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Il Noir dagli occhi a mandorla

Giallo, noir, thriller, mistery. Prende vari nomi, soprattutto indica varie sfumature, ma è sempre lo stesso genere. E di padri ne ha veramente tanti, da Agatha Christe a Raymond Chandler, da John Grisham a Patricia Cornwell. Ma non tutti sanno che delle storie “nere” esiste anche una versione con gli occhi a mandorla. Ebbene, sì, il Giappone vanta una lunga tradizione nel genere, tanto che fin dall’inizio del secolo scorso si potevano leggere le avventure di detective nipponici. Da qualche tempo, alcuni di questi libri sono disponibili anche in italiano e il 2009 si annuncia un anno ricco di novità in questo campo.
Proviamo a fare una panoramica del noir giapponese.

SHERLOCK HOLMES nipponico
Il capostipite dei giallisti nipponici è Edogawa Ranpo. Scrittore e critico letterario, il suo vero nome era Taro Hirai (1894-1965). Il “tantei shôsetsu”, come era chiamata la narrativa poliziesca, è stato in Giappone oggetto di discriminazione da parte degli esponenti della letteratura dominante che la ritenevano un genere secondario e destinato al puro intrattenimento. Inoltre, fino al 1923, anno di esordio di Ranpo, il poliziesco giapponese si era sviluppato esclusivamente come copia di modelli occidentali. Anche Edogawa era un grande ammiratore dei giallisti occidentali, da Maurice Leblanc e Sir Arthur Conan Doyle e soprattutto Edgar Allan Poe, da cui trasse lo pseudonimo che lo rese famoso: “Edogawa Ranpo” è infatti la trasposizione fonetica del nome dello scrittore statunitense.
Autore di numerosi romanzi e racconti gialli (in Italia sono arrivati “Il mostro cieco” e “La belva nell’ombra”), inserì nel genere una nota di cupezza venata di erotismo, che in seguito verrà denominata “ero-guro” (erotico-grottesca). La sua è una scrittura fatta di ossessioni e manie, sapientemente coniugate con l’uso della deduzione logica e caratterizzata da un concetto estetizzante del crimine e da atmosfere ossessive e morbose. Sono proprio queste atmosfere che hanno fatto dei libri di Ranpo lo spunto ideale del cinema: ben trenta film sono stati tratti dalle sue opere. Protagonista di molte delle storie di Ranpo è il famoso personaggio di Akechi Kogoro, il suo Sherlock Holmes, che unisce una ferrea capacità deduttiva a una natura di eroe positivo e tenace. Lo scrittore è noto in occidente anche per l’omaggio che gli è tributato nel manga “Detective Conan”, dove il protagonista usa il suo nome per nascondere la sua vera identità.

Dietro il delitto, l’uomo
Se Edogawa Ranpo è l’Edgar Allan Poe nipponico, Matsumoto Seichō può essere considerato il Simenon del Sol Levante. Nome d’arte di Kiyoharu Matsumoto (1909-1992), Matsumoto ha rivoluzionato la letteratura gialla giapponese, impregnata a quel tempo di elementi fantastici, iniziando dal 1955 a pubblicare racconti dalla forte connotazione realistica, spesso a sfondo sociale. Per questo lo chiamarono “Gran Maestro del giallo sociale” (“Syakaiha Suirishousetsu” in giapponese). Vincitore del premio Akutagawa (premio in onore dello scrittore e poeta Akutagawa Ryūnosuke) e di quello del Club degli scrittori polizieschi per una sua antologia. Nel 1957 la rivista Tabi pubblicò a puntate il romanzo La morte è in orario, il romanzo che lo consacrò come miglior scrittore di romanzi polizieschi del Giappone. Con diversi milioni di copie vendute, ottenne un successo leggendario e la sua riedizione ne fece uno dei maggiori bestseller del dopoguerra.
Le tematiche dei suoi gialli affondano spesso le radici nei problemi sociali giapponesi, il tutto unito a una predilezione per l’indagine strettamente logica e intuitiva. In “La morte è in orario” incriminata, e condannata, è la società giapponese, con la sua corruzione: una minuziosa inchiesta iniziata da un anziano ispettore in provincia, Torigai Jutaro e continuata nella capitale dal giovane e promettente commissario Mihara Kiichi, arriva a sciogliere il nodo di questo mistero lasciando aperte le ferite di una società che, in barba a rigide convenzioni, e alla cosiddetta lealtà per il datore di lavoro e le istituzioni, si macera nella profonda e ineluttabile cancrena della corruzione.
La produzione di Matsumoto Seichō vanta più di 300 romanzi, oltre a molti racconti, da cui sono stati tratti 19 film. In Italia sono usciti solo tre dei suoi romanzi, purtroppo esauriti, nella collana “Il Giallo Mondadori”: “La morte è in orario”, “Come sabbia tra le dita” e “Il palazzo dei matrimoni”.

