In-Folio

Home » Arti visive » Il pranzo di Babette

Il pranzo di Babette

pranzo_di_BabetteMisericordia e riconciliazione sono i valori cristiani di cui papa Francesco ha parlato nel suo primo Angelus, domenica 17 marzo 2013.
Misericordia e riconciliazione sono anche i temi del film preferito dell’allora cardinale Bergoglio, come abbiamo letto in questi primi giorni di pontificato, ovvero “Il pranzo di Babette”.
E’ un film danese del 1987, sceneggiatura e regia di Gabriel Axel, basato sulla novella omonima della scrittrice danese Karen Blixen (1885-1962) pubblicata nel 1952.
Per i suoi meriti cinematografici, “Il pranzo di Babette” ha vinto il premio Oscar come miglior film straniero nel 1988. Ma già il festival di Cannes del 1987 gli aveva assegnato il premio della Giuria ecumenica per i valori espressi.

La stampa religiosa ha prestato spesso attenzione a questo film. Nell’ottobre 2000, Enzo Natta ha scritto su Famiglia Cristiana:

Il film di Gabriel Axel si fa portatore di un invito alla tolleranza e all’umiltà, alla pace dello spirito e al sacrificio consumato con il sorriso sulle labbra, contrapponendo a un’esistenza triste e grigia l’attimo di un momento di gioia capace di illuminare tutta una vita.

Nel 2006, su Tredimensioni (n.6) Enrico Parolari, psicologo del Seminario Arcivescovile di Milano, analizza la “psicologia del dono” di Babette

Si racconta che Babette fosse una famosa cuoca ma che ad un certo punto avesse perso tutto, soldi, affetti e fortuna. Da Parigi approda in un piccolo villaggio della Danimarca abitato da una setta luterana molto rigorista. Lì, la accolgono, come un’esiliata, due sorelle zitelle che vivono unicamente nella memoria del padre, decano e fondatore di quella comunità ora diventata molto divisa e litigiosa.
Babette, con il suo arrivo, porta aria nuova in quel piccolo villaggio sperduto su un fiordo del mare del Nord. Serve devotamente le sorelle e impara, come se fosse una cuoca principiante, gli usi culinari del posto.
L’unica sua ricchezza è un biglietto della lotteria più importante di Parigi. Le succede, con sua grande meraviglia, di vincere il primo premio. Una somma enorme! Un gran dire nella comunità! Tutti hanno il sospetto, anzi la certezza, che la serva se ne ritornerà a Parigi a fare la gran dama e loro, invidiosi, sempre relegati in quel villaggio dimenticato dal mondo.
Invece, Babette spende tutta l’esagerata cifra per imbandire un pranzo alla comunità che l’ha ospitata. Un pranzo dalla raffinatezza eccezionale: addirittura con prodotti pregiatissimi arrivati per l’occasione dalla Francia.
Tutti quei cibi esotici e piatti prelibati sollevano nella comunità religiosa, molto castigata e penitente, un timore di eccessiva sensualità tanto che le due sorelle, figlie del decano, devono scusarsi con i componenti della comunità che si promettono a vicenda di mangiare in assoluto silenzio senza fare commenti di apprezzamento dei cibi. Così, si eviterà di cedere al dominio dei sensi.
Tutti mangiano in grande austerità, sempre immaginando Babette già nei teatri di Parigi e loro fra i lupi. Ma ecco che, ad un certo punto, il pranzo diventa un momento di grazia, in un’atmosfera di tale calore, serenità e bellezza che scioglie i cuori, suscita parole di speranza, illumina sguardi di comprensione, crea gesti di perdono. Tutti sono come trasformati, colmati di letizia. Escono insieme e danzano sotto la neve alla luce della luna, celebrando così la gioia della riconciliazione.
Nessuno si accorge più di Babette. Rimane nascosta, fuori scena; lei, l’artefice di tutto! Ma è contenta anche lei: aveva perso tutto in modo doloroso ed ora lo perde ancora, con gratitudine per la comunità che l’ha accolta. Come per miracolo, ha ridonato grazia e gioia a una comunità ormai inacidita e divisa.
Solamente alla fine si scopre che Babette era una grande artista, la migliore cuoca del più famoso Hotel di Parigi.

Uno dei commenti più interessanti è il saggio di P. Lloyd Baugh, professore gesuita dell’Università Gregoriana di Roma, sulla rivista ufficiale dell’ateneo, Gregorianum (n.84/2, 2001).

Se la dimensione religiosa de “Il pranzo di Babette” è un’evidenza incontrovertibile – incontri di preghiere, inni sacri, opere di carità evangelica, discorsi sulla grazia divina – l’identità cristica della protagonista, invece, non è altrettanto evidente. Il discorso sulla cristicità di Babette deve essere collocato nella più ampia cornice di una coerente interpretazione biblica del film che riproduce nella sua trama la struttura fondamentale della storia della salvezza. […] Nella rappresentazione di Axel, è chiarissimp che Babette conosce la situazione precaria della comunità e che la vuole aiutare. […] Axel indica che il pranzo di Babette non è un pranzo qualsiasi, mettendo a tavola dodici commensali, un trasparente richiamo all’Ultima Cena. […] Axel rappresenta l’identità cristica di babette non solo attraverso i suoi atti, ma anche nel suo modo di essere e di comportarsi. Babette è aperta, discreta e rispettosa di tutti; la sua presenza è come un invito per gli altri e, diversamente da quanto accadeva al decano, nessuno la teme. Inoltre, come con Gesù, la salvezza offerta da Babette è tutt’altro che esclusiva o soggetta a condizioni: al convito sono bene accolti due ospiti esterni alla comunità, e Babette include anche un umile cocchiere e un ragazzo che aiuta in cucina: la loro consapevole gioia di partecipare al pranzo è una delle note più profonde del film.

a cura di Cecilia Barella

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: