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I Prati Chiari di Tolstoj

Cento anni fa, nel novembre 1910, moriva lo scrittore russo Lev Tolstoj. Ha lasciato in eredità opere letterarie tra le più importanti della letteratura mondiale, non solo russa. E, a 180 km da Mosca, ha lasciato quello che, citando Tolkien, potremmo definire “l’ultimo rifugio accogliente”, un’isola verde messa a dura prova dall’industrializzazione: Jasnaja Poljana, la sua casa. Jasnaja Poljana, che significa “prati chiari”, era la tenuta della nobile famiglia Tolstoj, e di fatto fu più di una casa (oppure, fu proprio ciò che una casa dovrebbe essere), fu la fucina delle idee narrative e delle idee sulla vita, che si concretizzarono, ad esempio, in sperimentazioni agrarie e nella creazione di una scuola innovativa per i figli dei contadini. Tolstoj la apri nel 1859 in uno degli edifici della tenuta, e fino al 1862 fu egli stesso maestro dei circa 70 bambini di Jasnaja Poljana; quell’anno pubblicò anche una rivista di pedagogia alla quale diede il nome della tenuta. Fu talmente arricchito da quella esperienza che nel 1863 tornò a scrivere iniziando il romanzo che sarebbe divenuto “Guerra e Pace” – ma non smise mai di lavorare a racconti e fiabe destinati all’abecedario e alla lettura scolastica.

Jasnaja Poljana è sopravvissuta a Tolstoj, e anche alla rivoluzione, poi a devastanti incendi, e ai danni dell’inquinamento industriale incontrollato. Dopo il marzo 1917, la tenuta divenne proprietà dello Stato, ma grazie all’impegno che subito dopo la morte dello scrittore vi profusero sua moglie Sofia e sua figlia Alexandra, dal 1928 è un museo dove ancora oggi i visitatori trovano l’aspetto che la casa aveva nel 1910.
Jasnaja Poljana è sopravvissuta anche all’odio del nazismo. Dagli atti del processo di Norimberga (in particolare Vol 1, Norimberga 1947, pag. 27-28, 42-68, oggi facilmente reperibile nella rete internet) risultano i piani di distruzione del nazismo in Russia: chiese e monasteri, città e regioni (come l’Estonia) e luoghi di cultura particolarmente rappresentativi del popolo russo: tra i quali la casa di Pushkin, il museo di Tchaikovskj, e Jasnaja Poljana, compresa la tomba di Tolstoj.
Gli alberi di Jasnaja Poljana
Quando l’uomo nasce è flessibile e dobole: quando è rigido e forte, muore. Quando gli alberi nascono, sono flessibili e teneri: quando sono secchi e duri, muoiono. La rigidità e la forza sono compagne della morte. La morbidezza e la debolezza sono compagne della vita”.
Tolstoj scrisse queste parole osservando i frassini che lui stesso aveva piantato. Amava gli alberi, e la storia degli alberi di Jasnaja Poljana riassume la storia del luogo e anche molti tratti della vita interiore dello scrittore.
La tenuta di Jasnaja Poljana è piuttosto grande, quindi il paesaggio al suo interno è composito: stagni, boschi, prati e frutteti. Tolstoj ereditò il suo amore per la natura dalla madre Maria, che, tra le altre cose, si occupò personalmente di fare l’inventario dei frutteti. I meli erano particolarmente numerosi, e di specie diverse (se ne classificano oltre 34). Nel 1863, poco dopo il matrimonio, Tolstoj proseguì l’opera di sua madre, e non sorprende che i meli fossero tra i suoi alberi preferiti. In una lettera, parlando del matrimonio, si paragona a un melo scrivendo: “Mi sento come un melo che prima cresceva con tutti i suoi rami in su e da tutte le parti e che adesso la vita ha potato, ha svettato, ha legato e ha puntellato affinché non dia fastidio agli altri, affinché metta le proprie radici e cresca dritto”. I meli di Jasnaja Poljana, oggi, rappresentano un archivio biologico di questo frutto.
Gli alberi di Jasnaja Poljana sono stati anche fonte di ispirazione per alcuni passi delle opere di Tolstoj, e sono stati ritratti nei romanzi stessi. Ad esempio, il viale d’ingresso verso la casa, un bellissimo viale di betulle, è descritto in “Guerra e Pace”, e in una lettera a Sofia, Tolstoj ne parla così: “Il tremolio delle betulle lungo il viale, è esattamente come sessant’anni fa, quando ho notato questa bellezza per la prima volta e me ne sono innamorato”.
Sempre di betulle è la panchina che Tolstoj si fece costruire e sistemare nel boschetto di abeti dove amava sostare dopo le lunghe passeggiate abituali.
Mentre gran parte dei suoi familiari sono sepolti nel cimitero della chiesa di San Nicola, a circa 2,5 km da Jasnaja Poljana, Tolstoj volle essere sepolto in uno dei boschetti all’interno della tenuta, nella terra, ricoperto da un tumulo di ramoscelli intrecciati che ancora oggi individua il luogo.
Cecilia Barella
Per saperne di più sulla vita della famiglia Tolstoj a Jasnaja Poljana:
Tatjana Tolstoj “Mio padre” ed. Ecig 2005, p. 92, euro 13,00
L’articolo è apparso originariamente  su “La Compagnia del Libro” – TV2000 nel novembre 2010
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