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Cappuccetto Rosso in Tirolo

Cappuccetto_RossoUna rara versione popolare della fiaba da sempre considerata letteraria, e il suo percorso dalla Francia al nord Italia.

C’era una volta una madre che aveva una figlioletta di nome Cattarinetta. Un giorno volle preparare una torta, così mandò la bambina a prendere una teglia in prestito dalla zia, che era una strega malefica. La zia diede la teglia a Cattarinetta dicendole “Non dimenticare di portarmi un pezzo di torta”. Non appena la torta fu sfornata, la mamma ne tagliò un pezzo e lo mise nella teglia che la bambina doveva riportare alla zia. La fetta di torta la tentava molto, e lungo la strada lo sbocconcellò una briciola dopo l’altra, finché nella teglia non ne rimase più. Era terrorizzata all’idea della zia, allora pensò ad un trucchetto. Raccolse una cacca di mucca dal sentiero e la mise nella teglia, così che sembrasse un pezzo di torta con la crosta brunita. “Mi hai riportato la teglia con una fetta di torta?” chiese la zia quando giunse Cattarinetta. “Sì” rispose la ragazzina, posò la teglia e scappò via. Cattarinetta tornò a casa e quando si fece sera andò a dormire. Poco dopo, all’improvviso, sentì la voce della zia che la chiamava: “Cattarinetta, sto arrivando, sono già alla porta!”. La ragazzina scivolò sotto le coperte ma, a brevi intervalli, la voce continuava a chiamarla. “Cattarinetta, sto arrivando. Sono già sulle scale!” “Cattarinetta, sto arrivando. Sono già davanti alla tua camera” “Cattarinetta, sto arrivando. Sono già accanto al letto” E gnam! La ingoiò in un sol boccone.
“Cattarinetta”, pubblicata per la prima volta qui in italiano, è la variante sudtirolese di Cappuccetto Rosso, riportata da Christian Schneller nel 1867 nella raccolta Märchen und Sagen aus Wälschtirol.
Vero è che Cattarinetta ricorda Hansel e Gretel, o Pollicino, perché la bambina viene mangiata da una sorta di orchessa. E di fatto anche Bruno Bettelheim, quando tratta Cappuccetto Rosso, richiama Hansel e Gretel perché le due fiabe si rivolgono bambini di età diverse (H. e G. ai più piccoli, C.R. ai più grandicelli, in particolare alle bambine) ma con un argomento in comune: la disubbidienza. Ma nella classificazione standard delle fiabe di Aarne-Thompson, Cattarinetta è del tipo AT333A, come Cappuccetto Rosso (tipo AT333).
Cappuccetto Rosso è una fiaba di educazione delle bambine: parla dello sviluppo e dei pericoli cui possono, di conseguenza, andare incontro. Quindi i temi sono due: la disubbidienza e la scoperta del rapporto con l’altro sesso. Nel corso del tempo, a seconda delle versioni, ha prevalso ora l’uno ora l’altro.
Si tratta di una fiaba molto commentata e dibattuta, a cominciare dalla sua stessa storicità. Fino a poco tempo fa, molti studiosi ritenevano che Cappuccetto Rosso fosse una fiaba di origine letteraria, non popolare. La prima versione scritta è quella francese di Charles Perrault nel 1697; quella dei fratelli Grimm è del 1812, poco più di un secolo dopo. Le due versioni si differenziano soprattutto per il finale: in Perrault la storia si conclude quando il lupo divora la bambina; i Grimm aggiungono il cacciatore che salva sia la nonna che la bambina finite nella pancia del lupo (elemento derivato dall’opera teatrale di Tieck del 1800); inoltre, quando Cappuccetto Rosso incontra un secondo lupo, riuscirà ad avere la meglio seguendo il consiglio della nonna. Alle due versioni corrisponde l’accento dei Grimm sul tema della disubbidienza, e quello di Perrault sui pericoli della pubertà.
La fiaba, dunque, si sarebbe diffusa grazie alla sua fama letteraria. Sappiamo che gli stessi Grimm la conobbero grazie alla signora Marie Hassenpflung, che aveva origini ugonotte (francesi). E francesi, all’epoca in Germania, erano molte domestiche e governanti.
In Italia, forse non è un caso che la fiaba si sia diffusa a nord, dove sono vicini i confini francesi e germanici, come osserva Italo Calvino, che nella sua raccolta “Fiabe italiane” (1956) riporta la versione più meridionale, quella abruzzese.
Negli ultimi anni, però, è stata data maggiore attenzione all’origine orale della fiaba e alla ricerca in questa direzione. Perrault si rifece a una fiaba contadina – che come tutte le fiabe originarie era molto più cruda e scabrosa di quella letteraria. Ma la prima notizia che abbiamo di una bambina con una mantellina col cappuccio rosso è nel 1023, in una fiaba in latino di Egberto di Liegi nella sua raccolta “Fecunda ratis”. Qui la bambina viene salvata addirittura dai cuccioli di lupo che invece di mangiarla si mettono a giocare con lei.
Secondo gli studiosi Ton Dekker e Theo Meder (del prestigioso Meertens Instituut di Amsterdam), il gruppo più numeroso di versioni orali di questa fiaba è quello francese e italiano. In Cattarinetta (Tirolo italiano) non c’è un lupo ma una sorta di strega, o di orchessa, come nella versione abruzzese trascritta da Antonio Di Nino nel 1883 (con il titolo “L’orca”) e riportata da Calvino (col titolo “La finta nonna”). In effetti questo elemento è molto più vicino alla fiaba popolare francese (“Il racconto della nonna”) e, paradossalmente, è più verosimile nel contesto del racconto. Infatti, come rilevano le studiose Marina Warner e Terry Windling, è piuttosto strano che la nonna – una donna anziana e poco autosufficiente – viva tanto lontano dalla famiglia e nel mezzo di un’area tanto selvaggia rispetto alla comunità civile: il bosco. Mentre questo era il luogo dove in genere si trovavano erboristi, presunte streghe e persone comunque ai margini della società.
Alla luce di quanto detto, si può comprendere perché questa fiaba sia stata oggetto di tante riscritture in epoca moderna, valga su tutti l’esempio di La compagnia dei lupi (1979) della scrittrice inglese Angela Carter, che nella sua interpretazione moderna e psicoanalitica si avvicina molto allo spirito originario di questa fiaba.
Cecilia Barella

Bibliografia

La fiaba “Cattarinetta” si trova in:
Christian Schneller “Märchen und Sagen aus Wälschtirol” Innsbruck 1867

Su Cappuccetto Rosso:
Bruno Bettelheim Il mondo incantato ed. Feltrinelli 2003
Italo Calvino Fiabe italiane ed. Mondadori 1991
T. Dekker, J. van der Kooi, T. Meder Dizionario delle fiabe e delle favole ed. Bruno Mondadori 2001
Terri Windling “The Path of Needles or Pins: Little Red Riding Hood” 2004, in
http://www.endicott-studio.com/rdrm/rrPathNeedles.html

Su “Fecunda ratis” di Egberto di Liegi:
Jan M. Ziolkowski Fairy Tales from before Fairy Tales. The Medieval Latin Past of Wonderful Lies , University of Michigan Press 2007

Il racconto “La compagnia dei lupi” si trova in:
Angela Carter La camera di sangue ed. Corbaccio 2005

 

L’articolo è apparso originariamente su La Compagnia del Libro – TV2000 nel gennaio 2012

 
su Cappuccetto Rosso leggi anche Roberto Innocenti e Cappuccetto Rosso a Torino
 

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