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Crudele e incantevole: aprile da leggere

Un incantevole aprileAprile è il mese più crudele, generando
Lillà dalla terra morta, mischiando
Memoria e desiderio, eccitando
Spente radici con pioggia di primavera.
L’inverno ci tenne caldi, coprendo
La terra di neve smemorata, nutrendo
Una piccola vita con tuberi secchi.

“A San Salvatore c’era qualcosa che le faceva sentire la forza del suo cuore […] San Salvatore le aveva tolto quella parvenza di felicità che si era costruita attentamente […] sopraffatta dalla discrepanza tra lo splendore esterno, la bellezza calda e fertile di quella natura autosufficiente, e il vuoto assoluto del suo cuore.”

Il primo passaggio è l’inizio della “Terra Desolata” di T.S. Eliot, versi tra i più celebri della poesia moderna. Eliot riprende e inverte, letteralmente e simbolicamente, il primo verso del Prologo dei “Racconti di Canterbury”, quella sorta di Decamerone britannico che Chaucer scrisse alla fine del 1300: “Quando aprile con le sue dolci piogge / ha penetrato fino alla radice la siccità di marzo / impregnando ogni vena di quell’umore / che ha la virtù di dar vita ai fiori …”.
La vitalità che scuote la natura nel mese di aprile, contrasta, nel poema di Eliot, con la paralisi dell’uomo moderno e questa percezione ferisce il poeta.
Il secondo brano è tratto dal romanzo di Elizabeth von Arnim Un incantevole aprile“, dal quale fu anche tratto un film nel 1992, girato da Mike Newell nello stesso castello di Portofino che la scrittrice aveva preso in affitto dalla famiglia anglo-genovese dei Brown. Quattro donne inglesi, molto diverse tra loro per carattere, età ed estrazione sociale, che si trovano a condividere un soggiorno di un mese in un castello in Italia. Questa la trama di fondo ma il romanzo racconta con ironia, introspezione psicologica e levità allo stesso tempo, la trasformazione delle donne: come ritrovano le proprie risorse e abattono muri interiori, riuscendo a sentirsi ben disposte verso quanto è diverso da se stesse – le compagne di viaggio e ciò che hanno lasciato in Inghilterra, mariti compresi. Quando scrisse il romanzo, molto più convincente su simili tematiche di tanta lettura odierna, l’autrice era una donna matura di più di cinquant’anni che aveva già vissuto molto.
Elizabeth von Arnim era nata nel 1866 in Australia, a Sidney, ma di fatto crebbe in Inghilterra. Si chiamava Mary Annette Beauchamp ed era la cugina della scrittrice Katherine Mansfield, ma prese il nome del conte von Arnim, che sposò nel 1890 e con il quale visse a Berlino e successivamente in una tenuta della Pomerania. Dopo la morte del marito, nel 1910, Elizabeth visse tra la Svizzera, l’Inghilterra, la Francia e gli Stati Uniti, dove morì nel 1941.
“Un incantevole aprile” è un romanzo molto attuale proprio perché descrive e racconta qualcosa che è cambiato poco nel tempo – l’intimità degli individui e l’affettività nell’amicizia e nell’amore – e lo fa con un linguaggio tanto scorrevole e ironico che gli guadagna tuttora molti lettori.
Di fatto il romanzo ha quasi un secolo, è stato pubblicato in quel 1922 che è stato un anno d’oro per la letteratura, una pietra miliare perché ha segnato una svolta, uscirono ad esempio “La terra desolata” di T.S. Eliot e “Gita al faro” di Virginia Woolf.
L’Italia che la von Arnim sceglie per il suo romanzo è la costa ligure (il golfo di La Spezia), un po’ decentrata rispetto alle tappe più battute per due secoli dal Grand Tour e anche rispetto a quell’Italia letteraria prediletta dagli anglosassoni che era la Toscana, celebrata non da ultimo dal contemporaneo E.M. Forster. Decentrata ma non sconosciuta da artisti quali Shelley, e Ruskin, che la von Arnim cita nel capitolo 13.
Chi poteva essere arrabbiato in mezzo a tanta grazia? Chi, in una simile profusione di bellezza poteva essere avido o egoista”.
La bellezza che i personaggi sentono effusa attorno a loro non è naturalmente un elemento decorativo della vita, per quanto importante. Calzano perfettamente le parole che Carlo Maria Martini scrisse in “Quale bellezza salverà il mondo?”, un testo del 2000 dedicato al passaggio del millennio: “Non si tratta di una proprietà soltanto formale ed esteriore, ma di quel momento dell’essere…”
Il titolo di Carlo Maria Martini cita un celebre passaggio dell’Idiota di Dostoevskj e allo stesso tema fu dedicata la Fiera del Libro di Torino del 2008. Gli scrittori invitati quell’anno sono interventi sul tema in un insieme prezioso di riflessioni che fortunatamente sono state raccolte in una pubblicazione – una pratica che la Fiera ha adottato negli ultimi anni.
Il risveglio primaverile di aprile ci spinge a guardarci dentro e a guardarci intorno e, ci dicono T:S: Eliot e Elizabeth von Arnim, la sensazione può essere desolante ma anche molto stimolante.

Cecilia Barella

Bibliografia
– Elizabeth von Arnim “Un incantevole aprile” ed. Bollati Boringheri 1993, p. 240, euro 17,00
– T.S. Eliot “La terra desolata” (a cura di A. Serpieri) ed. Rizzoli (BUR) 2006, p. 219, euro 7,00
– “Ci salverà la bellezza” autori vari, ed. Instar Libri, p. 159, euro 6,00
(serie I Quaderni della Fiera Internazionale del Libro di Torino, edizione 2008)
– Carlo Maria Martini “Quale bellezza salverà il mondo?” Centro Ambrosiano 1999, p. 52, euro 2,58

 

L’articolo è apparso originariamente su “La Compagnia del Libro” – TV2000 in aprile 2010

 

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