uccidersi gettandosi da una rupe per riequilibrare il rapporto tra le entrate e i consumi. Dalla stessa ru-pe, del resto, vengono gettati i vecchi perché non gravino sulle spalle dei consanguinei più giovani. Sempre nel fitto di un bosco, nel cuore della notte, un consesso di divinità delibera sul destino di un eroe: Odino lo colma di doni, Thor di maledizioni. E la maledizione più terribile sarà di poter vivere la durata di tre vite umane, ma di dover commettere tre azioni infami e disonorevoli, la prima delle quali sarà di uccidere a tradimento il proprio sovrano. Un giovane che tutti credono un sempliciotto si rivela ben più astuto di quanto appaia, e giocando con le convenzioni della società vichinga, con le ferree regole dell’onore, dell’ospitalità e della reciprocità riesce a conquistarsi un regno senza combattere una sola battaglia. Sono questi i temi intorno a cui si di-panano gli episodi principali della Saga di Gautrekr, una saga che, a differenza di tante altre opere narrative del Medioevo islandese, non ha al proprio centro la figura di un unico, magnifico eroe, ma tesse una rete di storie intorno a personaggi spesso grotteschi, che esibiscono con candida sfacciataggine i loro peggiori difetti: avarizia, avidità, doppiezza, infedeltà. Motivi fiabeschi, echi dell’antica religione pagana, saggezza popolare, convenzioni letterarie si uniscono qui a formare un testo singolare, che sorprende e diverte il lettore e contribuisce a delineare un quadro della complessità e della plurivocità della cultura islandese medievale.

a cura di Cecilia Barella

 

L’articolo è apparso originariamente su “La Compagnia del Libro” – TV2000 nel maggio 2010

 

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