Omicidi con i tacchi a spillo
Non sono solo gli uomini in Giappone a scrivere noir. Le donne sono sia scrittrici che protagoniste delle storie nere. Donne qualsiasi che amano e uccidono, come in Le quattro casalinghe di Tokyo, donne che sono prostitute che ugualmente amano e vengono uccise come in Grotesque. È questo l’universo letterario di Kirino Natsuo, nata nel 1951 a Kanazawa, capace di incollare alla lettura dei suoi romanzi anche chi i thriller non li ama e di descrivere un Giappone diverso da quello cui siamo abituati. Perché è una giallista dell’anima, di gialli al femminile che subito si tingono di rosso scarlatto, il colore della passione e del sangue. In trame perfette, dove l’azione è trainata dai desideri, dalle pulsioni sessuali e di trasgressione delle protagoniste. È un tratto comune a molte scrittrici giapponesi: il modo di trattare l’eros, da sempre originale, diverso dalla letteratura femminile occidentale, raffinato eppure esplicito. Le scrittrici giapponesi sono distanti dal concetto dell’amore romantico prevalente in Occidente. Le scrittrici raccontano tutto questo con grande libertà, aiutate dal fatto che nella cultura del Giappone il sesso mai, neppure in passato, è stato visto come qualcosa di peccaminoso o di sporco, concetto invece tipico di certa cultura cristiana.
Kirino, nel 1993, si è aggiudicata il premio Edogawa Ranpo con il romanzo Pioggia sul viso, la vicenda di una giovane detective che risolve da sola la storia di un ingente furto e di un’inquietante scomparsa. Con Le quattro casalinghe di Tokyo (Neri Pozza, 2003, 2008) ha raggiunto il successo internazionale e ha vinto il prestigioso premio dell’Associazione giapponese degli autori di romanzi polizieschi. Con Morbide guance (Neri Pozza 2004) ha vinto il premio Naoki e con Grotesque (sempre da Neri Pozza, 2008) si è definitivamente affermata come una delle scrittrici più importanti della letteratura giapponese contemporanea.

YAKUZA, pallottole e violena
Attuale signore indiscusso del genere noir e hard-boiled è Kitakata Kenzo (classe 1947), praticamente sconosciuto in Italia. Ma in patria, nessuno dei suoi oltre cento racconti è andato fuori catalogo. Merita notare come in Giappone sono moltissimi gli scrittori più o meno noti che pubblicano i loro romanzi a puntate su riviste o quotidiani (in Italia sistema ora completamente scomparso) e, una volta conclusi, raccolti in volumi che spesso hanno un’alta tiratura. In questo modo, popolarissima è stata la versione di Kitakata dei “I briganti”, un racconto cinese del Seicento, pubblicato a puntate su Shosetsu Subaru dal 1999, e poi man mano raccolta in un totale di diciannove volumi.
Proprio in questi giorni è uscito in Italia il primo libro tradotto di Kitakata, “The Cage”, reso con “Tokyo noir” per i tipi della Newton Compton. Takino Kazuya ha una vita modesta e tranquilla. È sposato con Yukie e gestisce un piccolo supermarket a Tokyo. A sconvolgere la pace apparente delle sue giornate interviene la Yakuza, che vuol farlo fuori. Alla violenza Kazuya deve rispondere con la violenza, lasciando esplodere tutta la rabbia che lo consuma dentro. Risucchiato improvvisamente nel mondo sotterraneo della mafia giapponese, Takino scoprirà che in fondo questo gioco lo affascina. Il mondo sotterraneo della Yakuza è il centro dell’interesse dello scrittore, che ha rivoluzionato il genere noir nipponico. La prima opera tradotta in inglese, “Ashes”, è considerata il suo capolavoro: è un brillante ritratto di un membro della mafia giapponese, irritabile, fazioso, di mezza età. Tanaka, una volta considerato l’erede del boss della sua banda, è caduto in disgrazia ed è a capo di una delle fazioni interne. Tanaka, però, non è il tipico gangster che ci si aspetta. Non è un ossesso di automobili, belle donne o orologi. È soprattutto un mafioso umano, convicente e pieno di esitazioni, l’occasione per l’autore per approfondire la memoria e l’ambizione dell’animo umano.
Kitakata è il destinatario di innumerevoli premi letterali per non parlare dei moltissimi film tratti dai suoi libri. Ha vinto il premio dell’Associazione giapponese degli autori di romanzi d’avventura (1982), il premio Yoshikawa Eiji (1983), il prestigioso premio dell’Associazione giapponese degli autori di romanzi polizieschi (1983, per “The Cage”), il Premio Bungei (1985) e quello Shiba Ryotaro (2005).

Roberto Arduini

 

Consigli di lettura
Edogawa Ranpo, “La belva nell”ombra”, Marsilio (2002 – € 11,00)
Edogawa Ranpo, “Il mostro cieco”, Marcos y Marcos (1994 – € 8,26)
Kirino Natsuo “Le quattro casalinghe di Tokyo” (Neri Pozza, 2003, 2008 – € 14,00)
Kirino Natsuo “Morbide guance” (Neri Pozza 2004 – € 18,00)
Kirino Natsuo “Grotesque” (sempre da Neri Pozza, 2008 – € 22,00)
Kitakata Kenzo, “Tokyo noir”, Newton Compton (2009 – € 9,90)

Per approfondire
– M.T. Orsi, “Dal giudice infallibile al detective «senza qualità»” e G. Canova, “Edogawa Ranpo: la vita, le opere” in Edogawa Ranpo , “La belva nell”ombra”, Marsilio (Venezia, 1992), p. 9-45;
– M. Kamada, “The Awkward Writer: Opinions About and the Influence of Matsumoto Seichō”, The Japan Interpreter 12, no.2, 1978, p. 149-170;
M.T. Orsi, “Gli antecedenti del racconto poliziesco in Giappone e l”innesto del mystery occidentale”, Il Giappone XVI (1976), p. 65-83;

Siti web
– Sito di Natsuo Kirino: http://www.kirino-natsuo.com/
– Scheda dell’editore su Kirino: www.neripozza.it/autori.php?lett=K&id_aut=6
– L’editore inglese di Kitakata: http://www.vertical-inc.com/books/cage.html

 

L’articolo è apparso originariamente su “La Compagnia del Libro” – TV2000 nel 2009

 

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