In-Folio

Home » Fiabe » Alice e le altre

Alice e le altre

aliceE’ arrivata in questi giorni nella sale l’attesissima trasposizione cinematografica di Tim Burton di “Alice nel paese delle meraviglie” che Lewis Carroll scrisse nel 1865. L’incontro tra il precursore del fantastico modernista e il regista di favole sarcasticamente gotiche era attesissimo, e come prevedibile il libro è risalito nelle classifiche di vendita di tutto il mondo, e il catalogo del merchandising è ricco e pubblicizzato come poche altre volte, e altrettanto ricercato e imitato – su Youtube si trovano anche lezioni di trucco in stile Burton.
Se per alcuni aspetti Tim Burton sembra ripartire dall’immaginario popolare (Alice è bionda ancora una volta, anche se conosciamo fin troppo bene le foto che l’autore scattava alla piccola Alice Liddell che era castana), per il resto egli vuole dare ad Alice e al mondo del sottosuolo la sua impronta, vagamente cupa e malinconica – del resto non è che la fantasia di Carroll fosse del tutto limpida e serena. Ma non entriamo nel merito del rigore filologico del fantasmagorico regista rispetto al libro, a cui del resto non è tenuto; invece ripercorriamo attraverso brevi istantanee l’avventura di Alice lunga 145 anni.

Innanzitutto “Alice nel paese delle meraviglie” non è una favola in senso stretto, come non lo sono altri grandi classici inglesi della letteratura per ragazzi scritti tra l’epoca vittoriana (seconda metà dell’Ottocento) e l’epoca edoardiana (inizio del Novecento): penso a “Peter Pan” di James M. Barrie del 1904, o al “Giardino segreto” di Frances Hodgson Burnett del 1910, solo per fare alcuni esempi.
Si tratta di opere letterarie di fantasia che della fiaba non hanno né il linguaggio né la struttura narrativa ma, diversamente da quanto può sembrarci oggi, sono stati libri fortemente innovativi. Peter Pan, ad esempio, contiene un’accentuata critica alla società dell’epoca, perbenista, conformista anche nell’educazione dei bambini. Anche Alice contiene scene di satira sociale ma il matematico Charles Dodgson (questo il vero nome dell’autore) è più concentrato sul linguaggio e sull’immaginario del suo mondo alla rovescia. Virginia Woolf scriveva: “Le due Alice [A. nel paese delle meraviglie, e Attraverso lo specchio, NdT] non sono libri per bambini; sono gli unici libri in cui noi stessi diventiamo bambini” (come dire, possiamo liberamente regredire).
Non è un caso che la Woolf apprezzi questo libro, che anticipa e influenza la letteratura modernista del primo dopoguerra proprio per il ruolo di primo piano che dà alle parole nel determinare la storia e i rapporti tra i personaggi (pensiamo ai dialoghi tra Alice e gli altri personaggi e ai continui rischi di malintesi con ciò che ne consegue), per l’abdicazione alla sequenza lineare e sequenziale degli eventi, e l’abdicazione ad una morale.
Quello che hanno in comune tutte le opere citate è raccontare storie su bambini dalla parte dei bambini, ovvero dando loro una dignità di persone – missione intrapresa da Charles Dickens e alla quale aveva dedicato buona parte della sua produzione letteraria.
In quanto bambina, inoltre, Alice è la fortunata erede di una serie di personaggi femminili delle letteratura ottocentesca attraverso i quali scrittrici come le sorelle Bronte, George Eliot e altre avevano delineato un nuovo modello femminile, lampante in “Jane Eyre”, la quale lavora, sceglie chi sposare, insomma è relativamente emancipata.
Il poeta e critico WH Auden scriveva di Alice: “Superata l’infanzia Alice sa cosa è l’autocontrollo, ha acquisito il senso della propria identità e sa formulare i propri pensieri in maniera logica, senza per questo abbandonare l’immaginazione” (New York Times Magazine del luglio 1962).
Alice insomma è una bambina sveglia, in gamba, molto intraprendente, e altre seguiranno i suoi passi lungo questa genia letteraria al femminile – una delle più celebri è Pippi Calzelunghe.
La nuova Alice di Tim Burton invece non è più una bambina ma poco più che un’adolescente, una scelta del regista per farne un personaggio più cosciente, sembra. Del resto, ai nostri giorni, la consapevolezza di cui parla Auden, il passaggio dell’infanzia all’adolescenza (per non parlare dall’adolescenza all’età adulta) è spostato un po’ più avanti negli anni. Non dovrebbe sorprendere, né scandalizzare, se la scelta di Tim Burton fosse in parte dettata dal marketing, che oggi mira agli adolescenti come target preferito in diversi filoni commerciali: dalla musica all’abbigliamento, dall’elettronica all’editoria.

