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Ponzio Pilato, tra Flaiano e Anatole France

inchiesta_damiano_damiani“L’inchiesta” è un film del 1986 di Damiano Damiani, sceneggiatura di Suso Cecchi d’Amico e Ennio Flaiano, il quale trasse lo spunto dalla novella di Anatole France “Il procuratore della Giudea”. La musica è di Riz Ortolani.

La trama è questa: Tito Valerio Tauro (Keith Carradine) arriva in Giudea su mandato dell’imperatore Tiberio per indagare sulla sparizione del corpo di un uomo crocifisso pochi anni prima, Gesù. I suoi discepoli sostengono che il loro maestro sia risorto ma “la legge romana non prevede la resurrezione”. Ponzio Pilato (Harvey Keitel)teme che l’indagine di Tauro lo metta in cattiva luce davanti all’imperatore e cerca vari espedienti per dissuaderlo e rimandarlo a Roma quanto prima. Claudia Procula, la moglie di Pilato, al contrario cerca di aiutare Tauro perché aveva riconosciuto Gesù come un uomo innocente e ricorda i suoi insegnamenti. Tauro procede nell’indagine e riesce ad incontrare Maria Maddalena (Lina Sastri) che si prende cura dei lebbrosi fuori Gerusalemme. nel deserto. Tauro è sempre più confuso, fugge nel deserto, dove Pilato riesce infine a trovarlo ma decide di abbandonarlo alla morte.

Ennio Flaiano (1910-1972), sceneggiature e scrittore, trasse spunto dalla novella Il procuratore della Giudea (1902) dello scrittore francese Anatole France (1844-1924), premio Nobel per la letteratura nel 1921.
Ritiratosi nelle sue terre in Sicilia, Ponzio Pilato si reca in Campania per curarsi alle terme e lì incontra un vecchio amico, Elio Lamia – voce narrante del racconto. I due rievocano gli anni in cui hanno vissuto in Giudea. Solo alla fine, Elio Lamia fa accenno alla vicenda di Gesù, ma Pilato sembra non ricordarsene.
La narrazione di Flaiano e quella di Anatole France sono molto diverse ma in entrambe lo spunto principale è la “rimozione” di Gesù da parte di Ponzio Pilato. La conclusione della novella di Anatole France è ambigua e aperta: Ponzio Pilato dichiara di non ricordare chi sia Gesù ma il lettore dubita che sia davvero così, forse Pilato non ammette di ricordare. Questa è l’’ultima pagina della novella:

Danzano con tanto languore, le donne di Siria! Ho conosciuto un’ebrea di Gerusalemme che in una bettola, nell’avara luce di una lucerna fumosa, su un logoro tappeto, danzava levando le braccia e agitandole a far suonare i cimbali. Le reni inarcate, la testa rovesciata e come tirata dal peso della sua folta chioma rossa, gli occhi annegati di voluttà, ardente e languente, flessuosa, avrebbe fatto impallidire d’invidia Cleopatra stessa. Amavo le sue danze barbare, il suo canto un po’ rauco e insieme dolce, il suo odore d’incenso, il suo vivere trasognato. La seguivo dovunque. Mi confondevo alla vile ciurmaglia dei soldati, dei saltimbanchi e dei pubblicani da cui era circondata. Un giorno disparve, e non la rividi più. La cercai lungamente nei vicoli malfamati e nelle taverne. Era più difficile fare a meno di lei che del vino greco. Qualche mese dopo che l’avevo perduta, seppi, per caso, che si era unita a un piccolo gruppo di uomini e di donne che seguivano un giovane taumaturgo della Galilea. Si faceva chiamare Gesù il Nazareno, e fu crocefisso non ricordo per quale delitto. Ponzio, ti ricordi di quest’uomo?
Ponzio Pilato aggrottò le sopracciglia, si portò la mano alla fronte come chi vuole ritrovare un ricordo. Poi, dopo qualche istante di silenzio:
– Gesù? – mormorò – Gesù il Nazareno? No, non ricordo.

Leonardo Sciascia, che definisce questa novella di Anatole France “breve e perfetto racconto, uno dei più perfetti che il genere annoveri“, commenta così: “Tutto che è amore conduce al Cristo, al cristianesimo: e come Maria Maddalena ha seguito Cristo, così, seguendo l’amoroso ricordo di lei, Elio Lamia arriva a ricordare Cristo. Ed ecco dunque che lo scettico France, e il suo scettico apologo, si consegnano all’amore“.

Pubblicata nel 1902 con una tiratura limitata di 430 copie, la novella rimase poco conosciuta fino agli anni Venti quando, dopo il conferimento del Nobel, venne inclusa nella raccolta dell’opera omnia dello scrittore. Arrivò così all’attenzione del pubblico straniero, tra cui James Joyce.
Leonardo Sciascia la tradusse in italiano nel 1980 per la casa editrice siciliana Sellerio. Nel 2009 il libretto venne inserito in una collana speciale di 20 libri eccellenti per festeggiare i 40 anni della Sellerio.
Sciascia rintraccia gli Annali di Tacito e La guerra Giudaica di Flavio Giuseppe come fonti storiche che Anatole France utilizza per “l’orditura del racconto in quel che concerne i fatti della Giudea ricordati con astio e intolleranza da Ponzio Pilato, con giusto giudizio da Elio Lamia“.

Cecilia Barella

 

 

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