Come molti protagonisti di opere che sono diventate classici, nel tempo Alice si è staccata stacca dal libro in cui è venuta al mondo ed è diventata una figura emblematica, come Ulisse, o Dante.
Il nome Alice evoca la ragazzina innocente e intelligente, stupita e coraggiosa allo stesso tempo, la bambina e basta. Così Alice è entrata nella cultura pop del ventesimo secolo attraverso molti specchi che hanno riflesso la sua immagine: dai cartoni animati alla musica, dai personaggi che da lei discendono in qualche modo (Coraline di Neil Gaiman) a quelli si chiamano Alice come omaggio ed evocazione (la protagonista di “Alice nelle città” di Wim Wenders).
La musica pop rock si è appropriata di Alice sin dagli anni Sessanta quando il suo mondo alla rovescia era particolarmente attraente (Beatles, Jefferson Airplane). Recentemente, nel 2004, la cantante italoamericana Gwen Stefani ha indossato i panni barocchi di un’Alice disegnata dall’eccentrico stilista John Galliano, nel video “What you waiting for?”. Il brano è idealmente dedicato alle sue fan giapponesi, che nomina nel testo e mette in scena nel video, le ragazze Harajuku. Si tratta di un fenomeno della cultura giovanile nipponica, prendono il nome da una strada di Tokyo che inizialmente era il loro ritrovo, e si caratterizzano per l’abbigliamento curato nei dettagli, molto artificioso – al limite del travestimento o del costume teatrale, almeno agli occhi occidentali – ispirato spesso a personaggi di finzione; su internet si trovano ad esempio intere gallerie di ragazze Harajuku un stile Alice. In Giappone del resto è nato un altro fenomeno, quello del cos play, ovvero “costume + play”, un vero e proprio travestimento ispirato inizialmente ai personaggi manga (implica quasi un gioco di ruolo) poi dilagato in tutto il mondo soprattutto sulla scia di grandi produzioni cinematografiche come Guerre Stellari o Il Signore degli Anelli.
Alice fa appello al gusto giapponese per almeno due motivi: rappresenta la ragazzina al limite tra infanzia e adolescente – un personaggio tanto ricorrente in manga e anime – ed è sospesa tra una dimensione fantastica e una storica. E’ un dato di fatto che l’animazione giapponese d’autore, e su tutti Hayao Miyazaki, abbia una predilezione per il romanzo occidentale di ambientazione storica, tanto che in alcuni casi ha riportato al grande pubblico storie che, almeno a livello internazionale, erano meno note alla massa – ne sono esempi Heidi e Il Castello Errante di Howl.
A confermare che Alice si trova a proprio agio nella cultura pop contemporanea, insieme al film di Tim Burton esce un cd intitolato “Almost Alice” che raduna i musicisti pop rock più acclamati dal pubblico giovanile degli ultimi anni, da Avril Lavigne ai Tokio Hotel.

Cecilia Barella

Bibliografia

Sulla letteratura vittoriana per ragazzi
– Laura Tosi La fiaba letteraria inglese. Metamorfosi di un genere ed. Marsilio 2007
– Laura Tosi Draghi e principesse. Fiabe impertinenti dell’800 inglese ed. Marsilio 2003

Analisi della cultura pop giapponese
Con gli occhi a mandorla. Sguardo sul Giappone dei cartoon e dei fumetti (a cura di) Roberta ponticello e Susanna Scrivo, ed. Tunué 2007

Percorsi di lettura sui temi di Alice
Storie dell’Altroquando. Esplorazioni oltre I confine della realtà (a cura di) Hamelin Associazione Culturale, 2003

 

L’articolo è apparso originariamente su La Compagnia del Libro – TV2000, nel marzo 2010

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: